“Uscire dalla logica dei blocchi, rifiutare le pratiche da nuova guerra fredda e mettere al centro il multilateralismo, il dialogo e la cooperazione”. Sono le linee guida che Fabio Massimo Parenti – professore associato di economia politica internazionale alla China Foreign Affairs University di Pechino – invita a “prendere in prestito” dalla politica estera cinese, in un lungo post sul blog di Beppe Grillo intitolato “Il ruolo della Cina nella crisi russo-ucraina”. Che si apre con una recentissima citazione del presidente Xi Jinping: “I Paesi di tutto il mondo sono come i passeggeri a bordo della stessa nave che condividono lo stesso destino. Affinché la nave resista alla tempesta e salpi verso un futuro radioso, tutti i passeggeri devono lavorare insieme. L’idea di buttare qualcuno fuori bordo è semplicemente non accettabile”, ha detto lo scorso 21 aprile nel consueto linguaggio immaginifico. Secondo Parenti, quello di Pechino è “un approccio unico ed efficace per costruire la pace” attraverso “la stabilizzazione dei rapporti internazionali”: “La Cina, con l’estensione delle nuove vie della seta a più di 140 paesi, è divenuta la principale promotrice di una globalizzazione inclusiva e il primo polo economico mondiale senza mai indulgere ad espansione militare, guerre di invasione, strategie di “blocco”, imposizione di modelli“, scrive.

“Purtroppo – argomenta – l’Occidente non sta investendo in piani per l’integrazione tra popoli, Paesi, economie, ma sta scegliendo la corsa al riarmo, che può e dev’essere assolutamente fermata. I Paesi di vecchia industrializzazione teorizzano e praticano la de-globalizzazione, sulla scia degli interessi geostrategici anglosassoni e in antitesi a quelli europei e mediterranei: separazione e fratturazione del continente euroasiatico, dove non a caso sono occorse tutte le principali guerre degli ultimi decenni, al fine di rivendicare un predominio egemonico globale, erososi ma non esauritosi del tutto. Lo hanno fatto, e continuano a farlo, con le guerre commerciali, a suon di sanzioni unilaterali ed arbitrarie, perché motivate da calcolo politico-strategico e pertanto contrarie ai princìpi dei regimi commerciali e finanziari da loro stessi costruiti. Lo hanno fatto, e continuano a farlo, con innumerevoli guerre di invasione, guerre per procura, cambiamenti di regime (cioè colpi di Stato), ecc. Lo hanno fatto, e continuano a farlo, aizzando minoranze, gruppi di estremisti, terroristi, usati alla bisogna. Non controllando più la globalizzazione, i “nostri capi” preferiscono smantellarla, operando a discapito della de-escalation in Ucraina ed a danno dei civili, lanciando invettive, moniti ed insulti, tra uno slogan e un altro”, attacca l’accademico.

La Cina, invece – nota – “continua a suggerire di lavorare insieme per ricostruire un regime di sicurezza regionale sostenibile in Europa e nel mondo” e quindi “è in linea totale con quella che dovrebbe essere la priorità dell’Europa, dei suoi popoli. La Cina sta giocando un ruolo di relativa equidistanza e non seguirà ciecamente quel mondo “liberal-democratico” che ogni santo giorno l’ha aspramente criticata e provocata per la gestione dei suoi affari interni ed internazionali”. In questo contesto, sostiene, “la proposta cinese sembra essere la più equilibrata e in linea con un approccio pacifico alle relazioni internazionali, perché tiene conto degli interessi di tutte le parti coinvolte, dando forma ad un pragmatismo orientato alla pace, più ampio, responsabile e non manicheo. In ultima istanza, la Cina continuerà a rafforzare l’amicizia di ferro con la Russia, traendone eventualmente vantaggio a medio-breve termine (…) ma non potrebbe mai accettare una destabilizzazione del vicino russo, come Washington auspica, ovvero un cambio di regime. Oltre ad inviare aiuti umanitari, la Cina sta rispondendo in modo risoluto alle pressioni americane per isolare la Russia, chiedendo spiegazioni, ad esempio, sui programmi militari batteriologici in Ucraina e nel mondo, e chiedendo di non favorire, con armi, denari e attività di intelligence, un’escalation del conflitto“.

“Solo con uno sforzo collettivo di inquadramento geo-storico dell’attuale crisi, su concause, corresponsabilità e tendenze strutturali di cambiamento del sistema-mondo, sarà possibile trovare soluzioni efficaci di lungo termine, al fine di evitare il riprodursi di sempre nuovi conflitti, come fossimo condannati ad una guerra fredda permanente“, avverte Parenti. “Tuttavia dobbiamo volere la pace non solo per l’Ucraina, ma Per tutti i paesi e le regioni del mondo ancora vittime della iper-competitività strategica del sistema US-Nato. Una reale pacificazione delle relazioni internazionali esige il rispetto reciproco, il dialogo, la cooperazione economica e la risoluzione delle tensioni esistenti per via esclusivamente diplomatica, rifiutando categoricamente qualsivoglia imposizione di un unico modello a tutti”. Pertanto – conclude – “se guardiamo alla destabilizzazione globale generata nei decenni dall’egemone in declino (gli Usa, ndr) e dai suoi più stretti alleati, non possiamo non prendere in considerazione che un mondo più influenzato dalla Cina potrebbe essere caratterizzato da maggiore cooperazione e minore competizione. Ed il principio del rispetto reciproco tra i diversi sistemi politici, che oggi non è soddisfatto, potrebbe divenire una pietra angolare delle relazioni internazionali”.

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