A due giorni dalla dichiarazione di inammissibilità del referendum sull’eutanasia legale, alla Camera dei deputati è ripreso l’esame della legge sull’aiuto al suicidio, di attuazione della sentenza della Corte costituzionale del novembre 2019. Il testo sul fine vita (relatori Bazoli Pd e Provenza M5s) ha già superato il primo scoglio: l’Aula di Montecitorio ha respinto i primi due emendamenti identici di Forza Italia e della Lega soppressivi del primo articolo e quindi dell’intero provvedimento. I voti contrari sono stati 262, i favorevoli 126.

Diversamente da quanto inizialmente deciso, Fi e Lega hanno chiesto all’ultimo il voto a scrutinio segreto dell’emendamento, richiesta accordata dalla vicepresidente di turno, Maria Edera Spadoni. All’annuncio della richiesta di voto segreto due deputati di Iv, Maria Teresa Baldini ed Enrico Ferri, hanno dichiarato di voler votare a favore dell’emendamento soppressivo, discostandosi così dalla posizione del gruppo che è a favore della legge. Nonostante il voto segreto, però, la maggioranza a sostegno del provvedimento ha retto: “Un segnale positivo da parte dell’Aula che spero venga accolto positivamente da quel vasto pezzo di società che si è sentito deluso per la non ammissione del quesito referendario”, ha commentato Mario Perantoni, deputato M5s e presidente della commissione Giustizia della Camera.

La strada del provvedimento però resta in salita: in tutto gli emendamenti al voto sono circa 200. Si teme soprattutto di assistere allo stesso epilogo del ddl Zan, che fu affossato al Senato tra gli applausi di gran parte del centrodestra. Per ora comunque la legge va avanti, anche dietro il ‘pressing’ del presidente della Camera, Roberto Fico, da sempre ‘sponsor’ del provvedimento. Ma anche dei leader di Pd e M5s: sia Giuseppe Conte che Enrico Letta dopo la dichiarazione di inammissibilità della Consulta sul referendum sull’eutanasia hanno spinto per arrivare ad approvare il testo.

L’Associazione Coscioni, invece, ha denunciato chiaramente come la legge all’esame della Camera sia “peggiorativa rispetto ai diritti a oggi conquistati nei tribunali e in generale rispetto all’attuale assetto costituzionale”. Il testo recepisce le indicazioni della Consulta espresse nella sentenza del 2019 sul caso di dj Fabo e di Marco Cappato che l’aveva aiutato a morire e che prevede la non punibilità del suicidio assistito, se ci sono alcuni requisiti. Ma, ha spiegato la presidente del comitato e segretaria dell’associazione Filomena Gallo, la legge “introduce restrizioni e ulteriori condizioni per accedere alla morte volontaria”. Inoltre, non colma “il vuoto di tutela rispetto a quei malati che oggi non rientrano nelle condizioni stabilite dalla Corte costituzionale in materia di suicidio assistito”.

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