Nel nome di Mario Draghi e della sua agenda di governo. Dopo giorni di tensioni e veti imposti da Carlo Calenda sui nomi da scegliere per i collegi uninominali (in particolare quello del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ma anche quelli di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Si-Europa Verde), c’è l’accordo tra Pd e Azione in vista delle prossime elezioni.
Un’intesa, quella tra Calenda e Letta, che lascia aperti però diversi nodi. A partire dal futuro politico del ministro degli Esteri uscente, che con la sua neo formazione ‘Impegno Civico’ lanciata con Bruno Tabacci difficilmente arriverà al 3% per accedere alla ripartizione dei seggi del proporzionale, così da puntare a ottenere dai dem la garanzia di un seggio blindato nell’uninominale. “Se siamo disponibili a una candidatura tecnica di Luigi Di Maio nelle liste del Pd? Non è questo il momento di parlarne, non è il tema di cui parleremo oggi, ma ne discuteremo con le altre liste”, ha tagliato corto Enrico Letta, replicando al Fattoquotidiano.it. Per Calenda, invece, è il giorno dell’incasso: “Non faccio polemiche. Di Maio se lo imbarcherà il Pd? Non lo so, non polemizzo nemmeno con lui, il che mi riesce difficilissimo”, replica sarcastico.
Resta poi il nodo del rapporto con la sinistra ed Europa Verde, contraria al riferimento all’agenda Draghi. Ma Letta insiste nel voler ora stringere accordi con le altre formazioni, compresa quella di Fratoianni e Bonelli.
“Abbiamo scritto nel testo che correremo insieme, ma rappresentando ognuno un’area. Poi quando vinceremo insieme decideremo chi farà il premier”, ha poi tagliato corto Carlo Calenda in conferenza stampa, in merito al tema della premiership, altro nodo di discussione con i dem aperto nelle scorse settimane.

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