Le borse europee hanno aperto in ribasso dopo il precipitare della crisi ucraina con l’intervento dell’esercito russo nelle repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk. Ma i listini hanno presto recuperato terreno per poi chiudere poco sotto la parità al sostegno del settore energia, che dall’aumento dei prezzi legato alla crescente tensione ha molto da guadagnare. Il prezzo del petrolio non ha caso ha fatto un balzo: in mattinata il Wti ha superato i 95 dollari al barile. Quanto al gas naturale, dopo aver toccato un massimo a 81,45 euro per megawattora ora sulla piazza di Amsterdam si attesta a 79,6 euro al megawattora, +9,8%. Nonostante le mezze rassicurazioni arrivate da Vladimir Putin (“La Russia è orientata a continuare la fornitura senza interruzioni di questa risorsa energetica”), lo stop tedesco alla certificazione del gasdotto Nord Stream 2 potrebbe rivelarsi un boomerang. L’ex premier russo Dmitry Medvedev, oggi vice presidente del Consiglio di sicurezza, ha twittato una esplicita minaccia: “Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha emanato un ordinanza per fermare il processo di certificazione del gasdotto Nord Stream 2. Bene. Benvenuto nel nuovo mondo in cui gli europei molto presto pagheranno 2mila euro per mille metri cubi di gas naturale“.

Secondo Goldman Sachs, nel caso in cui si materializzasse lo scenario peggiore nello scontro tra Mosca e Kiev – cioè “un vero e proprio conflitto” in Ucraina accompagnato da “sanzioni punitive” verso la Russia, i mercati azionari europeo e giapponese crollerebbero del 9% e quello Usa del 6% (10% per il Nasdaq). Gli analisti della banca americana ritengono possibile anche un crollo del 10% del rublo e un’impennata del 13% del petrolio.

Sul fronte dei titoli di Stato, il rendimento dei Btp che a inizio febbraio era all’1,6% è brevemente risalito in mattinata oltre gli 1,9 punti percentuali. Il differenziale rispetto ai Bund tedeschi si è di conseguenza allargato oltre i 170 punti per poi ripiegare a 168. Sui mercati valutari l’attenzione è al rublo, che ha perso molto terreno rispetto al dollaro e all’euro invertendo la rotta in serata. Paga dazio al conflitto anche la grivnia, la valuta ucraina, che perde l’1,2% sul dollaro, toccando il minimo dal 2015. Resta in forte calo la Borsa di Mosca (-5%), che lunedì era sprofondata dell’11%.

In rialzo grano tenero e mais – L’impatto della crisi si è intanto fatto sentire anche sulle quotazioni delle materie prime agricole: alla Borsa merci di Chicago il grano tenero utilizzato per pane e biscotti segna un incremento di 4 euro a tonnellata rispetto alla fine della scorsa settimana (+1,5%), il mais per l’alimentazione del bestiame sale 5 euro a tonnellata (+2%) e la soia viene quotata a 6 euro in più (+1,75%), rilevano i Consorzi Agrari d’Italia. Dall’Ucraina, ricorda la Coldiretti, arriva in Italia grano tenero per una quota pari al 5% dell’import totale nazionale e una quantitativo di 107 mila tonnellate nei primi dieci mesi del 2021. Un valore quasi doppio rispetto a quello proveniente dalla Russia dalla quale arriva anche il grano duro per la pasta (36 mila tonnellate). L’Ucraina è al terzo posto come esportatore di grano a livello mondiale, mentre la Russia è al primo.

A gennaio inflazione Italia confermata a +4,8% – In Italia l’Istat ha intanto diffuso i dati definitivi sui prezzi al consumo di gennaio, che confermano il +4,8% della lettura provvisoria: è il massimo dal 1996. La marcata accelerazione è dovuta prevalentemente ai prezzi dei beni energetici (la cui crescita passa da +29,1% di dicembre a +38,6%), in particolare a quelli della componente regolamentata (da +41,9% a +94,6%). Pesano di meno beni energetici non regolamentati (da +22% a +22,9%), alimentari non lavorati (da +3,6% a +5,3%) e servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,3% a +3,6%). Rallentano invece i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +3,6% a +1,5%). “I beni energetici regolamentati trainano questa fiammata con una crescita su base annua mai registrata, ma tensioni inflazionistiche crescenti si manifestano anche in altri comparti merceologici”, commenta l’Istituto di statistica, che aggiunge: “Ciononostante, la componente di fondo, al netto di energetici e alimentari freschi conferma il dato di dicembre grazie anche al rallentamento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti, i cui andamenti tendenziali sono ancora condizionati dalle limitazioni alla mobilità dovute alla pandemia”. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione congiunturale nulla e un aumento del 5,1% su base annua (da +4,2% di dicembre). La stima preliminare era +5,3%.

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