Finalmente o purtroppo? Sono combattuto se esultare o preoccuparmi perché dal 1°luglio 2022 le banche per confermare i finanziamenti già in essere alle imprese, i cosiddetti “fidi validi fino a revoca”(scoperti di conto, anticipi fatture, anticipi fornitori), hanno bisogno del business plan!

Estrema sintesi di ciò che indicano le nuove “Guidelines on Loan and Monitoring” (LOM), redatte dall’European Banking Autority (EBA), entrate in vigore, a dire il vero, il 1° luglio 2021 ma operative per i prestiti già esistenti e per quelli che richiedono rinegoziazioni o modifiche contrattuali solo da due giorni.

E’ una vera e propria rivoluzione di cui si è parlato poco finora. Una rivoluzione che riguarda il sistema bancario e il mondo delle imprese, tra cui quelle meno attrezzate ad affrontare il cambiamento sono sicuramente le piccole e medie realtà aziendali.

Le linee guida EBA nascono con l’intento di migliorare le prassi, la governance e i processi adottati dalle istituzioni finanziare in fase di concessione e monitoraggio del credito. E qui l’avverbio “finalmente” ci sta tutto! Una speranza più volte riposta su questo blog. Con le nuove linee guida EBA cambia, infatti, radicalmente la disciplina ed i criteri della concessione del credito nonché la cultura e l’ambito di operatività delle Banche. Nell’ambito dell’analisi del rischio di credito del cliente, si è rivolto alle banche l’invito di “valutare la capacità attuale e futura del cliente”, con l’obiettivo finale di “promuove un approccio proattivo al monitoraggio della qualità creditizia, individuando per tempo il credito in via di deterioramento”.

Attraverso queste linee guida dell’EBA, le banche valuteranno il merito creditizio non più solo su una analisi storica delle performance aziendali e cioè sull’ultimo bilancio depositato che, se tutto va bene, si riferisce all’esercizio 2021 (sono passati già sei mesi) e sulle garanzie reali (pegno e ipoteca) prestate dall’impresa sino ad ora considerate una risorsa per fronteggiare l’eventuale insolvenza del creditore, ma solo considerando piani e prospettive affidabili e comprovati che le imprese dovranno presentare.

Pertanto risulterà necessario analizzare il business plan dell’azienda, il documento che presenta il progetto di impresa al fine di valutarne la fattibilità, la redditività e la sostenibilità. In altri termini, per ottenere un finanziamento non interessa più sapere solo quanto hai guadagnato fino a 12 mesi fa ma soprattutto interessa ipotizzare uno scenario per capire quanto guadagnerai nei prossimi tre anni.

E questo cambio culturale impone alle banche un preciso salto in avanti di conoscenze operative per diffondere la metabolizzazione delle nuove competenze. Saranno sempre più necessari, nelle stanze dei deliberanti creditizi, i “segment manager” con competenze specifiche a seconda del segmento di clientela, della tipologia di assistenza richiesta, della dimensione e del rischio credito connessi.

Non puoi essere un tuttologo e capire come si evolverà il mercato delle imprese funerarie o quello dei trasporti su terra o ancora quello delle imprese di costruzioni.

Ci dovranno essere strumenti e competenze che permetteranno alle banche di capire il mercato di riferimento della azienda richiedente. Allo stato sono poche (eufemismo) le banche in grado di valutare prospetticamente la potenzialità di un mercato. Ecco perché gli Istituti di Credito, secondo quanto stabilito dall’EBA, avranno tempo fino al 30 giugno 2024 per adeguare i loro modelli di monitoraggio.

Nel frattempo, una situazione molto italiana, si è partiti e, purtroppo, ecco l’avverbio che preoccupa, tali cambiamenti rifletteranno la loro influenza rispetto alle imprese che dovranno adeguarsi per poter ottenere la concessione del credito richiesto.

Laddove ancora si fa fatica a conoscere un numero che esprima la redditività consolidata dell’azienda (i piccoli imprenditori imparano a memoria solo il dato del fatturato), ora, all’improvviso, senza una adeguata campagna di informazione, si chiede addirittura una previsione (che non è una profezia) sul reddito prospettico e una analisi di sensitivity (“cosa succederebbe se…?) per cogliere possibili scenari impattanti sul futuro!

Sono ancora poche le piccole imprese che chiedono una collaborazione professionale per la redazione di un business plan realistico, un documento di programmazione, che determini gli obiettivi che l’imprenditore può raggiungere (e non vorrebbe raggiungere) con la sua impresa, la strategia, compresa una proiezione di fabbisogno finanziario a medio termine, concreta che intende adoperare per raggiungerli nonché tutti i problemi e i pericoli che potrebbero presentarsi durante questo percorso.

Quante favole ho letto nei business plan che mi sono stati sottoposti durante il mio percorso professionale! E’ vero che un imprenditore deve essere capace di sognare (non a caso si parla di mission e di vision) ma c’è una netta differenza tra ipotizzare e vaneggiare. Ma è credibile questo documento? E’ costruito con professionalità e competenze? O ci affidiamo a chi, legato ad un mondo che non c’è più, continua a produrre delle “favolette” che faranno sorridere i potenziali finanziatori?

Sono queste le domande che dal 1° luglio ogni imprenditore deve porsi prima di presentarsi in banca. Altrimenti perde tempo e soldi.

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