Umberto Bossi mi disse che ero uno stronzo perché avevo riempito la Lega, a Verona, di fascisti. Comunque mi sento più stronzo che fascista“. Lo ha detto Flavio Tosi, oggi deputato di Forza Italia, ma militante di lungo corso del Carroccio (e per due legislature sindaco di Verona) a Tagadà, su La7. “Ho sempre votato Lega fin dall’inizio, sono di destra e ho tanti amici nell’estrema destra. Dopodiché sul fascismo, è ovvio che ci sono giudizi negativissimi: come per le leggi razziali, sull’essere entrati in guerra con Hitler. Però altrettanto onestamente posso dire che Mussolini, prima di questi disastri, abbia fatto alcune risorse sociali all’avanguardia, come l’Inps e l’Iri”.

Tosi, tuttavia, sbaglia ad attribuire la riforma del sistema pensionistico a Mussolini. Il primo sistema di garanzie pensionistiche, infatti, è del 1895, governo Crispi. Tre anni dopo il governo Pelloux estenderà le coperture a una serie di categorie lavorative e fonderà il primo istituto antenato dell’Inps. Infine nel 1919, governo liberale di Vittorio Emanuele Orlando, il sistema viene “imposto a tutte le aziende come obbligatorio: da quel momento tutti i lavoratori italiani ebbero per diritto la pensione”. Il fascismo, quando prende il potere (e abolisce il ministero del Lavoro) decide di concentrare tutte le funzioni che hanno a che fare con il welfare sotto la Cassa Nazionale. E poi, nel 1933, fa una riforma imponente: cambia il nome all’istituto, che diventa Infps. Nel frattempo quel che fa davvero il fascismo per i lavoratori è, nel 1926, stabilire che potevano esistere solo sindacati fascisti e vietare lo sciopero e la serrata, mettendo sotto giogo in un colpo solo i lavoratori e gli imprenditori. L’Infps negli anni diventerà una macchina da stipendi, uno sfogatoio per le clientele e quindi un produttore di consenso. Ovviamente, l’ex sindaco di Verona dimentica di citare, al di là delle leggi razziali e dell’entrata in guerra, tutte le altre nefandezze compiute da Mussolini e dalla dittatura fascista come, per citarne solo alcune, la soppressione delle libertà individuali e collettive, la violenza politica, l’ampliamento del consenso elettorale a colpi di manganello, il delitto Matteotti.

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