“Voi”, “Voi altri”, “Me li raccogliete (i voti, ndr)”, “A me interessa la famiglia: voi siete una sassulata (tanti, ndr)”. Quando Francesco Lombardo, candidato di Fratelli d’Italia al consiglio comunale di Palermo parla con il boss del mandamento di Ciaculli-Brancaccio, Vincenzo Vella, utilizza sempre il plurale, un particolare che non è sfuggito agli inquirenti. “Volendosi con ciò riferire proprio alla mobilitazione della famiglia mafiosa di Corso dei Mille”, scrive così il gip, Lirio Conti. Quel “voi altri” d’altronde è inserito in un contesto preciso: “E certo! Non mi sono messo sempre a disposizione con voi altri a prescindere della politica?”. Cerca voti Lombardo per potere accedere al consiglio comunale di Palermo, lo fa rivolgendosi a “voi altri” verso i quali è stato sempre a disposizione. Mentre traccia la mappatura del consenso che sta ottenendo nel capoluogo siciliano: “Ovunque! Ovunque! Mi stanno aiutando in tutte le zone di Palermo, tu lo sai. Ovunque, allo Zen… ovunque!”.

Questo è lo spaccato che emerge dalla richiesta di arresto con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso piombata nell’ultimo giorno di una campagna elettorale pesantissima, in cui il convitato di pietra è stato proprio l’argomento mafia. Poi però sono arrivati lo scorso mercoledì l’arresto con la stessa accusa di Pietro Polizzi, candidato di Forza Italia, e venerdì pomeriggio quello di Lombardo. La competizione elettorale è agguerritissima, con 9 liste solo a favore del candidato del centrodestra Roberto Lagalla, tra cui quella di Fratelli d’Italia, dove figura il nome di Lombardo. Un candidato navigato nel mondo della politica locale, che già era stato consigliere nel vicino comune di Villabate. Spinto verso la politica da “sani principi morali”, spiegava ai suoi contatti social. “Migliaia sono i motivi che mi spingono a fare questa scelta – scriveva in un post – tutti racchiusi in un solo vero motivo, l’amore per questa Città dove sono cresciuto tra la gente umile come me che mi ha visto crescere, studiare, lavorare, e formare una famiglia con sani principi morali”. Assieme a Lombardo è stato arrestato Vincenzo Vella, 57 anni, libero solo grazie a un cavillo giudiziario: il gip e il gup coincidevano nel suo procedimento. Così, grazie a questo vizio di forma, Vella era libero nonostante una condanna a vent’anni per mafia (la terza condanna emessa nei confronti da Vella).

La Dda di Palermo, guidata da Polo Guido, aveva chiesto e ottenuto di intercettare alcuni soggetti nell’ambito di un’investigazione più ampia sull’associazione mafiosa. Per questo il cellulare di Vella è sotto controllo da parte della squadra mobile di Palermo, quando il 28 maggio, alle 14.40, il candidato di Fdi va dove è solito stazionare Vella, ovvero nei pressi di una bancarella di frutta e verdura di Corso dei Mille. Lombardo indossa una maglietta bianca e dei pantaloni neri, scende dalla sua panda e si avvicina a Vella, che si allontana dal bancone della frutta e iniziano così a parlare in disparte. Gli uomini della Mobile fotografano tutti i movimenti dei due.

Attraverso il cellulare di Vella ascoltano la conversazione. “Quelli nostri… tutti li prendi”, così lo conforta Vella, dopo che Lombardo ha usato argomenti convincenti: “Se salgo io… io sono in commissione urbanistica. Sono all’edilizia privata, hai capito che appena qua c’è un problema io salto”. “Sì, il suolo pubblico te lo puoi sbrigare?”, chiede allora il mafioso. “E certo! Non mi sono messo sempre a disposizione con voi altri a prescindere della politica?”. Una conversazione che secondo gli inquirenti lascia poco spazio all’interpretazione e per questo il gip sottolinea: “A fronte della chiara domanda del mafioso di risolvere, ove letto, le pratiche amministrative che evidentemente riguardavano l’uso di un suolo pubblico, il Lombardo manifestava senza riserve la sua piena disponibilità, ricordandogli che egli in realtà a disposizione della consorteria lo era sempre stato”. Mentre Vella è cristallino: “Io sono… per te sì, per loro no… non ne voglio sapere… non hanno niente da darmi, non ho niente da dargli”. Un do ut des messo nero su bianco nella richiesta della cattura di Vella e Lombardo a due giorni dalle elezioni. “Io penso per me”, gli diceva il candidato, riferendosi alla sua elezione: “Io a te”, rassicurava il mafioso. Un siparietto che ha sigillato la chiusura della campagna elettorale in quella Palermo che lo scorso 23 maggio celebrava i trent’anni dalla strage di Capaci.

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