Per Fratelli d’Italia il candidato governatore della Sicilia deve essere Renato Schifani. Lo annuncia Ignazio La Russa, spiegando come la decisione sia stata presa direttamente da Giorgia Meloni.
Dopo il ritiro di Nello Musumeci e il netto no al nome di Stefania Prestigiacomo, sul tavolo della leader di Fdi sono arrivati in mattinata tre nomi proposti da Silvio Berlusconi: c’era quello di Schifani, quello di Gianfranco Micciché e quello di un personaggio esterno alla politica. L’aspirante presidente del consiglio ha optato per l’ex presidente del Senato, che però è ancora imputato a Caltanissetta in uno dei filoni del processo ad Antonello Montante.

L’assist di Fdi – “Ho parlato con Meloni che, nell’impossibilità di far convergere tutta la coalizione sul Presidente uscente Musumeci, ha accolto la proposta di Silvio Berlusconi di individuare un nome tra la rosa che il Presidente stesso gli ha proposto. Il nome individuato da noi, tra i nomi fatti, è Renato Schifani“, ha annunciato La Russa. “In qualità di ex Presidente del Senato, ha mostrato nel suo ruolo istituzionale essere al di sopra dei partiti. Meloni ha comunicato a Salvini questa preferenza. Ancora una volta Fdi fa il massimo sforzo per unità del centrodestra anche a scapito delle legittime aspirazioni”, sostiene il numero due di Fdi che era ministro della Difesa quando Schifani sedeva sul seggio più alto di Palazzo Madama.

Chi è Schifani: imputato nel processo Montante – Berlusconiano di strettissima osservanza, 72 anni, avvocato originario di Palermo, parlamentare fin dal 1996 e presidente del Senato tra il 2008 e il 2013, Renato Schifani è stato lungamente indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, prima di essere archiviato nel 2014. Dal 2019 è sotto processo a Caltanissetta per violazione di segreto d’ufficio. Il procedimento è uno dei tronconi dell’inchiesta su Montante, l’ex numero uno di Confindustria Sicilia, per anni considerato un paladino della legalità e dell’antimafia, poi condannato a 8 anni in appello per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo al sistema informatico. Il processo a Montante si è celebrato col rito abbreviato. Schifani, invece, ha scelto il rito immediato ed è a giudizio insieme ad altre 16 persone, tra cui ci sono anche l’ex capo dei servizi segreti Arturo Esposito e il tributarista Angelo Cuva. Secondo le accuse Schifani avrebbe rivelato notizie coperte da segreto – apprese dall’ex direttore dell’Aisi Esposito che a sua volta le aveva avute da altri appartenenti alle forze di polizia – relative all’inchiesta che ha portato all’arresto di Montante. In particolare, sempre secondo i pm di Caltanissetta, avrebbe riferito al docente universitario Cuva che il colonnello Giuseppe D’Agata era indagato nel procedimento. Interrogato dai pm il 25 maggio del 2018, l’ex presidente del Senato ha deciso di non rispondere. Si è, però, sempre dichiarato innocente.

M5s: “Schifani imputato”. Stima da Cuffaro e Lombardo – La storia del processo Montante diventa un assist per i 5 stelle. “Complimenti a tutto il centrodestra per la scelta del senatore Renato Schifani come candidato alla Presidenza della Regione siciliana. Pare che la scelta l’abbia fatta FdI da una rosa di nomi proposta da Silvio Berlusconi. Se così fosse auguriamo al senatore Schifani buona campagna elettorale, impegnato anche, come risulterebbe, nel processo al cosiddetto “sistema Montante” dove sembrerebbe imputato per rilevazione di segreto d’ufficio”, attacca il referente del M5s in Sicilia, Nuccio Di Paola. Al contrario sembrano appoggiare la candidatura due ex governatori della Sicilia come Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo. ” È una personalità caratterizzata da grande senso delle Istituzioni e collaudata esperienza politica”, dice l’ex presidente che ha scontato una condanna per favoreggiamento a Cosa nostra. “Autorevole la figura di Renato Schifani, che è stato Presidente del Senato, come candidato del Centrodestra in Sicilia. Mi preoccupa piuttosto il clima in cui è maturata questa candidatura come sarebbe maturata qualunque altra. Un clima caratterizzato da incomprensioni e diffidenze”, commenta invece Lombardo.

Lo scontro Fi-Fdi su Prestigiacomo – La dichiarazione del leader del Movimento per l’Autonomia, dunque, sembra suggerire che i giochi siano tutt’altro che fatti dopo gli scontri dei giorni scorsi. Sotto il pressing di Gianfranco Micciché e della Lega, infatti, Nello Musumeci aveva alla fine deciso di ritirarsi dalla corsa, nonostante l’appoggio di Fdi. Approfittando della mancata ricandidatura del governatore uscente, dunque, Forza Italia e Lega avevano lanciato il nome di Stefania Prestigiacomo. Fratelli d’Italia aveva subito storto il naso, ma Micciché aveva evocato la sua minaccia: “Attendiamo fiduciosi che maturino certi convincimenti, anche perché l’alternativa sarebbe solo la rottura dell’unità del centrodestra“. Poi però era arrivato direttamente l’intervento di Meloni che su twitter aveva scritto: “Abbiamo sempre difeso l’unità del centrodestra e continueremo a farlo, anche in Sicilia, dove il candidato migliore per noi rimane Nello Musumeci”. Poi la leader di Fdi aveva attaccato frontalmente Prestigiacomo: “Una cosa, però, non ci si può chiedere: sostenere un candidato che saliva sulla Sea Watch con il Pd“. Il riferimento era allo stesso episodio che in un primo momento aveva spinto Salvini a mettere il suo veto sulla Prestigiacomo: nel gennaio del 2019 – in pieno governo gialloverde – l’ex ministra era salita insieme al sindaco di Siracusa, a Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana e a Riccardo Magi di +Europa, sulla Sea Watch 3, la nave con a bordo 47 persone salvate nel Mediterraneo che era al largo della città siciliana perché le autorità italiane non avevano autorizzano lo sbarco. Il veto di Fdi, alla fine, ha avuto la meglio. Silvio Berlusconi ha conservato il diritto d’indicare il candidato governatore, ma scegliendo un nome diverso. E Fdi ha optato per Schifani. Bisognerà capire come la pensa la Lega-

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