Ormai è da più di un mese che, ogni giorno, speriamo di veder finire l’orrendo macello cui invece l’impavido Putin comanda col piglio severo di antenati mai sconfitti. Ed è ogni giorno sempre più convinto che i suoi avversari finiranno con l’arrendersi. Specialmente quelli “occidentali” (come noi) disabituati ormai da un secolo di vita spensierata e agiata ad affrontare ostacoli veri e vita marziale.

Vladimir Putin ha lanciato il 24 febbraio scorso l’ordine di invasione dell’Ucraina certo che sarebbe stata una “passeggiata” e che il suo ardire e la sua tempra lo avrebbero guidato a risistemare le gerarchie in un territorio che la Gran Madre Russia aveva saputo unire ma che l’illusoria unione dei “Soviet” e la proditoria “mollezza” dei suoi governanti hanno infine portato all’autosfacelo.

Putin ha così dato inizio alla restaurazione del vecchio ordine con se stesso seduto in cabina di regia al massimo livello. Gli ucraini si stanno dimostrando più coriacei del previsto, ma la Russia li ha già piegati nel passato e succederà ancora. Se oggi riescono a rispondere con tanta determinazione è solo grazie alla immensa quantità e varietà di armi fornite di nascosto dalla Nato e dal coraggio e abilità comunicativa di Zelensky. Ma con lui ora il conto è aperto.

Putin chiude gli occhi e già lo vede sfilare sulla Piazza Rossa legato al suo carro e in ceppi, proprio fece come Giulio Cesare col fiero Vercingetorige, la grande Piazza Rossa come il Foro Imperiale della Roma eterna (ma potrebbe anche finire diversamente: per esempio come Ceausescu). Ma questo è il mio pensiero, non il suo, ormai proiettato nel ruolo del leader che pone le condizioni e gli altri, mollaccioni occidentali privi di nerbo, capaci solo di furbizie da salotto e cultori di vizi da case da gioco.

Infatti ha già cominciato ad aprire uno spiraglio per le trattative, ma è solo una sua “furbata”: se sono stati a guardare senza intervenire con tutto il casino che ha già combinato e vanno in processione a trattare proprio con lui, vuol dire che son pronti a calar le braghe nascondendosi dietro la foglia di fico dell’imbelle lessico occidentale.

L’unico che è stato capace di dirgli ciò che si merita è stato Joe Biden, ma quello – poverino – fa più paura la sua ombra che lui! Ha detto che Putin è un “criminale” e il suo indice di gradimento è salito sopra al 40% ma… solo per un giorno! Poi gli amici repubblicani (già guidati da Trump anche se non ha più nessun potere) hanno subito rimesso le cose a posto.

E noi? Come siamo messi noi europei, i più vicini fisicamente proprio a quella Piazza Rossa che dovrebbe acclamarlo trionfatore, cosa abbiamo deciso di fare per contrastarlo in quel pericoloso sogno imperiale? Praticamente NIENTE! Andiamo a “trattare” per ottenere qualche cisterna in più di gas o di petrolio, nulla più.

E gli ucraini? Eh, ci dispiace molto per loro (dicono i nostri) hanno un coraggio da leoni, ma noi non possiamo fare niente di più. Gli accordi del secolo scorso hanno stabilito questa situazione. Stiamo dando loro tutto ciò che possiamo, ma di più non si può. Putin ha parlato chiaro, se intervenissimo in Ucraina, lui la considererebbe come un attacco alla Russia e interverrebbe anche con le atomiche per difendersi. Siamo mica matti noi!

Già, lui minaccia e noi, da buoni coniglietti, svelti a tacere e scappare, via come lepri!

Eppure ha già commesso crimini da “Norimberga”, c’è proprio nessuno che lo può giudicare? Sì, ci sarebbe l’Onu, ma la Russia ha il veto. Ci vorrebbe un Tribunale Internazionale in grado di giudicare (anche in contumacia) questi crimini. C’è già, in Olanda, è la Corte Penale Internazionale e se ne sta già interessando, ma che potere reale ha?

Ormai ritengo che la possibilità di incriminazione sia evidente: Putin sta ammazzando senza fare distinzioni e radendo al suolo un’intera nazione al solo scopo di piegare i suoi abitanti che avevano raggiunto la democrazia e l’autodeterminazione a sottomettersi a lui. Occorre fermarlo in qualunque modo possibile perché se si consentisse di trattare alla pari con lui (dopo quello che ha fatto!) potrebbe solo incoraggiare lui, o altri come lui, a riprovarci dove e quando vuole.

Si potrebbe tentare di creare una “svolta significativa” mettendo sul piatto un miliardo di euro (?) da versare al governo russo, da chiunque rappresentato, qualora avviasse subito serie riforme che includano l’autodeterminazione del popolo ucraino e degli altri paesi confinanti con l’Europa occidentale. La somma verrebbe però versata in due quote di cui la seconda solo dopo la raggiunta esecutività delle riforme stesse.

Invece di spendere soldi in inutili armamenti, che nessuno avrebbe mai il coraggio di usare fuori da casa propria contro quelli come Putin, l’Europa potrebbe spenderli in questo modo. Forse sarebbe d’accordo anche papa Francesco perché sarebbe coerente anche con la sua pressante preghiera di fermare la micidiale corsa agli armamenti, europea e globale, che si sta brutalmente mettendo in moto.

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