La guerra è tutt’altro che finita. Anzi: “Sarà sanguinosa, si combatterà, ma si concluderà definitivamente con la diplomazia”. E la diplomazia ora è possibile, assicura Volodymyr Zelensky. A cinque giorni dalla “sola scelta delle armi” evocata dalla sua vicepremier Iryna Vereshchuk, il presidente dell’Ucraina sembra aprire alla via del dialogo. Sempre che dall’altra parte Vladimir Putin risponda affermativamente. E in questo senso la presa di Mariupol e la cattura dei combattenti di Azov, spendibili come simbolo della “denazificazione” del Paese usata come alibi per l’invasione, possono rappresentare una svolta.

E proprio la salvezza dei combattenti che hanno resistito dentro l’acciaieria Azovstal è uno degli snodi anche per Zelensky: “I negoziati con la Russia sono possibili, in quanto è stata rispettata la condizione posta e le vite dei difensori di Mariupol sono state preservate”, ha affermato nel corso di un’intervista al canale Ictv. “Ci sono cose che non saremo in grado di portare a termine se non al tavolo dei negoziati. Noi vogliamo indietro tutto, la Federazione russa vuole non dare niente”, ha precisato. Finora Zelensky si era sempre detto scettico sulla possibilità di un tavolo, lasciando intendere di sperare in una vittoria sul campo.

Venerdì l’editorial board del New York Times – ignorato in Italia dal sistema dei media e ripreso con un articolo solo da ilfattoquotidiano.it – aveva espresso preoccupazione per la durata del conflitto in un editoriale intitolato “La guerra in Ucraina si sta complicando, e l’America non è pronta”, in cui si invitava il presidente Usa Joe Biden a spingere Zelensky a “una valutazione realistica dei suoi mezzi e di quanta più distruzione può sopportare l’Ucraina”. Una presa di posizione da parte di uno dei principali media mondiali al quale ha risposto il capo negoziatore ucraino e assistente di Zelensky, Mykhaylo Podolyak, su Twitter: “Oggi qualunque concessione alla Russia non è una strada verso la pace, ma una guerra rinviata per molti anni”, ha scritto sottolineando che “l’Ucraina non baratta la propria sovranità né i territori e gli ucraini che vi vivono”.

Quindi la citazione del quotidiano statunitense, secondo cui probabilmente l’Ucraina dovrà fare concessioni territoriali per fermare l’invasione: “È un peccato che dobbiamo spiegare una cosa così semplice a media così rispettabili come il New York Times”. Pensare che l’Ucraina possa sconfiggere la Russia e riconquistare tutti i territori, compresa la Crimea, “non è un obiettivo realistico”, ha sostenuto il Nyt spiegando che la Russia resta “troppo forte” e che Putin “ha investito troppo prestigio personale nell’invasione per fare marcia indietro”.

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