Correnti o meno, sono senz’altro scottanti gli affari del trasporto aereo oggi al vaglio del ministero di Enrico Giovannini: si va dai salari del personale di volo, al piano nazionale aeroporti, fino agli incentivi alle low cost. Un “round tecnico” con le associazioni del settore, come è stato ribattezzato dalle agenzie di stampa, che forse ambisce a sminare la minaccia degli scioperi che incombe sulla stagione turistica italiana mettendo a rischio il transito di 1,2 milioni di passeggeri, ma che difficilmente potrà essere risolutivo. Poco, in altre parole, che possa allontanare lo spettro di nuovi scioperi a breve che, secondo Assoturismo Confesercenti, se dovessero verificarsi fino ad agosto, metterebbero a rischio 800 milioni di fatturato per il solo settore italiano dei servizi turistici di terra.

“Siamo al limite: se la situazione di caos dovesse andare avanti anche in agosto (soltanto lo scorso 17 luglio le cancellazioni di voli in tutta Italia sono state centinaia, ndr), quando è più complicato riproteggere i passeggeri su altri voli, correremmo il rischio effettivo di annullamento di tutti gli altri servizi prenotati a destinazione, sia in Italia sia all’estero”, ha tuonato nei giorni scorsi Assoturismo sottolineando come le compagnie low cost, quelle chestanno soffrendo maggiormente la carenza di personale e le più colpite dagli scioperi, hanno il 67% dei posti disponibili sui voli diretti in Italia. Dove l’uscita di scena di Alitalia ha da tempo lasciato campo libero alla concorrenza.

Il punto è che il ministero di Trasporti italiano può fare ben poco contro uno sciopero che, per esempio, i lavoratori di Ryanair dovessero indire a Londra bloccando i voli in partenza per l’Italia. E se Ryanair si è accaparrata buona parte delle rotte che portano i turisti da Londra a Roma sotto il naso dei politici presi da tutt’altro… beh siamo fritti. E così ci toccano gli allarmi come quello di Assoturismo, secondo cui se le criticità dovessero continuare, è plausibile che “i passeggeri possano cambiare destinazione o addirittura rinunciare al volo, tra l’altro in un contesto in cui le tariffe sono aumentate in maniera significativa”. Le cifre in gioco non sono risibili: in agosto mediamente transita in Italia una ventina di milioni di passeggeri, il 70% dei quali internazionali.

“Anche immaginando una quota di rinuncia tra il 6% e il 7%, pari ad almeno 1,2 milioni di passeggeri, la perdita complessiva di fatturato per i servizi turistici a terra potrebbe attestarsi sugli 800 milioni di euro, ai quali si aggiungerebbero gli indennizzi ai passeggeri per i ritardi e le cancellazioni dei voli, le richieste di risarcimento danni e i mancati ricavi delle compagnie aeree”, è il ragionamento di Assoturimo. Secondo la quale più che le agitazioni sindacali, il problema “sembra originato dalla forte ripresa dei viaggi“, cui “non è seguito l’adeguamento delle flotte, dei piloti, del personale di bordo, di terra, sia dei vettori sia degli aeroporti”.

Peccato che i dati sulla ripresa dei viaggi, si stima un +10% sul 2019, non bazecole, fossero noti da tempo. E i mali del trasporto aereo pure. Sia in Italia che all’estero. Nel caso italiano è andata meno peggio che a Londra, grazie ai buoni vecchi ammortizzatori sociali che hanno protetto dal licenziamento gli organici delle compagnie e delle società di handling dallo stop prolungato di origine pandemica. Ma non gli stagionali che nel frattempo, sono passati più di due anni, si sono trovati altri impieghi non aspettandosi più molto da un settore che dal Covid in giù è andato letteralmente a picco e che con il caro petrolio ha ricevuto il colpo di grazia. E così ora il personale non si trova e quando si trova è ben al di sotto degli standard che sarebbero necessari. Se poi il datore di lavoro è low cost di nome, figuriamoci cosa è di fatto. Resta da capire quale sia il potere contrattuale del ministero dei Traporti italiano di fronte a compagnie straniere che gestiscono la maggior dei voli da e per il Paese. Per di più con un governo dimissionario e la vendita – in corso? – di una nano compagnia di bandiera che perde un paio di milioni di euro al giorno.

Oltremanica sembra che la stiano prendendo con ben altra filosofia, se la ripresa dei viaggi, tra Brexit e caos aeroportuale, sta avvenendo via terra con code bibliche di vacanzieri e camion che si stanno creando a Dover, il porto inglese più vicino alla francese Calais.

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