Un calo delle denunce di morti sul lavoro, ma “camuffato” dalla minore mortalità del Covid-19. Se si escludono i casi mortali dovuti al virus, i casi “tradizionali” sono infatti aumentati di quasi il 10 per cento. È quanto emerge dal rapporto annuale dell’Inail, che per lo scorso anno ha accertato 685 decessi sul lavoro, di cui 298 “fuori dall’azienda”. Le denunce di infortuni mortali “tradizionali” dopo i lockdown e le restrizioni del 2020, dunque, sono aumentate di quasi il 10%. “I numeri ci richiamano all’emergenza della sicurezza sul lavoro. Rappresenta un’occasione importante per riflettere sul numero inaccettabile di vittime sul lavoro che questo Paese piange”, ha detto il ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

I rischi di incidenti sul lavoro “si determinano in modo più intenso nelle imprese più piccole”, ha sottolineato il ministro spiegando che i rischi si combattono anche con le politiche industriali per la crescita dimensionale delle imprese. “Piccolo non è più bello in generale – ha detto Orlando – e lo è ancora di più nell’ambito della sicurezza”. Orlando ha spiegato anche che “il rischio cresce dove il lavoro è più precario” e sul tema una “riflessione molto seria è urgente”.

Gli infortuni complessivi denunciati sono stati 564.089, in calo dell’1,4% sul 2020. Una diminuzione, anche in questo caso, dovuta esclusivamente alla contrazione dei contagi da Covid, passati da quasi 150mila del 2020 a circa 50mila del 2021. Nel 2020, in particolare, si legge, l’incidenza media delle denunce da nuovo Coronavirus sul totale degli infortuni denunciati è stata di una ogni quattro – ma nell’anno l’attività economica è stata ridotta a causa delle restrizioni per arginare il virus – mentre nel 2021 è scesa a una su 12.

Le denunce di infortunio “tradizionale”, al netto dei casi da Covid-19 nel 2021 – sottolinea l’Istituto – hanno registrato un aumento di circa il 20% rispetto al 2020. Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati 349.643, il 17,5% dei quali avvenuti “fuori dell’azienda”, cioè “in occasione di lavoro con mezzo di trasporto” o “in itinere”, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.

Nel 2020, in particolare, l’incidenza media dei decessi da Covid-19 sul totale di tutti i casi mortali denunciati è stata di una denuncia ogni tre, mentre nel 2021 è scesa a una su sei. Le denunce di infortuni mortali “tradizionali”, al contrario, sono aumentate di quasi il 10% rispetto al 2020, sia nella componente “in occasione di lavoro” che in quella “in itinere”. L’Inail rileva anche un aumento notevole delle denunce di malattia professionale in confronto al 2020, anno in cui il fenomeno tecnopatico è stato fortemente condizionato dall’emergenza epidemiologica.

Le denunce sono state 55.205, in crescita del 22,8% rispetto al 2020. Ne è stata riconosciuta la causa professionale al 37,2% (il 5,6% è ancora in istruttoria). I casi riguardano le malattie e non i lavoratori ammalati, che sono oltre 38mila, di cui il 40,3% per causa professionale riconosciuta (quelli con malattie causate dall’esposizione all’amianto sono 948). I lavoratori deceduti nel 2021 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 820, il 23,6% in meno rispetto al 2020, di cui 154 per silicosi o asbestosi.

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