La guerra in corso in Ucraina, che Biden è la Nato vorrebbero continuare sine die, sta evidenziando un forte distanziamento tra forze politiche belliciste e sentimento popolare pacifista. Il Pd appare più che mai in preda a un autentico marasma ideologico. Ne è testimonianza lo sciagurato voto, poi in parte oggetto di pentimento, a favore della nuova Festa degli Alpini in coincidenza colla ricorrenza della battaglia di Nikolajewka, dove il corpo di spedizione italiano in Russia combatté al fianco dei nazisti. Una gravissima offesa – a tutti i giovani italiani, alpini o no, che costretti a partecipare all’infame guerra di aggressione contro l’Unione Sovietica persero la vita da quelle parti. Una tragedia della quale ci sono rimaste le testimonianze autorevoli di protagonisti come Nuto Revelli, Mario Rigon Stern e di Elia Marcelli, che dedicò a quella disgraziata epopea il poema in versi romaneschi dal titolo Li Romani in Russia.

Altra testimonianza dell’evidente scombussolamento imperante è la proposta di Radicali e Più Europa di scendere in piazza il 25 aprile colle bandiere della Nato. Provocazione che sicuramente va respinta colla massima risolutezza, dato che la Liberazione è stata opera delle organizzazioni partigiane – non certo della Nato che allora neanche esisteva – e che la guerra mondiale contro Hitler è stata vinta da una coalizione internazionale della quale il principale protagonista è stata l’Unione Sovietica, che ha pagato con venti milioni di vite il proprio contributo a quella vittoria.

Il generale tedesco Adolf Heusinger, capo di Stato maggiore durante la Seconda guerra mondiale e organizzatore – in quanto responsabile militare di alto livello – delle aggressioni compiute dalla Reichswehr in Russia e altrove, divenne in seguito presidente del Comitato militare della Nato, carica che tenne negli anni dal 1961 al 1963, il periodo più acuto della guerra fredda, caratterizzato dalla crisi dei missili a Cuba. Non si tratta di un caso isolato dato che ovunque, e anche in Italia, la Nato attinse i suoi quadri tra ex nazisti ed ex fascisti dando vita fra l’altro a organizzazioni come Gladio che parteciparono, grazie a personaggi come Licio Gelli, alle stragi e agli attentati fascisti degli anni Settanta e Ottanta, una strategia mirata all’epoca ad escludere il Pci e le forze di sinistra dal governo del Paese.

Esiste peraltro una netta continuità tra le vicende della Seconda guerra mondiale e e quelle attuali. Le testimonianze dei civili del Donbass sequestrati, torturati e assassinati dal Battaglione Azov, i nazisti kantiani di gramelliniana osservanza, dimostrano come quella memoria sia ancora viva. Certamente, come ripeto sempre, esistono anche precise responsabilità del governo russo e di Putin che hanno suscitato una guerra d’aggressione frutto di un nazionalismo non migliore di quello di Zelensky.

In una situazione del genere, del resto, mi pare difficile separare i buoni dai cattivi, come fa invece ogni giorno la propaganda guerrafondaia dei principali media nazionali, che vorrebbe appoggiare una delle due parti in causa mediante l’invio crescente di armi, fino, se necessario, alla Terza Guerra Mondiale. Prospettiva, quest’ultima, irresponsabilmente messa in conto da un ceto politico alla frutta che, pur di non disobbedire ai suoi padroni statunitensi, trascinerebbe tutto il popolo italiano e tutto il Paese verso la catastrofe, economica o bellica.

Nessuno di questi signori, e il discorso vale ovviamente anche per l’Unione Europea nel suo complesso, che pure si riempiono la bocca della parola “democrazia”, si è mai sognato di interpellare il popolo italiano per sapere se effettivamente è disposto a morire per la marionetta statunitense (e dei nazisti ucraini) Zelensky, che da molto tempo sta sabotando, a mio parere su chiara indicazione di Biden, ogni prospettiva di negoziato e di pace.

Sanno benissimo che, se lo facessero, riceverebbero una schiacciante quantità di pernacchie. La gente comune, infatti, vuole vivere e possibilmente bene. Non ha interesse e voglia a ingerirsi in una faccenda sporca e complessa come la guerra in corso, di cui ogni giorno ci raccontano le atrocità, vere o false, commesse da entrambi le parti in conflitto, siano esse Russia o Nato. Uscire da quest’ultima costituisce quindi, a ben vedere, un’esigenza urgente e irrinunciabile se vogliamo recuperare un ruolo attivo del nostro Paese e dell’Europa per l’unica pace possibile, giusta e necessaria, basata sulla neutralizzazione permanente dell’Ucraina e sull’autodeterminazione delle popolazioni del Donbass.

Parole d’ordine sulle quali occorre scendere in piazza il 25 aprile, in continuità colla resistenza democratica, popolare e antifascista, opera dei nostri padri che rischiarono e persero la vita per garantire alle generazioni future il bene inestimabile della pace.

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