Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il “Respect for Marriage Act“, un disegno di legge che tutela le nozze omosessuali a livello federale, imponendo a tutti e cinquanta gli Stati di riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati negli Stati dove sono consentiti: un diritto già garantito sul piano giurisprudenziale dalla Corte Suprema con una sentenza del 2015, che però non era stato ancora trasformato in legge. Il provvedimento, già approvato dal Senato, è passato con 258 voti a favore e 169 contrari: 39 rappresentanti repubblicani hanno votato sì insieme ai democratici. Per entrare in vigore il testo attende la firma del presidente Joe Biden: “Gli Usa si preparano ad affermare una verità fondamentale, l’amore è amore, e gli americani hanno il diritto di sposare chi amano”, aveva affermato in una nota il capo della Casa subito dopo il voto in Senato, il 16 novembre scorso.

La svolta completa una rivoluzione culturale realizzata nell’arco di meno di tre decenni: nel 1996 infatti Bill Clinton firmava il Defense of Marriage Act, una legge che definiva il matrimonio come unione tra uomo e donna e autorizzava i singoli Stati a negare il riconoscimento (abolita dal testo appena approvato). La nuova legge proteggerà anche le unioni interrazziali (il riferimento è a “sesso, razza, etnia o origine nazionale”) ma non costringerà le amministrazioni a celebrare le nozze. Il Congresso aveva approvato una prima versione del provvedimento già a luglio, ma il testo è stato aggiornato nel passaggio in Senato per venire incontro ad alcune istanze dei repubblicani: un emendamento bipartisan ora mette in chiaro che la legge non si applica ai matrimoni poligami e che le organizzazioni religiose non dovranno fornire beni o servizi per la celebrazione di nozze “non tradizionali”.

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