Cultura

Musei, cambia la geografia della cultura in Italia. Il caso dei direttori “stranieri”: il ministero di Sangiuliano al lavoro sui bandi dei concorsi

Tra febbraio e marzo le nuove nomine. Ipotesi di "paletti" alle ricandidature. Sullo sfondo la sfida per tornare ai dati pre-Covid. Gli enti più importanti si sono ripresi dalla batosta, ma ancora non totalmente: ecco i dati

di Marco Ferri

In Italia sta per cambiare la geografia dei vertici territoriali dei beni culturali, in particolare dei musei autonomi, creati in seguito alla riforma voluta dall’ex ministro della Cultura, Dario Franceschini. Sono infatti ben 14 i musei (o piccoli poli museali) che entro l’anno cambieranno il dirigente: alcuni di essi – come le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo di Capodimonte e la Pinacoteca di Brera – sono di prima fascia, guadagnano di più e sono nominati direttamente al ministro; gli altri dirigenti di seconda fascia (cioè Gallerie Estensi di Ferrara e Modena, Musei del Bargello e della Galleria dell’Accademia di Firenze, Gallerie nazionali di arte antica di Roma, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, Musei reali di Torino, Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia, Museo archeologico nazionale di Taranto, Parco archeologico Appia Antica di Roma e Museo nazionale d’Abruzzo) percepiscono emolumenti inferiori e rispondono al direttore generale dei musei. Tutti comunque sono alla fine del secondo mandato e dovranno lasciare le proprie scrivanie.

Pare certo che, come avvenne otto anni fa, entro la fine di febbraio o all’inizio di marzo sarà pronto il nuovo bando di concorso che darà il via al percorso che, prevedibilmente tra novembre e dicembre, giungerà al traguardo con le nomine dei nuovi dirigenti. E qui si apre uno scenario che nel 2015 fu sottovalutato: si tratterà di un bando che ammetterà o no la partecipazione di concorrenti dall’estero? Il ministro Sangiuliano sul tema ha puntualizzato un paio di mesi fa di non avere “pregiudizi” nei confronti dei direttori stranieri, ma che “non deve diventare un provincialismo al contrario. “Credo che l’Italia sia un Paese che ha eccellenze universitarie in grado di darci dei manager della cultura – ha detto il ministro a dicembre – Ma nessun sovranismo culturale, comunque”. Attualmente le nove istituzioni culturali più importanti (e quindi anche più ambiti, anche per appeal e potere mediatico) sono tutte dirette da stranieri. Tra queste i due musei che da più di un decennio risultano i più visitati d’Italia, gli Uffizi e la Galleria dell’Accademia, che dal 2015 sono guidati dallo storico dell’arte Eike Schmidt e dalla storica Cecilie Hollberg, entrambi tedeschi.

Il bando per i nuovi direttori dei musei autonomi è in via di definizione nell’ufficio legislativo del ministero, ma per il momento non sono prevedibili “divieti” alla partecipazione di concorrenti esteri; semmai tra gli addetti ai lavori si dà credito ad alcune voci che indicano la possibilità di porre qualche paletto ai direttori uscenti, nel caso volessero ripresentarsi in concorso. Nello specifico sarebbe di fatto impedito loro non tanto di partecipare al bando, quanto di indicare come preferenza il museo che hanno appena lasciato. Per una simile regola d’ingaggio occorrono ferree certezze normative, per cui gli uomini di legge del Collegio Romano sono al lavoro.

Quali risultati hanno ottenuto i musei che stanno per cambiare dirigente? Qualche giorno fa sul Sole24ore sono stati messi a confronto ingressi e introiti del 2022 con quelli dell’anno precedente, quando ancora gli effetti della pandemia si facevano sentire. Ovviamente si ottengono dei dati che non rispecchiano la realtà fino in fondo. Forse sarebbe più giusto confrontare i risultati dell’anno appena concluso con quelli del 2019, cioè l’ultimo pre-Covid, così magari qualche risultato che a prima vista potrebbe indurre a toni trionfalistici, si rivela per quello che è concretamente.

Cominciamo dagli Uffizi diretti da Schmidt: i 4.066.366 visitatori del 2022, sono ancora inferiori, se pur di poco, ai 4.391.861 del 2019; sempre a Firenze, la Galleria dell’Accademia (Hollberg) nel 2019 attrasse 1.704.776 visitatori mentre lo scorso anno sono stati 1.428. 639; ancora nel capoluogo toscano, i Musei del Bargello guidati da Paola D’Agostino, nel 2022 hanno ottenuto 432.308 visitatori, mentre nel 2019 raggiunsero quota 644.569. Il Museo Nazionale Archeologico di Napoli diretto da Paolo Giulierini ha chiuso il 2022 con 437.999 visitatori mentre nel 2019 erano stati 670.594; sempre nel capoluogo partenopeo il Museo di Capodimonte guidato dal francese Sylvain Bellenger ha ottenuto lo scorso anno 181.676 visitatori mentre nel 2019 erano stati 252.723.

La Pinacoteca di Brera, a Milano, che da otto anni vede al vertice il canadese James Bradburne, nel 2022 ha richiamato 397.082, ma nel 2019 furono 417.976. A Torino i Musei Reali diretti da Enrica Pagella nel 2022 hanno ottenuto 457.731 ingressi, poco meno dei 492.049 del 2019. Infine la Capitale: le Gallerie nazionali di arte antica, guidate da Flaminia Santori l’anno scorso hanno totalizzato 182.675 visitatori, poco più del 2019 (180.586).

In definitiva, quindi, i più importanti musei italiani si sono ripresi dalla batosta del Covid, ma ancora non totalmente. Rispetto al 2021, infatti l’anno scorso ingressi e introiti hanno avuto notevoli incrementi percentuali, in qualche caso anche a tre cifre, ma rispetto all’anno precedente alla pandemia solo le Gallerie nazionali di arte antica di Roma possono realmente cantar vittoria. Quindi non è tutto oro quel che luccica. Non resta che attendere la pubblicazione del bando di concorso per i nuovi dirigenti dei musei statali autonomi per capire se e come la Cultura “targata” Sangiuliano vorrà reagire alla sfida per la ripresa del settore. Intanto è consigliabile a tutti lavorare di gran lena, valorizzando al massimo il patrimonio culturale e umano a disposizione, e magari attendere dei “veri” successi prima di festeggiare.

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