La denuncia di Alessia Fabiani è del 2006, l’accusa al compagno Fabrizio Cherubini di maltrattamenti. Lei ex letterina di “Passaparola” , nota al mondo del gossip e della tv, lui imprenditore e padre dei suoi due figli. Secondo i pm Cherubini avrebbe aggredito l’attrice “stringendole il collo, colpendola con schiaffi e spinte, tanto da cagionarle in un’occasione le lesioni, nonché danneggiandole gli effetti personali”, si legge negli atti in cui vengono narrati insulti e minacce. Una storia finita in tribunale come racconta il quotidiano Repubblica: “A un certo punto la procura aveva chiesto di archiviare l’indagine: la ‘diffusa litigiosità in cui i singoli episodi appaiono slegati gli uni agli altri’, non permette di sostenere un’accusa di maltrattamenti. E le lesioni non sarebbero supportate da una denuncia, visto che la Fabiani avrebbe rimesso la querela“.

Circostanza negata da Fabiani che disconosce la firma apposta nella remissione di querela, la causa è andata avanti e l’attrice ha depositato un certificato medico in cui si parla di ecchimosi ovunque, ematomi al cuoio capelluto e alla mandibola, contusioni al collo, ferite da morso al labbro, tumefazioni vicino all’orecchio e anche numerosi lividi alle braccia. In aula lo scorso 21 aprile, con qualche dubbio sulla data del referto e sul luogo aveva raccontato: “Due giorni dopo andai ad Avezzano a ritirare un premio sempre teatrale e dovetti farmi tutta un’acconciatura che mi copriva questa parte perché avevo un livido”.

Un filmato però mette in discussione la versione della letterina e l’aggressione subita, questo almeno sostiene l’ex compagno nella denuncia presentata nei giorni scorsi. Cherubini con una prova video accusa la donna e il nuovo compagno di falsa testimonianza. È stato allegato un filmato girato al Festival di Avezzano due giorni dopo l’aggressione denunciata e “dalla visione del filmato la Fabiani che si presenta con un vestito scollato, con le braccia coperte da un solo velo trasparente, non presenta lesioni”, afferma Cherubini, che a proposito della remissione di querela afferma sia stata detta un’altra menzogna che “ha generato il procedimento penale“.

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