di Alessio Andreoli

Molti ricordano quando il “mercato” era legato agli effettivi costi di produzione. Chi doveva acquistare una macchina e non aveva una grande disponibilità faceva tutti i suoi bei conti: quanti chilometri faccio? Il gasolio costa molto meno della benzina ma la macchina costa di più, il metano poi è quasi gratis ma l’impianto costa parecchio e non si va veloci, poi c’è il Gpl anche qui ci vuole un impianto, e infine la benzina; ma ogni litro sembrava un salasso. Per non parlare del riscaldamento invernale, Gpl, gasolio oppure (non ricordo come si chiamava) c’era un olio nero viscoso ma bisognava pulire la caldaia ogni 15 giorni, poi il metano per tutti, comodo e il prezzo era accettabile. La legna, scomoda ma economica.

Arrivò anche il pellet: sembrava una rivoluzione. Insomma i prezzi erano legati agli effettivi costi di produzione e i margini di guadagno erano tali da permettere la concorrenza tra i diversi prodotti, dando a noi consumatori la possibilità di scelta in funzione della disponibilità economica. Oggi sembra non ci siano più regole, in realtà esiste una sola regola: la speculazione. La speculazione ha livellato in alto il prezzo di ogni prodotto indipendentemente dagli effettivi costi di produzione. E’ diffusa, colpisce ogni settore, non si salva più nessuno e – cosa gravissima – sta impoverendo tutti, sta mettendo sul lastrico intere famiglie. Non si tratta più di essere più poveri: va salvato e implementato un modello di sviluppo della società equo e solidale che permetta dignità ad ogni individuo.

Qualche onesto forse c’è ancora ma è travolto e non può che farsi trasportare dall’andamento del mercato. Un po’ come quando siamo passati all’euro, una pizza margherita costava circa 4000 lire, più o meno due euro. La maggioranza delle pizzerie ha messo subito in listine 3,5 o 4 euro (il doppio). Qualche raro onesto ha fatto il cambio correttamente mettendo 2 euro, ma quanto è durato? I più bravi un mese! Qualsiasi evento diventa motivo di rincaro. Io mi chiedo cosa possiamo fare per invertire questo oramai consolidato andamento. Come, dove, quando sarà possibile fare un’inversione ad U? Forse il voto? Temo di no (io comunque a votare ci vado), forse sarebbe un po’ più efficace creare o associarci a quei movimenti che attraverso la propria attività cercano di essere uno strumento di pressione sui governi ma ancora di più sulle lobby che influenzano i meccanismi che regolano le società.

Dovremmo anche indignarci molto di più per tutte le ingiustizie che leggiamo, far sentire con forza, gridare a squarciagola la nostra indignazione e unirci, supportare chi – più noto – influenza o vuole influenzare l’opinione pubblica gridando a sua volta la propria indignazione, chi si impegna a smascherare i manipolatori dell’informazione, chi manifesta pubblicamente il proprio dissenso per una società basata solo sul business, sul denaro a discapito del bene comune. Non possiamo stare fermi, giriamo il volante e facciamo questa benedetta inversione ad U. Lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti, a noi stessi.

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