In una giornata festivaliera che accorpa due film sui reduci di guerra, la sorpresa è che il filmone di giornata alla 17ma Festa del Cinema di Roma, ovvero Amsterdam di David O’Russell con un cast hollywoodiano stellare, è qualitativamente surclassato dal bel documentario di Alex Infascelli, Kill Me If You Can. Certo, nessuno ha mai messo in dubbio il talento del regista romano, specie nei suoi ritratti-documentari – dall’autista di Kubrick alla fenomenologia di Totti – , ma quest’ultimo lavoro appare ancor più elaborato in termini di regia perché il soggetto inquadrato è un personaggio di per sé sfuggente, divenuto famoso ma non popolarissimo in un certo periodo, straordinario eroe o anti-eroe per caso come nelle migliori narrazioni classiche. Dunque il “piccolo” (si fa per dire, naturalmente) documentario italiano che supera il blockbuster USA laddove al centro – si diceva – viene affrontata una simile tematica: identità e problematiche dei reduci di guerra. Nel caso del testo di Infascelli si tratta dell’italo-americano Raffaele Minichiello, già Marine in Vietnam, invece in Amsterdam i protagonisti sono tre reduci della I Guerra Mondiale: due militari e una crocerossina. Ma le similitudini, evidentemente, si fermano qui.

Partendo dunque dal migliore in programma, Kill Me If You Can si ispira liberamente al libro biografico “Il Marine. Storia di Raffaele Minichiello” di Pier Luigi Vercesi sulla a dir poco avventurosa esistenza dell’irpino Minichiello, emigrante 14enne negli States nel 1963 , a 17 anni e mezzo già combattente tra i Marines in Vietnam, e nel 1969 entrato al centro della cronaca per il suo incredibile dirottamento di un volo di linea TWA da Los Angeles a San Francisco. Ideato, organizzato e compiuto in totale solitudine, il “misfatto” è tuttora ricordato come il più lungo dirottamento della Storia dell’aviazione, e causò al suo protagonista (oggi 73enne e presente con il regista alla Festa) una serie di guai giudiziari più o meno condivisi tra Italia e USA, seguiti da una vita costernata da imprese folli, dolorosi lutti, ossessioni militaresche e folgorazioni mistiche. Personaggio indubbiamente bigger than life, è tuttavia tenuto a bada dalla salda regia di Infascelli che ne declina la biografia in un documentario mélange “di generi”, dal thriller al melodramma passando per romance e il cinema sociale. Del resto lo stesso cineasta è convinto che “non esista il cinema fuori dal genere”, e i suoi lavori ne sono la luminosa dimostrazione. Il film, prodotto da The Apartment con Rai Cinema, uscirà prossimamente nelle sale per Wanted Cinema.

Amsterdam di O’Russell rappresenta la delusione di questa Festa. Perché dal cineasta che ha firmato negli anni opere indimenticabili, a partire dal folgorante Il lato positivo (2012), seguito da American Hustle l’anno successivo, e dal suo sguardo corale, intelligente e ironico si attendeva un lavoro di ben altro spessore, che non un’opera “vecchia”, scontata, poco divertente e accattivante, sostanzialmente con poche idee di cinema. Un vero peccato avendo a disposizione un cast talentuoso e una materia alla base così appetitosa come l’amicizia di tre personaggi avvenuta durante la I Guerra Mondiale e proseguita negli anni successivi: un medico fuori dagli schemi (Christian Bale), un avvocato black (John David Washington) e una bellissima artista eccentrica dalle origini misteriose (Margot Robbie). I “nostri” siglano la propria complicità nella città di Amsterdam all’indomani della Grande Guerra, rincontrandosi dopo anni a New York dove si trovano a sgominare un complotto che avrebbe cambiato le sorti degli USA ma anche del mondo. Senza rivelare ovviamente nulla di ulteriore, si può aggiungere che anche qui a regnare è la mescolanza di generi, dal caper allo spy movie, dal war movie alla commedia nera, passando per il buddy movie. Nel cast anche un convincente Robert DeNiro, affiancato da Rami Malek, Anya Taylor-Joy, Andrea Riseborough, Mike Myers, Mike Shannon e Zoe Saldana. Amsterdam uscirà nelle sale italiane per Walt Disney Italia il 27 ottobre.

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