Ora che Vladimir Putin è “venuto a vedere” le carte in mano alla Nato, i paesi occidentali tentano di organizzarsi per definire una risposta comune in forma di sanzioni. Non sarà facile perché non è un mistero che i grandi paesi europeo, Germania, Francia, Italia e Spagna siano molto restii di fronte alla possibilità di picchiare duro. A differenza di Stati Uniti e Gran Bretagna e paesi del Nord Europa più orientati verso la linea dura. Oggi l’Ue ha comunque approvato un primo pacchetto di interventi. Il più significativo è l’esclusione della Russia dall’accesso ai mercati finanziari europei, limitando in questo modo il finanziamento delle politiche economiche del paese. Va detto che i paesi dell’Europa occidentale sono anche quelli che economicamente più hanno da perdere da una esclusione della Russia dai commerci di materie prime e altro. L’Ungheria di sarebbe già sfilata dal gruppo dei paesi che intendono sanzionare Mosca. Fuori dall’Ue non intende adottare sanzioni neppure la Svizzera.

Questa mattina Berlino ha annunciato lo stop al contestato gasdotto Nord Stream 2 che unisce Russia e Germania e ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi l’anno, mossa che alza significativamente l’asticella delle sanzioni che gli altri paesi, a cominciare dall’Italia, dovrebbero essere pronte ad avvallare. Le sanzioni alla Russia sono un arma a doppio taglio. Oltre che dal gas molte aziende europee dipendono da materie prime che arrivano dal paese. Tra questi il palladio di cui la Russia fornisce il 40% del fabbisogno globale e il titanio (30%), utilizzati nell’industria automobilistica ed aerospaziale. Alcune sanzioni potrebbero avere un effetto boomerang. Secondo quanto scrive Automotive News a subire penalizzazioni sarebbero ad esempio anche Volkswagen, Renault e Stellantis. Renault è la più esposta con la quota di controllo in AvtoVAZ, leader sul mercato russo. Vw e Stellantis hanno impianti a Kaluga, area divenuta centro dell’industria automobilistica russa. “Monitoriamo la situazione da vicino, non abbiamo altri commenti al momento”, ha detto un portavoce di Stellantis. Sono presenti in Russia anche Mercedes, Bmw e Ford. Secondo i dati della Banca dei regolamenti internazionali le banche italiane e francesi (in particolare Unicredit e Société Générale) hanno crediti in essere nei confronti della Russia per circa 25 miliardi di dollari a testa. Le banche austriache raggiungo i 17,5 miliardi di dollari mentre quelle statunitensi si fermano a 14,7 miliardi.

“Mosca non è spaventata da nessuna sanzione” ha detto Serghei Lavrov il ministero degli Esteri russo. “I nostri colleghi europei, americani, britannici non si fermeranno e non si calmeranno finché non avranno esaurito tutte le loro possibilità per la cosiddetta punizione della Russia. Ci stanno già minacciando con ogni sorta di sanzioni o, come si dice ora, la madre di tutte le sanzioni. Bene, ci siamo abituati. Sappiamo che le sanzioni verranno comunque imposte, in ogni caso. Con o senza motivo” ha aggiunto Lavrov.

Sul tavolo c’è un po’ di tutto ma di concreto per ora poco. L’arma più affilata è l’esclusione della Russia dal sistema Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication), a cui il ministro russo Lavrov fa riferimento come la “madre di tutte le sanzioni”. Swift è la rete attraverso cui “dialogano” le banche di tutto il mondo e gestiscono le loro transazioni. Questa opzione taglierebbe di fatto fuori Mosca dai grandi circuiti finanziari, con ripercussioni su tutti i mercati, eventualità sgradita anche alla Cina che con la Russia effettua e riceve pagamenti per lo più in dollari tramite questa infrastruttura.

In ordine di importanza c’è poi lo stop al gasdotto North Stream 2 annunciato oggi dalla Germania. È il raddoppio di una condotta già esistente che corre nel mar Baltico direttamente dalle coste russe a quelle tedesche, bypassando proprio l’Ucraina. Il gasdotto è pronto ormai da mesi con una capacità di 55 miliardi di metri cubi di gas l’anno (5 volte il Tap, per intenderci) ma è stato “congelato” proprio in relazione agli sviluppi della crisi ucraina. Ora Berlino ne subordina esplicitamente il blocco alle decisioni di Mosca sull’ Ucraina. Opera da oltre 10 miliardi di euro, tra gli investitori, oltre a Gazprom, ci sono anche Shell, E.on ed Engie. “La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è sempre stata molto chiara sul fatto che Nord Stream 2 è un progetto politico accanto al progetto commerciale e doveva essere visto in questa luce”. Lo ha detto il portavoce della Commissione Eric Mamer interpellato sullo stop all’iter autorizzativo annunciato dalla Germania. Le possibili sanzioni Ue sul tavolo del consiglio degli Affari esteri “non saranno uno specchio di quelle prese per la Crimea” e renderanno difficile il business nei territori coinvolti “e per la Russia continuare l’attività in quest’area e in Ucraina in generale” ha aggiunto Eric Mamer nel punto stampa quotidiano.

Da sempre malvisto dagli Stati Uniti, che lo considerano un elemento di ulteriore avvicinamento tra Mosca e Berlino nonché un modo per allentare la presa di Washington sui flussi di gas verso l’Europa che transitano da Kiev. Ritorsioni sul gas sono destinate ad infiammare ancora di più le quotazioni di petrolio e soprattutto gas. Fattore che colpirebbe gli stati europei. Nelle scorse settimane gli Stati Uniti si sono mossi per cercare di assicurare forniture via nave di gas liquido provenienti da paesi come il Qatar o dagli stessi Usa che, va detto, dallo stop al gas russo verso l’Ue avrebbero molto da guadagnare. Quasi il 70% del gas che la Russia esporta finisce in Europa, recentemente Mosca ha stretto accordi con Pechino per forniture supplementari (ora arrivano dalla condotta Power of Siberia di cui si valuta il raddoppio e l’estensione) ma la Cina non rimpiazzerà ora l’Ue, anche per considerazioni geopolitiche. Nel frattempo Bloomberg ha calcolato che grazie alle tensioni sulle quotazioni e ai rialzi dei prezzi del gas la Russia potrebbe aver incassato nel 2021 circa 65 miliardi di dollari in più dalle sue esportazione. Attraverso l’Ucraina si dirama il gasdotto Brotherhood Network (rete della fratellanza) che distribuisce 110 miliardi di metri cubi l’anno di cui 30 finiscono al Tarvisio, in Italia.

L’ex premier russo Dmitry Medvedev ha scritto su Twitter che lo stop al Nord Stream 2 causerà un incremento del prezzo del gas fino a 2mila euro per mille metri cubi (più o meno il triplo rispetto a quanto viene pagato oggi).

Questa mattina Putin ha affermato però che “La Russia proseguirà le forniture ininterrotte di gas ai mercati globali. La Russia è destinata a continuare la fornitura ininterrotta di questa risorsa energetica, compreso il gas naturale liquefatto, ai mercati globali, per migliorare l’infrastruttura esistente e aumentare gli investimenti nel settore del gas”, ha aggiunto il presidente. Ci sono poi le sanzioni di carattere individuale che andrebbero a colpire i patrimoni di membri del governo e alte personalità russe coinvolte nelle decisioni crisi, congelandone gli asset detenuti all’estero. Nel mirino finirebbero anche aziende di stato strategiche come Gazprom o le banche a controllo pubblico Vtb Bank e Sberbank.

Ieri il presidente statunitense Joe Biden ha firmato l’ ordine esecutivo che vieta gli investimenti, il commercio e il finanziamento degli Stati Uniti alle regioni separatiste dell’Ucraina e l’ambasciatrice Linda Thomas-Greenfield ha affermato che oggi arriveranno ulteriori sanzioni americane contro la Russia. Il Regno Unito, ha annunciato sanzioni su cinque banche russe: Rossiya, IS Bank, General Bank, Promsvyazbank and the Black Sea Bank. Oggetto di misure punitive anche i tre oligarchi Gennady Timchenko, Boris Rotenberg e Igor Rotenberg.

Nel pomeriggio l’Unione europea ha fatto sapere che le sanzioni decise all’unanimità dai ministri degli Esteri Ue riguarderanno anche “i membri della Duma russa che hanno votato questa violazione del diritto internazionale e dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina”. Colpita sarà anche “la capacità dello Stato russo e del Governo di accedere al nostro mercato dei capitali e finanziari e dei servizi”, con limitazioni “all’offerta di finanziamento e all’accesso del loro debito sovrano”. Lo ha detto l’alto rappresentante Ue Josep Borrell al termine della riunione straordinaria dei ministri degli Esteri Ue. Il presidente Putin non è nella lista dei soggetti sanzionati. Lo sono invece gli istituti bancari Bank Rossiva, Promsvyazbank e Veb.rf che operano nelle regioni contese.

Le sanzioni faranno molto male alla Russia” ha rimarcato Borrell. “Gli sforzi diplomatici continueranno – ha aggiunto – Dobbiamo prevenire ad ogni costo il conflitto. Abbiamo ora ricevuto la richiesta dell’Ucraina di aiutarli nell’affrontare attacchi cyber e noi manderemo una missione” per questo. “Tra di noi europei c’è anche solidarietà, e c’è grande solidarietà nei confronti di Kiev. Saranno sanzioni pesanti e abbiamo anche delle riserve di sanzioni se la Russia dovesse mostrare di andare ancora più lontano” nella sua escalation, ha spiegato il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian a conclusione della sessione straordinaria del Consiglio degli esteri Ue a Parigi. “Finalizzeremo rapidamente il pacchetto di sanzioni”, che “hanno come target individui e società coinvolte in queste azioni, banche che hanno finanziato l’esercito russo e l’apparato e contribuito alla destabilizzazione”. “Limiteremo la capacità del governo russo di raccogliere capitali sui mercati finanziari europei“. Lo ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

“Sono in costante contatto con gli alleati per trovare una soluzione pacifica alla crisi ed evitare una guerra nel cuore dell’Europa. La via del dialogo resta essenziale, ma stiamo già definendo nell’ambito dell’Unione Europea misure e sanzioni nei confronti della Russia”, ha affermato oggi il presidente del Consiglio Mario Draghi. Nei giorni scorsi Draghi aveva auspicato che le le misure ritorsive non si focalizzassero sulle forniture del gas.

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