In Italia forse pochi lo sanno o fanno finta di non sapere che esiste una codifica del canone sostenibile, ovvero ufficialmente fin dal 1999 e in attuazione dell’articolo 11 della legge 431 del 1998, che istituiva il contributo all’accesso alla locazione (comunemente definito contributo affitto). Quindi un riferimento normativo che dica chiaramente cosa è un canone sostenibile esiste da 23 anni.

Andiamo a vedere cosa dice il decreto del 7 giugno 1999 dell’allora Ministro Micheli ai lavori pubblici (l’attuale Ministero delle infrastrutture). I beneficiari del contributo affitto sono stati, sulla base di quanto previsto dal decreto ministeriale, suddivisi in due fasce:

a) coloro con reddito annuo imponibile complessivo non superiore a due pensioni minime INPS, rispetto al quale l’incidenza del canone di locazione risulti non inferiore al 14 per cento;

b) coloro con reddito annuo imponibile complessivo non superiore a quello determinato dalle regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, rispetto al quale l’incidenza del canone di locazione risulti non inferiore al 24 per cento.

Il decreto del 1999 è chiarissimo: hanno diritto al contributo affitto tutti coloro che, se hanno un reddito fino a due pensioni minime, hanno un affitto che incide oltre il 14% del loro reddito; coloro che hanno un reddito superiore a due pensioni minime ma inferiore al limite di accesso ad una casa popolare hanno diritto al contributo qualora l’affitto incida sul reddito per oltre il 24%.

Quindi l’affitto non dovrebbe mai incidere per oltre il 14% o 24% del reddito complessivo famigliare. Ma andiamo nel concreto.

Oggi due pensioni minime rappresentano un reddito aggiornato al 1° gennaio 2022 di 523,83 euro mensili, equivalenti a 6.809,79 euro annui. Quindi in questo caso la famiglia dovrebbe pagare un affitto non superiore a euro 73,33 mensili, la restante parte dell’affitto dovrebbe essere coperta dal contributo affitto. Nel secondo caso, prendiamo ad esempio il limite di accesso ad una casa popolare prevista nel Lazio: il limite di reddito è fissato ad oggi a euro 20.876,99 convenzionali, più 2mila euro per ogni famigliare a carico. Questo vuol dire che se prendiamo ad esempio una famiglia di lavoratore dipendente, con tre componenti e un figlio e moglie a carico, con un reddito di 24.876,99, questi dovrebbero pagare un canone non superiore a 497,58 euro mensili e la differenza rispetto all’affitto reale dovrebbe essere pagata dal contributo affitto.

Questo avviene? No.

In Italia siamo bravi a fare leggi anche avanzate con affermazioni roboanti: “Basta case popolari, da oggi il mercato delle locazioni sarà moderno e i contributi affitto saranno l’alternativa alle case popolari, perché gli affitti saranno sostenibili”. Nella realtà dal 1999 ad oggi questo non è successo. L’affitto sostenibile non è stato reso sostenibile perché le risorse destinate al contributo affitto sono state insufficienti; perché i contributi arrivano dopo anni; il loro importo non supera mediamente le poche centinaia di euro all’anno, e questo in un contesto in cui non si sono più realizzate case popolari e gli sfratti per morosità sono diventati il 90% delle sentenze emesse ogni anno. Addirittura ci sono stati anni nei quali il fondo contributo affitto non è stato neanche finanziato con un euro, come avvenuto negli anni 2012, 2013, 2016, 2017, 2018. E che dire del fatto che al 31 maggio 2022 i 330 milioni destinati al contributo affitto per l’anno 2022 non sono stati ancora neanche ripartiti alle regioni?

Si tratta in sintesi del fallimento dell’idea liberista che considera l’edilizia residenziale pubblica un orpello, un prodotto del Novecento che va abbandonato perché non moderno. Chissà che ne pensano le 650.000 famiglie nelle graduatorie per una casa popolare, tutte con redditi da contributo affitto, che si ritrovano a dover pagare affitti di mercato o poco meno, magari poi andando incontro a sfratti per morosità, perché un affitto sostenibile non hanno mai potuto pagarlo, nonostante dal 1999 fino ad oggi ai contributi affitto sono stati destinati circa 4 miliardi di euro…

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Niente assegno unico ai tutori di un orfano di femminicidio: l’Inps prima versa 175 euro, poi chiede di restituire i soldi

next
Articolo Successivo

Cognome della madre e del padre, la Consulta: “Impellente legge per evitare moltiplicazioni”

next