Indagati per riciclaggio, finanziamento illecito, bancarotta e corruzione. E perfino arrestati con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso alla vigilia delle ultime amministrative di Palermo. Giorgia Meloni ha ripetuto che il successo di Fratelli d’Italia nei sondaggi nazionali (a oggi è il primo partito) dipende dalla sua “classe dirigente” sui territori che, a suo dire, “è pronta per governare il Paese”. Le inchieste giudiziarie che negli ultimi anni hanno coinvolto molti esponenti di Fratelli d’Italia da Nord a Sud però raccontano anche un’altra storia.

Tant’è che Meloni ha affidato al suo fedelissimo Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di FdI, il compito di fare pulizia nel partito in vista delle elezioni politiche del 2023. Un compito arduo per il deputato toscano visto che negli ultimi mesi sui territori – e in particolare al Sud – il partito meloniano ha imbarcato parlamentari e amministratori locali provenienti da Lega e Forza Italia poco controllabili, ma in grado di portare pacchetti cospicui di preferenze. Un’arma a doppio taglio: un modo per crescere velocemente in tutta la penisola ma senza fare troppa selezione della classe dirigente in ingresso. Questa scelta negli ultimi mesi ha portato a diverse inchieste della magistratura su esponenti di Fratelli d’Italia.

L’ultimo caso, quello di Terracina (Latina), dove è stata arrestata la sindaca Roberta Tintari, non è un fulmine a ciel sereno. A gennaio, per la stessa inchiesta sulle concessioni balneari, era stato messo agli arresti domiciliari Pierpaolo Marcuzzi, vicesindaco, anche lui di Fratelli d’Italia e in procinto di candidarsi alle regionali del prossimo anno nel Lazio. A fine marzo la procura di Latina ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini: Marcuzzi è accusato di falso, tentata truffa, turbativa d’asta e induzione indebita.

Fra le più recenti, l’indagine che coinvolge anche la consigliera comunale a Milano, Chiara Valcepina, iscritta dai pm nel registro degli indagati con l’eurodeputato leghista Angelo Ciocca e il consigliere regionale del Carroccio Massimiliano Bastoni nell’indagine sulla “lobby neradopo l’inchiesta dell’ottobre scorso di Fanpage.it. Gli indagati sono accusati a vario titolo di finanziamento illecito ai partiti e riciclaggio. Valcepina, rieletta al consiglio comunale con 903 preferenze, nella video-inchiesta era spesso accompagnata dal “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini e mostrata facendo commenti antisemiti e razzisti. Nel video si ipotizzavano anche finanziamenti iregolari alla sua campagna, ma lei ha sempre assicurato che la sua corsa al comune è stata finanziata con “fondi regolari e tracciati”. In autunno i pm milanesi avevano già iscritto nel registro degli indagati un altro pezzo grosso: l’eurodeputato Carlo Fidanza, fedelissimo di Meloni in Europa e protagonista della fitta rete di rapporti che FdI ha costruito con i principali partiti conservatori in Ue e Otreoceano. Fidanza non è mai stato allontanato definitivamente: dopo l’inchiesta si è autosospeso ed è sparito dalle scene per un po’. Negli ultimi tempi, però, è ricomparso anche in pubblico e ha ripreso il suo posto al Parlamento Europeo. Meloni invece ha sempre preso le distanze a metà sull’inchiesta: ha chiesto a Fanpage.it “l’intero girato”, poi definito dalla procura in linea con i tagli dell’inchiesta. I pm milanesi hanno chiesto al gip una proroga di sei mesi per chiudere le indagini anche se non si esclude una richiesta di archiviazione.

A Palermo invece, alla vigilia del primo turno delle amministrative che hanno consegnato la città al candidato di centrodestra Roberto Lagalla, è stato arrestato Francesco Lombardo, candidato nelle liste di FdI per il comune. L’accusa è quella di voto di scambio: secondo gli investigatori, Lombardo il 28 maggio avrebbe incontrato il mafioso Vincenzo Vella, boss di Brancaccio con tre condanne alle spalle per associazione mafiosa, e gli avrebbe chiesto sostegno alle elezioni del 12-13 giugno. Il partito si è definito “parte offesa” nella vicenda: “Chiunque si avvicini a Fratelli d’Italia deve sapere che la criminalità organizzata è il nostro primo nemico” ha scritto FdI in un comunicato.

Qualche problema giudiziario lo hanno avuto anche due parlamentari: Tommaso Foti e Salvatore Caiata, entrambi deputati. Foti è indagato da febbraio in un’inchiesta sui lavori pubblici della procura di Piacenza: è accusato di corruzione e traffico di influenze per fatti avvenuti tra l’aprile e dicembre 2019. Secondo i pm, il parlamentare, eletto nel 2018, “sfruttando la sua relazione di cointeressenza politica esistente” con Erika Opizzi, assessora comunale all’Urbanistica di Piacenza e anche lei di Fdi, si sarebbe fatto indebitamente promettere dall’imprenditore Nunzio Susino il pagamento di somme di denaro “per se stesso o per il partito Fratelli d’Italia, anche quale finanziamento della successiva campagna elettorale” quale prezzo “della propria mediazione illecita” verso la Opizzi (“Ce l’ha in mano lui… ce l’ha messa lui”, sosteneva l’imprenditore) e i funzionari comunali, affinché il Comune di Piacenza disponesse il mutamento di destinazione d’uso di alcuni terreni. Caiata, ex presidente del Potenza Calcio, invece si era candidato nel 2018 con le liste del Movimento 5 Stelle ma quando era emersa un’indagine a suo carico della procura di Siena per riciclaggio era stato espulso dall’allora capo politico Luigi Di Maio per aver omesso quelle informazioni. Poi quell’inchiesta era stata archiviata nell’agosto 2018. Era stato eletto lo stesso e dopo un periodo al gruppo Misto, Caiata nel maggio 2019 aveva deciso di sposare la causa di Fratelli d’Italia: nel 2021 poi la procura di Siena lo aveva indagato per autoriciclaggio nell’inchiesta Hidden Partner che coinvolgeva anche imprenditori stranieri che avevano investito nella città toscana. Caiata così ha deciso di rimettere nelle mani di Meloni il mandato di segretario regionale della Basilicata di FdI, ma non di dimettersi da deputato.

Anche a livello territoriale Fratelli d’Italia non si è fatta mancare niente. Il 10 giugno il Tribunale di Asti ha condannato Roberto Rosso, ex sottosegretario berlusconiano e poi assessore regionale del Piemonte, a 5 anni per voto di scambio politico-mafioso. Va detto però che il partito di Giorgia Meloni ­ che lo aveva fatto eleggere ­ prima lo ha espulso e poi si è costituito parte civile al processo “Carminius-Fenice” sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta nel torinese. In Calabria invece FdI nel 2017 aveva imbarcato l’avvocato ed ex parlamentare berlusconiano Giancarlo Pittelli, oggi imputato nel processo Rinascita-Scott a Catanzaro, prima che quest’ultimo nel 2021 decidesse di tornare nel suo partito d’origine, cioè Forza Italia. Il partito di Giorgia Meloni aveva prontamente allontanato (anche a scopo “cautelativo”) anche l’ex consigliere regionale Alessandro Niccolò, arrestato per associazione mafiosa nel luglio 2019 nell’ambito dell’operazione “Libro Nero” coordinata dalla Dda di Reggio Calabria contro la cosca Libri: Niccolò è uscito dal carcere nel dicembre scorso.

In Campania le cose non vanno tanto meglio. Il 16 giugno il consigliere comunale di Battipaglia (Salerno) Franco Falcone è stato arrestato con l’accusa di concussione e la coordinatrice locale Annalisa Spera ha chiesto la sospensione del consigliere dal partito. Per l’ex candidato alla Camera ed ex consigliere regionale Luciano Passariello, invece, a febbraio la procura di Napoli ha chiesto il processo nell’ambito dell’inchiesta sullo smaltimento dei fanghi in regione.

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