È l’ultimo o non è l’ultimo? Visto che ci ha abituati da una ventina d’anni a girare film come a far schioccare popcorn dalla macchinetta, Woody Allen annuncia una specie di ritiro dalle scene e subito succede il finimondo. L’intervista al giornale spagnolo La Vanguardia – andrebbe spiegato perché Allen lo intervistano i quotidiani spagnoli e non quelli anglofoni, ma ne parliamo un’altra volta – non riporta una frase perentoria. Bensì: “Farò un altro film e mi ritirerò a scrivere”. Insomma, non il prossimo, che tra l’altro è il 50eimo, sarà l’ultimo film e vi saluto. Ma tant’è sembra che ci dirà addio uno dei più incredibili, travolgenti, comico drammatici autori statunitensi che hanno riscritto il cinema come è parso a loro diventando pietra di paragone per gli epigoni a venire. Capita a pochi. E lui è uno di quelli.

Almeno fino ai primi anni novanta Allen ha rappresentato prima un’idea slapstick, ai confini con il demenziale, di comicità dalle venature scoppiettanti biografiche (Prendi i soldi e scappa, 1962) sarcasticamente politico-fantastiche-cronachistiche (Bananas, Amore e guerra, Il dormiglione), per poi sfociare in una sorta di inimitabile maturità da commedia brillante inaugurata con Io e Annie nel 1977, proseguita con Manhattan (apice, a nostro sindacabilissimo giudizio) e Hannah e le sue sorelle (sfiora l’apice, sempre a sindacabilissimo giudizio), per poi ripiegare cupo nel capolavoro beffardo Crimini e misfatti (che girerà più volte) con ultimissima deviazione di sperimentazione stilistica di Mariti e moglie (1992).

Nel mezzo perle come Zelig, Stardust memories, Broadway danny rose, i più complessi Interiors e Settembre. Dopo il ’92 tante cose rimescolate manierate rimasticate ri-ri-scritte cento volte. Vedi Crimini e misfatti che ritorna in Match Point poi Sogni e delitti e Irrational man e, pare, anche nel 50esimo film – “sarà simile a ‘Match Point’: eccitante, drammatico, sinistro”. Un caos inglorioso che spinge anche il fan più accanito a mixare titoli come in un esperimento surreal dadaista (ci proviamo con un film che potrebbe essere inutilmente piatto e ripetitivo come Rifkin, Cristina Barcellona with love). Del resto Allen ha 86 anni, l’ombra di Bergman nello sgabuzzino, accuse mai provate e sostanzialmente archiviate di molestie e abusi, un senso dell’umorismo oramai diventato storico paradigmatico più che funzionale all’uso, e un’idea di cinema alimentare, rapido, da gratta e vinci, dove l’importante, direbbe una celebre cantante, “è finire”. L’augurio, tra lo sgomento degli europei, anzi mediterranei che ancora lo seguono, è che il colpo d’ala se deve essere tale, se deve proprio essere l’ultimo, sia qualcosa di eccezionale, di irripetibile, e non un Melinda scoop cafe society in Paris. Fallo per noi Woody che ti abbiamo elevato tanto quando ancora studiavi e preparavi ogni inquadratura e chiamavi Gordon Willis, Carlo Di Palma e Sven Nykvist a sistemarti le luci.

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