L’economia di guerra inizia a materializzarsi. I fermi di alcune aziende e acciaierie italiane a forno elettrico a causa non solo del caro energia ma anche della mancanza di materie prime preoccupano il governo. Che, nel decreto Ucraina appena pubblicato in Gazzetta ufficiale, ha inserito limiti all’export extra Ue di una serie di “materie prime critiche” da individuare con decreto del presidente del Consiglio su proposta dei ministeri dello Sviluppo economico e degli Esteri “sulla base della rilevanza per l’interesse nazionale e del pregiudizio che deriverebbe dall’operazione, anche in relazione alla necessità di approvvigionamento di filiere produttive strategiche”. Le imprese italiane che intendono esportarle fuori dall’Unione europea dovranno inviare almeno dieci giorni prima una “informativa completa” a Mise e Farnesina. Chi non rispetta l’obbligo di notifica sarà soggetto a una sanzione amministrativa pari al 30% del valore dell’operazione e comunque non inferiore a 30.000 euro.

In attesa della lista, viene già specificato che “i rottami ferrosi, anche non originari dell’Italia, costituiscono materie prime critiche e la loro esportazione è soggetta all’obbligo di notifica”. Perché i forni elettrici delle acciaierie sono alimentati a rottame e il prezzo di quello importato dall’estero si è impennato causando l’interruzione dell’attività in diversi impianti. Assofermet nei giorni scorsi ha fatto notare come l’Italia in generale ne esporti pochissimo e aveva sottolineato che “l’introduzione di un blocco delle esportazioni dalla UE produrrebbe un forte shock sul mercato interno dell’Unione, che si troverebbe, di punto in bianco, nell’impossibilità di assorbire tutto il rottame rimanente in eccesso, mentre la domanda complessiva dei produttori siderurgici UE rimarrebbe sostanzialmente la medesima, con il conseguente crollo del prezzo dei rottami di acciaio”. Che sembra essere esattamente l’obiettivo del governo. Il primo passo comunque sarà una inevitabile verifica della compatibilità con la normativa Ue.

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