A Milano, così come a Roma, i residenti non potranno ottenere lo stralcio delle multe (e degli altri tributi locali non pagati): i due comuni più grandi d’Italia, infatti, non hanno aderito alla “tregua fiscale” varata dal governo con la legge di Bilancio. Ma sono centinaia i sindaci che hanno deciso di non procedere con il condono, mantenendo quindi iscritti a bilancio i carichi ancora da riscuotere. Una scelta spesso obbligata, visto la situazione non certo florida di alcuni comuni. Del resto, già a dicembre il responsabile finanza locale di Anci, Andrea Ferri, stimava in 350 milioni di euro il buco potenziale per i bilanci comunali nel caso in cui, come era previsto nella prima versione della finanziaria, la cancellazione dei debiti fino a mille euro fosse stata automatica. Il rischio paventato era insomma quello che alcuni comuni finissero in default, mentre altri avrebbero visto comunque peggiorare il proprio equilibrio finanziario. Ecco perché molti non hanno aderito.

Ora, con l’avvicinarsi della scadenza del 31 gennaio 2023 entro la quale va comunicata la decisione, arrivano anche le delibere degli enti locali. A oggi, oltre Roma e Milano, hanno scelto di opporsi tantissimi comuni, tra cui Firenze, Bologna, Parma, Piacenza e Vicenza. Anche Terni, la seconda città più grande a guida leghista, ha deciso di non aderire alla rottamazione. Una scelta opposta a quella presa da Napoli. Nonostante un debito pari a 4 miliardi e 981 milioni al 31 dicembre 2021 e un disavanzo di 2,2 miliardi, il comune guidato da Gaetano Manfredi ha optato per cancellate le multe. Una partita che vale 400 milioni di euro di arretrati ormai inesigibili ma che servono a tenere in piedi, almeno in parte, il bilancio. Come detto, grazie a un emendamento alla legge di Bilancio, ai sindaci è stato conferito il potere di decidere dello stralcio o meno dei crediti di propria competenza. In particolare, si tratta dei carichi di importo residuo al primo gennaio 2023 pari al massimo a mille euro, affidati alla riscossione dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2015 dagli enti diversi dalle amministrazioni statali, dalle agenzie fiscali e dagli enti pubblici previdenziali: ovvero l’Imu e altri tributi locali. Per questi, la legge di Bilancio prevede la cancellazione soltanto degli interessi di mora e delle sanzioni, mentre lascia intatta l’imposta da pagare.

Tuttavia, le amministrazioni locali potranno opporsi, adottando entro il 31 gennaio 2023 una delibera da inviare all’Agenzia delle Entrate, in modo da evitare l’annullamento parziale (ovvero quello di interessi e sanzioni). Nel caso delle multe, che sono sanzioni, i sindaci potranno quindi decidere se cancellarle parzialmente (solo per la quota di interessi di mora) o totalmente. Nel complesso, i verbali che potranno venire stralciati sono circa 11 milioni, un quarto del totale degli arretrati (42 milioni). Sui 19 miliardi di crediti comunali affidati all’agente nazionale della riscossione e ancora da riscuotere, le multe valgono poco meno di 8 miliardi, ovvero oltre il 40%. La decisione del governo di procedere alla cancellazione delle mini cartelle, oltre che da ragioni elettorali, è stata dettata, almeno in parte, anche dalla scelta di smaltire il magazzino di crediti dell’Agenzia delle Entrate, dove sono registrati 19 milioni di italiani con debiti pendenti. Secondo lo stesso direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, risultano inesigibili 1.132 miliardi di euro di cartelle, delle quali un’ampia fetta è costituita da multe non pagate. A livello nazionale, infatti, ne viene riscosso solo il 45%, con percentuali molto variabili a seconda della città. Così, mentre a Milano il tasso di riscossione arriva al 55%, a Roma cala al 35,2% e a Napoli al 15,9%. Nel complesso, le multe rappresentano una fonte di introiti importantissima per i comuni. Ogni anno, infatti, portano nelle casse dei sindaci oltre un miliardo di euro (1.044 milioni nel 2021). Altri 1,4-1,5 miliardi, invece, sono le sanzioni comminate ma non incassate.

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