L’edizione di Expo 2020 Dubai potrebbe divenire una delle più visitate di sempre: il 23 febbraio sono state raggiunte 15 milioni di visite.

L’esposizione universale nel cuore degli Emirati Arabi Uniti, ispirata al tema Unire le menti, Creare il futuro è uno dei primi eventi globali a tenersi da quando è iniziata la pandemia, e per certi versi ha rappresentato una vera e propria ripartenza per il turismo.

In occasione anche del 50° anniversario della fondazione degli Emirati, è l’evento più moderno e incredibile che si sia tenuto in questo luogo così particolare, capace di richiamare visitatori da ogni parte del mondo.

Fino al 31 marzo 2022 sarà possibile visitare gli spazi espositivi di Expo 2020 Dubai scoprendo tantissimi luoghi, curiosità, eventi e iniziative studiate per un pubblico globale alla ricerca del dialogo e dell’incontro tra culture. Unire le menti, ma anche aprirci a un mondo nuovo di contaminazioni e interessi che si incontrano.

Ecco le 20 cose da non perdere assolutamente nell’ultimo mese di Expo 2020 Dubai.

La “Hope Mission” degli Emirati Arabi Uniti

Nel Mobility Pavillion è esposta la riproduzione della Hope Mission, il primo progetto di esplorazione marziana degli Emirati Arabi Uniti. La sonda spaziale sarà per due anni in orbita intorno al pianeta rosso e raccoglierà 1000GB di dati, che saranno inviati allo Science Data Center degli Emirati per le ricerche su Marte.

Lucy, il più antico esemplare di ominide mai ritrovato

La “nonna dell’umanità”, Lucy è il più antico fossile umano mai ritrovato. L’eccezionale scoperta di fine Novecento, avvenuta nella Awash Valley in Etiopia, è oggi esposta (in replica) nel padiglione etiope di Expo 2020 Dubai: un modo incredibile per collegare le menti e fare un viaggio fino a 3,2 milioni di anni fa.

L’età del ferro a Dubai

Saruq Al Hadid è uno dei siti archeologici più importanti di Dubai. La sua scoperta, casuale, si deve allo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum durante un’esplorazione in elicottero. Le migliaia di pietre nere e le antiche raffigurazioni hanno ispirato anche il logo di Expo 2020 Dubai, un anello a doppia fascia con pietre dorate sfaccettate. Nel corso dell’evento viene riprodotto un documentario dedicato alla storia del sito e, per certi versi, alla “nascita” preistorica di Dubai.

Dalla Luna a Dubai

Il padiglione degli Stati Uniti è dedicato ai temi dell’esplorazione, terrestre e spaziale. Qui c’è un piccolo frammento di Luna, che Eugene Cernan e Harrison Schmitt ricavarono durante la missione dell’Apollo 17. Una roccia vecchia di 3,8 miliardi di anni, per “toccare con mano” (ma solo idealmente) la storia dell’Universo che ci circonda.

L’orgoglio italiano nel mondo

L’Italia, che aveva ospitato la precedente edizione di Expo, ha deciso di fare le cose in grande. Nel Padiglione Italia c’è infatti spazio per una riproduzione in scala 1:1 del David di Michelangelo: all’interno di una struttura ottagonale, si può girare intorno alla statua e ammirarla da ogni angolo. Il lavoro di digitalizzazione e riproduzione è stato fatto con la più grande stampante 3D al mondo, uno dei tanti record del nostro paese in mostra a Dubai.

Un ponte davvero emozionante

Le comunità Ccolana Quehue, Hunchiri, Choccaya e Chaupibanda sono parte della storia peruviana che è arrivata fino ai giorni nostri. E sono proprio loro che ogni anno costruiscono un ponte in erba, intrecciando fili di una pianta sottilissima, la qoya ichu. A Expo 2020 Dubai è stato riprodotto questo ponte, che è un simbolo di collegamento tra le comunità ma anche di socialità per le antiche popolazioni peruviane: e ovviamente è possibile attraversarlo!

Musica dal passato

Nel padiglione della Siria è possibile ascoltare le antichissime composizioni musicali di Ugarit, che risalgono addirittura al 1400 a.C. e rappresentano uno dei più antichi esempi di musica preistorica giunta fino a noi. Avete mai assistito a un concerto con artisti che hanno 3400 anni?

Manoscritti originali

Stati Uniti d’America e Santa Sede sembra si siano messi d’accordo per un’idea di esposizione davvero straordinaria: alcuni dei più antichi libri dedicati alla cultura araba. Il Vaticano ha infatti esposto una parte dei manoscritti di Bayt al-Hikmah, che hanno introdotto l’Occidente alla numerazione araba. Gli USA hanno invece riprodotto il Corano di Thomas Jefferson, risalente al 1734 e acquistato dalla Biblioteca del Congresso nel 1815. Lo Yemen, infine, ha scelto di far ammirare ai visitatori del suo padiglione antichi manoscritti che parlano delle prime civiltà stabili del Medio Oriente.

Dai faraoni al deserto, un viaggio tra i tesori dell’Africa

La scelta di molti paesi africani per questo Expo 2020 Dubai è stata di esporre riproduzioni o frammenti originali del loro antichissimo passato. L’Algeria ha riprodotto un villaggio tradizionale dentro il quale sono ospitati frammenti di strumenti risalenti a 2,4 milioni di anni fa. Il Marocco ha portato fino a Dubai il teschio di un Homo sapiens di 10mila anni fa ritrovato nel sito di Jebel Irhoud e l’Egitto ha scelto di esporre il sarcofago di Psamtik, un antico sacerdote vissuto nella 26esima dinastia e ritrovato a Saqqara.

I tesori del Vecchio Continente

Sapevate che a Expo 2020 Dubai c’è un vero e proprio tesoro? È quello di Panagjurište, una serie di artefatti in oro che furono ritrovati casualmente nel 1949 in Bulgaria. Si tratta di un corredo di origine tracia, tra cui spunta il cosiddetto Phiale di Panagjuriste, ovvero un vaso in stile greco riccamente decorato. Insieme al Qvevri, una “fabbrica” di vasi e oggetti per la fermentazione del vino esposti nel padiglione della Georgia, ci fanno fare un viaggio indietro nel tempo, ricordandoci quanto fosse importante già in passato il ruolo, nei riti religiosi, del vino e delle bevande alcoliche.

Sport e storia

Tantissime le opportunità per fare sport e attività fisica a Expo 2020 Dubai. Oltre ai corsi di fitness, ai concerti di Zumba e alle lezioni di yoga femminile sotto la guida dell’esperta Anna Krukoskaya, lo sport è anche raccontato attraverso la storia. Come quella del primo pallone usato nella Coppa del Mondo di calcio, nel 1930 in Uruguay. Molto diverso da quelli di oggi (pesantissimo e in cuoio), è esposto insieme ad altri “reperti” del calcio uruguagio, come la maglia n° 5 di Obdulio Varelia, il protagonista della epica vittoria dell’Uruguay sul Brasile ai Mondiali del 1950.

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