Le ultime indiscrezioni su Draghi fanno immaginare operazioni di palazzo attive, da parte del presidente del Consiglio, sulla vita delle forze politiche, per spingerle a rafforzare le componenti interne che agiscono a tutela dell’élite.

Negli ultimi mesi abbiamo visto un degrado dell’azione politica del governo in questa direzione. Siamo partiti con il pieno sostegno al Reddito di cittadinanza e ad una misura come il Superbonus che funzionava, mentre le politiche del Conte 2 portano alla diminuzione delle disuguaglianze, certificata dall’Inps. Col passare del tempo, nella scelta degli interlocutori e dell’azione strategica e nell’uso dei fondi del Pnrr, il presidente del Consiglio ha messo al centro le multinazionali del Paese, penalizzando quei settori imprenditoriali che veramente si stanno muovendo all’insegna della Transizione green.

Pensiamo a tutte quelle imprese edili che hanno innovato la propria azione sul risparmio energetico e sugli impatti ambientale e l’uso di energie alternative che sono state ostacolate da tutti gli interventi normativi restrittivi sul Superbonus. Se siamo partiti con la volontà di avere un ministro della Transizione ecologica non è perché volevamo solo un titolo sul giornale ma auspicavamo e auspichiamo un’azione che sia orientata alla Transizione ecologica che deve coinvolgere tutto il Paese e non solo i grandi player o le lobby nazionali. Bisogna coinvolgere tutti i soggetti a partire dall’associazionismo ambientale, che in più di una occasione sono state mortificante dalle parole del ministro Cingolani, fino alle imprese, piccole e medie, che puntano sull’innovazione.

Se spostiamo le risorse del Pnrr verso le classiche aziende che hanno fatto il bello e cattivo tempo nel nostro paese, teniamo fuori tutte le pmi che investono e rischiano in proprio e che stanno facendo sforzi enormi sulla via della Transizione.

In questo momento ci sono temi importanti, su cui Conte e il M5S hanno richiamato l’attenzione, per quanto riguarda la tutela dei cittadini. Parlo dei lavoratori che guadagnano pochi euro l’ora e per i quali chiediamo da tempo un intervento per un salario minimo. Mi aspetterei delle parole chiare da Draghi sulle disuguaglianze che ritornano a galoppare nel Paese. Ma soprattutto, il presidente Draghi deve chiarire il ruolo che ha avuto nell’influenzare la vita politica e democratica della nostra comunità M5s al nostro Presidente Giuseppe Conte quando lunedì lo incontrerà.

Se il premier ribadisce che “non c’è Governo senza i Cinque Stelle” significa che il M5S è fondamentale per l’azione del governo, ed allora lo sono anche le sue misure. Di conseguenza serve un’azione più incisiva verso le Regioni, che non procedono con le assunzioni nei Centri per l’Impiego, verso le forze politiche di questo governo che ostacolano il Reddito di cittadinanza, perché non fanno un danno al M5S ma ai cittadini e alle imprese.

Contro il M5S in questo momento c’è una morsa a tenaglia a causa delle battaglie che stiamo conducendo a vantaggio di cittadini che non hanno lobby che li difendano. Ci sono forze politiche che vogliono indebolire il M5S e la possibile intromissione di Draghi nella nostra vita politica lancia un’ombra anche sul Presidente del Consiglio. Ma se il M5S si indebolisce, si indeboliscono le battaglie degli ultimi di questo Paese.

Non mi stupisce l’avversità delle destre al salario minimo, perché immaginano, probabilmente, che il rapporto di lavoro possa fondarsi su un rapporto di forza che conduca allo sfruttamento. Il M5s deve vincere questa battaglia con il sostegno dei cittadini, che dobbiamo coinvolgere anche in iniziative di piazza.

Lo stesso Pd dovrebbe chiarire cosa intende fare per i lavoratori che hanno stipendi sotto la soglia di povertà. Dovrebbe essere più incisivo insieme a noi sul Superbonus. E parlare meno di campo largo e alleanze, e più dei problemi dei cittadini che potremmo risolvere insieme.

Quando un cittadino va a votare deve valutare la proposta politica più seria che si immagina alla guida del Paese e non fare una scelta di convenienza verificando le coalizioni che questa legge elettorale impone mettendo forze antagoniste insieme solo per motivi di convenienza. Questa legge elettorale è causa anche dei continui cambi di governo in questa legislatura e tutte le forze politiche dovrebbero sostenere una legge elettorale proporzionale.

Nel frattempo, il Parlamento italiano può riscattarsi su due temi che rispondono a battaglie di civiltà. Il primo è lo ius scholae.

Io ho insegnato nelle scuole superiori. E all’ultimo anno mi capitava che studenti stranieri in gamba mi pregassero che li bocciassi per evitare di perdere il diritto alla cittadinanza e la possibilità di restare in Italia. Non è possibile che investiamo nella formazione di tanti ragazzi stranieri e poi diciamo a loro arrivederci e grazie. Se usciamo dalle ideologie e dalle strumentalizzazioni della destra mi sembra impossibile che qualcuno si possa opporre a una norma di civiltà di questo tipo.

E poi c’è il tema della cannabis sollevato da una partecipazione straordinaria dei cittadini che in pochi giorni hanno raccolto più di un milione di firme per un referendum che non si è potuto celebrare. Sarebbe vergognoso se il Parlamento non se ne occupasse.

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