“Ci ho pensato seriamente, ma credo che la soluzione migliore per il centrosinistra e per il civismo sia quella di cambiare schema. Di puntare sulle tante energie che ci sono sul territorio a partire dai sindaci, dagli assessori, dai consiglieri comunali, dall’associazionismo che hanno fatto, e stanno facendo, molto bene in tanti comuni lombardi”. Giuliano Pisapia annuncia al Corriere della sera che non sarà lui il candidato governatore della Lombardia per la coalizione di centrosinistra. Non è bastato il pressing portato avanti negli ultimi giorni da molti nomi di peso del Pd: “Desidero ringraziare le tantissime persone che mi hanno manifestato la loro stima e il loro affetto”, ma “nel mio impegno politico ho sempre pensato che non ci siano “salvatori della patria”, ma che i risultati migliori siano il frutto del lavoro unitario di una comunità”, dice l’ex sindaco di Milano, che nel 2011 sconfisse inaspettatamente Letizia Moratti, ora in corsa per la presidenza con il sostegno di Azione e Italia viva.

Un nuovo gran rifiuto, dopo quello di Carlo Cottarelli, che costringe la coalizione a ripartire da zero. Con l’incognita sul nome che paralizza anche le trattative su un’eventuale patto con il Movimento 5 Stelle. “Le forze progressiste e civiche devono tornare a essere una grande forza riformista come era in passato. Bisogna aprirsi, far entrare aria fresca, dare spazio a facce nuove, rifiutare la logica degli influencer”, è la ricetta di Pisapia. “Non bisogna avere paura delle primarie, le vittorie più belle le abbiamo ottenute dopo le primarie. La condizione fondamentale è che ci deve essere un programma condiviso e che tutti, ma veramente tutti, si impegnino per vincere le elezioni”, avverte.

E alla domanda sulla candidatura della sua ex avversaria risponde in modo netto: “Parla di Moratti candidata dalla destra al Quirinale al posto di Mattarella? O di quella che fino a pochi giorni fa trattava un posto da ministra nel governo Meloni? Forse doveva pensarci prima a dire che il centrodestra non andava bene”, attacca. L’operazione di Matteo Renzi e Carlo Calenda, per Pisapia, è stata “legittima ma anche spregiudicata. Pensare di imporre una candidata di destra, che non sarebbe votata dalla gran parte dell’elettorato di centrosinistra, è stato
sbagliato e controproducente. Anche perché ci si dimentica che, fino a pochi giorni fa, voleva a tutti i costi essere la candidata della Lega e di FdI”. E se la appoggiasse persino il Pd? “Se poi perdesse, il risultato sarebbe di imbarcarsi nella più grande operazione suicida della sua storia. E che vittoria sarebbe? La vittoria di un programma su scuola, trasporti e sanità opposto a tutte le convinzioni della nostra comunità”.

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