Come a Trento nel 2018? Dopo il raduno di 400mila alpini che si è svolto a Rimini lo scorso fine settimana, almeno 150 donne hanno raccontato di essere state molestate dagli alpini e di aver ricevuto ingiurie a sfondo sessuale. Trattate come prede, strattonate, inseguite nei vicoli, insultate. Le attiviste di Non una di meno hanno aperto su Instagram un canale dedicato alla testimonianze di tutte coloro che hanno subito molestie sessuali e ne è seguito un carosello di dichiarazioni da parte delle istituzioni e attestati di solidarietà d parte della rete DiRe e dei Centri antiviolenza.

Le donne della Conferenza del Pd di Rimini, fazzoletti alla mano, sono corse a detergere la fronte madida di imbarazzo dei vertici dell’Ana, l’Associazione nazionale degli alpini che l’importante non è la violazione dei diritti delle donne ma la loro reputazione: “Intendiamo dissociarci da toni accusatori, tesi ad incrementare un clima di polemica generalista e qualunquista, che getta un inaccettabile discredito verso un Corpo dal valore riconosciuto e indiscusso del nostro Esercito” ed hanno invitato le vittime di molestie a non denunciare sui social “veicolo di informazioni approssimative e fuorvianti” bensì all’autorità giudiziaria. Ora i panni sporchi vanno lavati in Procura.

“Dopo il week end, Rimini è sotto choc – ha detto Roberta Calderisi, presidente del Centro antiviolenza ‘Rompi il silenzio’ – Stanno finalmente arrivando le prime denunce il focus deve restare sulle donne che hanno avuto fiducia in se stesse e nella loco comunità. Non sono loro che si devono vergognare, noi ci siamo”. Quando le donne rompono il silenzio devono avere molta forza per superare il muro di gomma sul quale rimbalza una voce che rischia ogni volta di spegnersi.

Una bella fetta di società si aspetta ancora che le donne tacciano o tuttalpiù sussurrino prudentemente se la denuncia può ledere l’immagine di qualche istituzione o toccare qualche potente: “ma che vuoi che sia una toccata di culo“, “v0levano solo farti un apprezzamento”, “fatti una risata”, “sono alpini, quelli che fanno le tende per gli sfollati” ecc.

L’imbarazzo di alcuni politici è palpabile, ci sono di mezzo le divise. Matteo Salvini non ha visto traccia di immigrati e ha esalato su Facebook un “Viva gli Alpini” strizzando l’occhio a quei mattacchioni che di nero hanno solo la penna sul cappello. Il generale Figliuolo avvicinato da un giornalista di Fanpage non ha proferito verbo, l’Ana alla terza scusa, ha cucito una toppa peggio del buco: “Nessuna denuncia alle autorità, quasi fisiologico che possano verificarsi episodi di maleducazione quando ci sono tante persone presenti” è seguita secca la risposta di Elly Schlein, vice presidente della Regione Emilia-Romagna: “Non servono atti formali per approfondire cosa è accaduto”.

L’ultima scusa dell’Ana è stata quella di attribuire la colpa a giovani malintenzionati che si sarebbero imbucati alla festa per allungare le mani sulle donne. E quei sessantenni che, secondo una testimone, hanno inseguito delle ragazze in un vicolo, esaltando la grandezza dei loro genitali? E quegli altri anziani in divisa che hanno assistito alle molestie e si sono girati dall’altra parte?

Chiara Bellini, la vice sindaca di Rimini, preoccupata come la Conferenza delle donne del Pd riminese, della reputazione degli alpini, ha detto che non si deve criminalizzare tutto il corpo degli alpini per i gesti di alcuni. Lapalissiana morale. Non tutti gli alpini e nemmeno tutti i tifosi se è per questo, ma nel novembre del 2021 davanti allo Stadio di Firenze, decine di uomini hanno molestato la giornalista Greta Beccaglia alla fine della partita; l’ultimo dell’anno a Milano, decine di giovani, stranieri e italiani, hanno molestato ragazze che desideravano festeggiare il nuovo anno in piazza Duomo.

In queste ore Non una di meno ha denunciato alcuni episodi di molestie sessuali commesse da artisti nei confronti di volontarie durante l’Eurovision Song Contest. I fatti sarebbero avvenuti in occasione del party inaugurale di domenica scorsa alla Reggia di Venaria. Alessandra Aires funzionaria comunale però ha smentito: “Si è trattato di qualche commento sopra le righe (forse è ‘fisiologico’ anche questo?) ma tutto riconducibile all’entusiasmo della festa”.

L’Istat ha rilevato che 6milioni e 788mila donne hanno subito nel corso della loro vita una qualche forma di violenza, il 13,2% da parte di estranei. Che avvenga tra le mura di casa o in strada è un fenomeno strutturale ma ogni volta che le donne prendono la parola pubblicamente sulla violenza maschile invece di interrogarci su cosa si deve fare per garantire i loro diritti ci si preoccupa dello scandalo, della reputazione maschile, si insinuano dubbi sulla veridicità delle loro testimonianze, si minimizza.

Quando si potrà affrontare il problema senza reticenze, negazioni, mezze verità? Ci sono uomini che in gruppo tirano fuori il peggio di sé, anche insospettabili perché si sentono protetti dal branco e forse sarebbe più opportuno dire che i gruppi maschili canalizzano facilmente logiche di dominio o di sopraffazione e la misoginia e la violenza contro le donne cementano complicità e alleanze.

Se vogliamo cambiare le relazioni tra uomini e donne dobbiamo affrontare questo problema e farne un tema politico e sociale centrale in ogni democrazia. E’ dannatamente avvilente che le donne non solo non possano sentirsi sicure e libere nello spazio pubblico e debbano avere ancora paura degli uomini. Una indagine di Save the children ha rilevato che il 70% delle ragazze e si è sentita a disagio per le avance di un adulto di riferimento.

E tutto questo non è avvilente per gli uomini?

@nadiesdaa

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