Contratti precari di pochi mesi, senza tutele e per compensi che a stento superano i 600 euro mensili per un part-time. Questo nonostante la disponibilità totale richiesta per turnazioni, che coinvolgono notti, week-end e festivi, e un ritmo di lavoro massacrante causato dalla necessità di operare costantemente sottorganico. Sono le condizioni contrattuali proposte a centinaia di addetti al servizio di carico e scarico bagagli in forza nei maggiori aeroporti italiani che da mesi stanno protestando per ottenere un miglioramento delle proprie condizioni occupazionali.

Uno degli aspetti che ha caratterizzato questa estate 2022 sono sicuramente i disagi in cui molti turisti, loro malgrado, si sono imbattuti nel tentativo di raggiungere la propria meta di vacanza in aereo. Da Milano Linate a Malpensa, da Torino Caselle al Marco Polo di Venezia passando per l’aeroporto Marconi di Bologna al Capodichino di Napoli, tutti i maggiori scali italiani sono stati interessati dai problemi causati da un lato dagli scioperi del personale di svariati comparti e dall’altro lato da una strutturale carenza di personale che ha di fatto portato le società aeroportuali e le compagnie aeree a non essere in grado di gestire il flusso turistico tornato rapidamente su livelli pre-pandemia.

Uno dei comparti che da mesi sta scontando gli effetti di questo sommarsi di problematiche è proprio quello degli addetti al carico e scarico bagagli in forza alle società di handling che operano in vari scali italiani. Da un lato è sicuramente vero, come da mesi lamentano le società, che è diventato difficoltoso reperire nuovi addetti da impiegare e capita spesso di dover lavorare sottorganico. Tuttavia, guardando l’altro lato della medaglia, emerge chiaramente che questa situazione sia figlia di condizioni salariali e contrattuali non propriamente allettanti e di una politica fatta di continui tagli e licenziamenti che, durante la pandemia, ha portato a lasciare a casa da un giorno all’altro i cosiddetti stagionali che erano impiegati in queste mansioni.

In uno dei maggiori scali nazionali, agli addetti al carico e scarico bagagli viene offerto un contratto stagionale da 4 ore al giorno, nonostante quasi mai questi orari vengano davvero rispettati, per 6 giorni su 7, su turni anche notturni che prevedono pure di lavorare nei weekend e nei giorni festivi. Gli addetti sono dedicati al carico e scarico dei bagagli da stiva e questo significa che devono lavorare sul piazzale dell’aeroporto a temperature che si aggirano tra i 40 e i 50 gradi percepiti. Il compenso? Circa 600 euro al mese più 3 euro di buoni pasto al giorno per un contrattino stagionale che termina alla fine dell’estate. “Poi ci si stupisce se pochi accettano o i pochi che provano a lavorarci, lasciano dopo pochi giorni”, spiega Mario a Ilfattoquotidiano.it

La situazione degli addetti al carico e scarico è in realtà critica da molti anni. Ai tempi del primo governo Prodi, infatti, è stata recepita una direttiva europea che ha di fatto imposto lo scorporo delle società di gestione aeroportuale da quelle di handling. È arrivata quindi l’apertura, per il solo settore dell’handling, alla concorrenza e questo ha permesso ad altri competitor di entrare nel mercato. In sostanza, ora più compagnie offrono servizi a terra in competizione al ribasso tra loro, puntando soprattutto all’esternalizzazione di molti servizi in subappalto. Con condizioni contrattuali decisamente poco favorevoli al lavoratore. In sostanza per ogni aeroporto ci sono adesso 3-4 società di handling che entrano nel mercato e si mettono in competizione cercando inoltre di esternalizzare i servizi più low skill come quelli del carico/scarico bagagli facendosi concorrenza.

All’Aeroporto di Linate, nell’area di carico e scarico bagagli lavorano circa una decina di persone ma ne servirebbero almeno cinque o sei in più per gestire il carico di lavoro che deriva dall’impennata di partenze degli ultimi mesi. I sindacati hanno più volte chiesto alla Airport Handling di aumentare il personale dopo aver lasciato a casa gli stagionali nel biennio della pandemia, ma la cronica assenza di personale non è mai stata risolta, secondo Usb Lavoro Privato della Lombardia. La stessa situazione si rileva anche nello scalo di Bologna, dove lo scorso 17 luglio è stato indetto uno sciopero di quattro ore di tutto il personale di settore per protestare contro le condizioni di lavoro cui sono sottoposti gli addetti.

Secondo Usb, in Italia il 90% delle operazioni di carico/scarico vengono effettuate manualmente, perché né gli aeroporti né le aziende di handling hanno interesse a investire per dotarsi di sistemi automatizzati. I lavoratori del comparto lavorano solitamente in coppia, uno alla bocca della stiva e l’altro all’interno e mediamente movimentano circa 1.500 bagagli in un turno di lavoro, circa un bagaglio ogni 6 secondi, tenendo peraltro una postura che rischia di provocare problemi di salute non indifferenti o incidenti pericolosi. Le società di handling sostengono di non riuscire ad assumere il personale necessario e per questo motivo sono costrette a operare sotto organico, con turnazioni che, ribadiscono i racconti degli addetti, sono estremamente provanti.

Complici il lockdown e le varie restrizioni imposte dalla pandemia, in moltissimi casi gli stagionali che fino al 2020 lavoravano nel comparto sono stati lasciati a casa da un giorno all’altro. Quando il traffico aereo ha ripreso quota, le società di handling hanno provato a richiamare gli addetti mandati via senza alcun preavviso né ammortizzatore sociale, ma gran parte dei lavoratori nel frattempo aveva ormai trovato impiego in altri settori e non si è più reso disponibile a riprendere a lavorare con contratti precari, salari estremamente bassi e quasi nessuna tutela. Nel frattempo, i sindacati del comparto continuano a denunciare le strutturali carenze che di fatto impediscono di poter lavorare in un ambiente che riesca a garantire delle minime tutele professionali ma all’orizzonte, al momento, non si vedono cambiamenti che possano migliorare le condizioni delle centinaia di addetti del settore.

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