L’ingresso dei tank russi dal nord dell’Ucraina, attraverso il confine bielorusso, è avvenuto il giorno dopo l’annuncio dell’Operazione militare ‘speciale’ da parte del presidente russo Vladimir Putin. Prima i mig e gli elicotteri in perlustrazione, poi l’ingresso dei tank e l’occupazione della parte di territorio che da Cernobyl scende fino alle porte della capitale, dove i russi sono stati fermati e respinti. Gli occupanti hanno definito una strategia territoriale insediandosi in alcuni punti strategici della zona e fissando le basi operative. Nell’area tra Zdvyzhivka e Hostomel hanno creato la base per la movimentazione degli elicotteri e il punto da dove bersagliare l’aeroporto di Hostomel, distante pochi chilometri.

Uno dei tre aeroporti che servivano Kiev, famoso per la presenza del grande aereo Antonov poi distrutto e i resti mostrati successivamente alla liberazione dell’area. A Zdvyzhivka, proprio nel cuore del piccolo paese agricolo, i russi hanno stabilito una base logistica e militare occupando, tra gli altri, il capannone che ospitava un mobilificio. Dentro l’edificio i soldati russi hanno vissuto per circa un mese, avevano le loro scorte, si scaldavano con la paglia e quando se ne sono andati hanno distrutto i macchinari nuovi di zecca acquistati dal titolare dell’impresa. Nello stesso perimetro sono stati dati alle fiamme alcuni mezzi, tra cui un paio di cingolati, oltre alla presenza di due autobus bianchi usati per i trasporti e poi abbandonati. Sulla carrozzeria i classici disegni delle ‘V’ nere. L’area è a rischio e deve ancora essere sminata.

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