di Michele Sanfilippo

È il mercato il vero padrone del mondo. Le leggi dell’economia (ultraliberista) sono ormai la misura di ogni cosa. Io ho da poco superato i sessanta e la stragrande maggioranza delle persone della mia generazione, che hanno vissuto negli anni 50, 60 ed in parte 70 quando l’economia era capace di visioni diverse, orientate a correggere gli squilibri attraverso un welfare presente ed efficace, sembrano aver dimenticato che si può fare economia in una modo diverso da quello attuale.

Come non ricordare che in quegli anni la scuola pubblica ha consentito a persone che, come me, provenivano dagli strati inferiori della società di studiare a costi quasi nulli. La sanità pubblica c’era per tutti. L’ascensore sociale era una realtà ed era un potente mezzo d’integrazione. Quanto sarebbe utile tutto ciò in un momento della storia dove i flussi migratori generano tanto timore, soprattutto, tra i ceti meno abbienti.

Poi, dopo la caduta del muro, tutto questo è gradualmente diventato sempre più labile. Le sinistre hanno cessato di difendere i più deboli ed hanno permesso che tutto ciò che non crea immediatamente profitto possa essere cancellato per fare posto alle privatizzazioni.

Tutto questo, inoltre, è direttamente responsabile del degrado ambientale. Dovrebbe essere evidente a tutti che se, a breve termine, non si adotteranno misure drastiche di contenimento dei consumi, nel futuro della prossima generazione ci sarà l’apocalisse. Come ha detto l’economista Kenneth Boulding: “Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista”. Alle nuove generazione manca l’esperienza per sapere che le regole economiche possono anche essere diverse da quelle che oggi dominano il pianeta.

La responsabilità, quindi, è tutta della mia generazione. Tanti miei coetanei dovrebbero saperlo bene. Eppure, continuano a votare i soliti partiti che propongono le solite ricette che stanno alimentando tutti gli squilibri ed il malessere che ci circondano. In parte posso capirli. Abbiamo ancora le natiche al caldo (non so quanto a lungo) e le alternative quasi non esistono. I mezzi d’informazione, quasi tutti controllati dai mercatisti, alimentano paure rispetto ad ogni possibile alternativa ed, infine, i cani da guardia del mercato, Fmi ed agenzie di rating, intervengono puntuali a bloccare ogni iniziativa che esca dal seminato.

Dato che sono un vecchio anticlericale, mi duole ammettere che una delle poche voci fuori dal coro è quella del Papa. È stato capace di dire cose di una forza che nessuna formazione di sinistra osa dire da almeno trent’anni. Per chi avesse dei dubbi consiglio questa lettura. Ovviamente la stampa mainstream osanna il Pontefice ogni volta che serve al proprio discorso per ignorarlo quando la sua voce critica si fa aspra, quando parla di disuguaglianza e di ambiente. Quello di “Gesù nel Tempio” è, a mio modesto parere, un momento che rivela il potenziale davvero rivoluzionario del pensiero cristiano ma, purtroppo, presso la stragrande maggioranza dei cattolici non va di moda.

Credo, per concludere, che se non vogliamo regalare il paese ed il mondo alla destre si debba puntare a quella grande parte delle persone che non si sente più rappresentata e non va più a votare. In Italia oltre il 40%. C’è bisogno di dare voce e risorse ai più deboli, ai meno tutelati, dal momento che la sinistra storica non solo non ha più il coraggio di dire che nuove tasse sono un bene se servono a dare sostentamento a chi ne è privo ma ostacola ogni forma di politica davvero alternativa al mercatismo. C’è qualcuno là fuori?

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