La vicenda che coinvolge i fratelli Paul e Mathias Pogba non accenna a fermarsi. Domenica 18 settembre Mathias è stato arrestato per estorsione in banda organizzata e associazione per delinquere in merito all’episodio dello scorso 19 marzo, quando il fratello e centrocampista della Juventus è stato rapito e gli è stato intimato, con una pistola puntata, di consegnare 13 milioni di euro. Nonostante l’accusa, Mathias tramite il suo avvocato si è dichiarato “totalmente estraneo” ai fatti e ora è tornato alla carica. Il fratello di Pogba sul proprio profilo Twitter ha pubblicato una serie di tweet che infiammano ancor di più la vicenda. “Qualcuno sta utilizzando le storie di vittime reali per farsi passare per vittima – si legge – Qualcuno disposto a calpestare tutto e tutti, la propria famiglia, la propria immagine e il proprio successo, solo per il proprio piacere. Se volete davvero capire, provate per un attimo a mettervi nei miei panni e considerate che tutto ciò che dico è vero. Prendetevi il tempo di ascoltare tutto ciò che ho da dire, allora potrete capire con quale persona profondamente malsana avete a che fare”.

Mathias punta ancora il dito contro il fratello accusandolo di tirannia: “Esistono situazioni simili a quelle di Adebayor, ma anche situazioni opposte, in cui le famiglie sono vittime di calciatori tirannici. Parlo, non per i soldi, ma per fermare l’ingiustizia. Per fermare l’assunzione di persone cattive a eroi. Parlo e poi fate di me quello che volete, visto che ero già condannato quando mio fratello ha deciso di farlo. Questo perché, come avete visto tutti, anche se non avessi parlato, lui aveva già deciso e pianificato di farmi rinchiudere facendomi passare per il cattivo. Cosa che ora molti devono credere grazie alla sua storia preparata e alla sua comunicazione in ombra”. Parole forti a cui si aggiunge anche una condanna contro la giustizia: “E come tutti sanno, la giustizia non è uguale per ricchi e poveri, per famosi e sconosciuti. Quindi sì, lo denuncio esponendo la sua ingiustizia al mondo prima di non poterlo più fare, perché la sua ipocrisia è pubblica”.

Il 32enne francese invita a non farsi ingannare dalle parole e dalle azioni del fratello Paul: “Non confondiamo le cose, fare pressione su una persona innocente per ottenere qualcosa è un ricatto, e io non mi aspetto nulla da mio fratello da molto tempo. La pressione su un colpevole, su una persona ingiusta, è solo una richiesta di giustizia e di riparazione dei torti. Si spera sempre il meglio per il proprio fratello. Voglio credere che il fratello che amavo esista ancora. Ma quando quel fratello arriva a deridere la vita umana, anche se è un membro della sua famiglia, non c’è più nulla da sperare. Per questo avevo provato a placare gli animi”.

Mathias spiega anche per quale motivo non ha deciso di parlare fin dal principio e ha preferito pubblicare un video misterioso sui social: “Tutti si sono chiesti perché non facessi direttamente le mie rivelazioni, pensando che volessi ricattare mio fratello, ma quello che volevo era che si assumesse la responsabilità di se stesso e riparasse alle sue ingiustizie. Non fatevi ingannare e, soprattutto, prestate attenzione alla storia”. L’ex calciatore precisa: “Queste dichiarazioni sono di mia spontanea volontà”. E promette: “Questa volta parlerò dei file. Il mio racconto sarà lungo perché non avrò molte possibilità di esprimermi. Prima di arrivare ai video con le rivelazioni, troverete altre due affermazioni di fila”. Ora l’attesa è per questi video promessi da Mathias che potrebbe chiarire una volta per tutte le ragioni che hanno spinto il più vecchio dei fratelli Pogba a innescare questa lotta familiare, sfociata in due inchieste della Procura francese e di quella di Torino.

Il primo video è stato già pubblicato in tre parti su Twitter: Mathias Pogba legge un testo e accusa nuovamente il fratello Paul di fare affidamento a uno stregone da ormai 7 anni. Gli fu presentato, sostiene, dal calciatore Serge Aurier nel lontano 2015. Secondo Mathias, Paul ha pagato lo stregone anche 100mila euro a “prestazione”, investendo somme di denaro sempre maggiori pur di avere “aiuti” durante le partite più importanti, come la Coppa del Mondo 2018 o a Old Trafford durante le partite del Manchester United.

Le tappe del caso Pogba – Tutto è cominciato lo scorso 28 agosto, quando Mathias ha pubblicato un video su Instagram nel quale annunciava rilevazioni sul campione del mondo 2018 e su Kylian Mbappé. Da lì, poco alla volta, sono emersi sempre più dettagli. Due giorni più tardi, il 30 agosto, sono entrati in gioco armi, ricatti, pedinamenti e esoterismo, oltre alla accusa che Pogba avrebbe contatto uno stregone per colpire con un maleficio l’attaccante del Paris-Saint-Germain. Inoltre, è emersa anche la visita di due uomini camuffati, la notte del 19 marzo a Lagny-sur-Marne, che con due pistole M16 avevano intimato Pogba di consegnare 13 milioni di euro, uno per ogni anno da calciatore professionista. Nel frattempo Pogba aveva già denunciato il fatto alla polizia francese che aveva aperto le indagini, martedì 30 agosto un fascicolo è stato aperto anche dalla Procura di Torino. In quelle ore è anche emersa una visita alla Continassa, il 14 luglio, di due individui, con ogni probabilità francesi, che avevano chiesto di poter parlare con il calciatore, ma a cui il personale bianconero aveva negato l’accesso. Il 5 settembre si è scoperto che la chiamata allo stregone c’è stata, ma non per colpire Mbappé, bensì per fare una donazione a un’associazione umanitaria che si occupa di bambini africani. Infine, il 14 settembre Mathias Pogba è stato arrestato e attualmente è ancora detenuto. Il 32enne, però, ha deciso di tornare alla carica, in una telenovela che sembra non avere una fine.

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