di Giovanni Ceriani

In occasione della giornata del ricordo della strage di via D’Amelio e della barbara ma prevista uccisione di Paolo Borsellino, con tutti i segreti e depistaggio di Stato che ne seguirono, mi permetto di portare alla vostra memoria un fatto di un anno fa. Era il 19 gennaio del 2021 e Giuseppe Conte teneva il suo ultimo solenne ed eticamente teso discorso al Senato per provare a strappare quella fiducia e suscitare quel moto di responsabilità e di dignità che poi, come abbiamo visto, non si è avuto, abbattuto dai colpi del primo “Conticidio” con le sue vergognose e tentacolari trame.

In quel bellissimo discorso, che confronterò con quello di Mario Draghi di domani, accanto ai riferimenti di politica economica, politica sociale e politica ambientale vi è questo passaggio e ricordo di Paolo Borsellino. L’occasione era quella dell’anniversario della sua nascita (19 gennaio 1940) e Giuseppe Conte la richiamò e onorò prima affermando che “la mafia è un virus peggiore del Covid” e poi che il suo governo aveva proprio nella lotta alla mafia la sua “dimensione ontologica”, il suo Dna. Che questo sia stato vero è stato confermato dai fatti e dal sovversivismo dei gruppi dominanti proprio contro Conte e quel governo. E pure confermato dai fatti seguenti con il ritorno del Grande Centro, il recupero di Forza Italia, la prima riforma Cartabia e altre azioni cui i magistrati antimafia si sono opposti con tanta forza in quest’ultimo anno.

Vediamo domani chi starà con Conte dalla parte della giustizia sociale e dell’antimafia reale e chi invece diserterà il campo con la solita omertà compiacente e la vorace brama di spartirsi i fondi del Pnrr, passando sopra principi, valori, onestà e legalità.

E quindi chiudo con le parole di Conte che cita appunto Borsellino in una delle sue più belle frasi: “La lotta alla mafia deve essere un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”. Queste parole e questa missione costarono la vita a Borsellino e pure il governo a Conte.

Da allora la mafia è scomparsa dai radar dell’agenda di governo, e pure dai media, se non fosse per le iniziative di Conte e dei Cinquestelle per contrastare il nuovo processo di restaurazione volto a smantellare la legislazione antimafia, indebolire i magistrati antimafia, svilire la cultura antimafia. Domani sarà un altro giorno della verità. In un modo o nell’altro l’impegno e la battaglia di Conte e dei Cinquestelle proseguirà. Ora deve decidere Draghi se farlo con loro, sostenendone le battaglie e così nobiliare anche se stesso, oppure tradire loro e con loro tradire (o svelare) se stesso.

Ps. Ricordo al volo, in aggiunta a quanto fin qui detto, che il reddito di cittadinanza è il primo presidio antimafia e chi lo snobba o lo indebolisce lavora oggettivamente per la mafia. Ecco qui il secondo Conticidio, quello che forse andrà in onda domani, quando i Cinquestelle saranno buttati definitivamente fuori dalle stanze del potere. Con gran sollievo del potere, appunto.

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