Quando pensi che la Disney abbia sfornato tutti i capolavori possibili e immaginabili, ecco che arriva Encanto. In ordine cronologico è l’ultimo di 60 indimenticabili (soprattutto per chi ha figli e un abbonamento a Disney+) classici d’animazione, diretto da Byron Howard e Jared Bush. Un’altra perla che si aggiunge all’inestimabile tesoro di successi targati Disney.

Tutto ebbe inizio con una principessa, la più bella del reame, in barba ad una regina invidiosa e cattiva, ma gnocca pure lei: Biancaneve e i sette nani, datato 1937. Dopo di lei si sono susseguiti una serie di successi planetari che hanno reso la Disney l’impero che oggi conosciamo e che quasi sempre avevano come protagoniste belle principesse in balìa degli eventi o del cattivone di turno. Ma quelle che all’inizio erano giovani donne da salvare, indifese e delicate, nel corso degli anni e dei mutamenti sociali e culturali, si sono trasformate in eroine coraggiose desiderose di affermare sempre più la propria personalità.

Così, dopo Cenerentola che sogna di sposare il suo principe e La Bella Addormentata che ne attende uno che possa risvegliarla, arrivano principesse ribelli come Ariel e Jasmine, che sfidano le convenzioni con la loro determinazione e la volontà di scegliere chi amare, senza dover più aspettare pazientemente di essere scelte da qualcuno; così come Belle, di umili natali ma dotata di una mente brillante e anticonformista, capace di guardare oltre le apparenze e le maldicenze. Ogni eroina subisce, nel corso del tempo, un’emancipazione molto evidente, distaccandosi sempre più dall’idea di una realizzazione personale ottenuta sempre grazie all’aiuto dell’uomo di turno.

Fino ad arrivare a Frozen, film nel quale giungiamo ad un definitivo distacco dalla figura maschile per celebrare la donna come assoluta protagonista della storia, in grado di autodeterminarsi e di regnare da sola, relegando sullo sfondo tutto il resto. Una sorta di regina Elisabetta dei ghiacci, moderna e indipendente.

C’è da dire però, che questo riscatto sociale e culturale delle recenti protagoniste Disney, è sempre e comunque suggellato dal loro avvenente aspetto fisico. Sono libere, intelligenti, ma soprattutto bellissime e quest’ultimo ingrediente è ciò che ne determina il successo presso il pubblico, necessario per poter fabbricare bambole e gadget che diventano feticci, indispensabile per farne dei modelli sui quali le bambine di tutto il mondo possano fantasticare. L’aspetto fisico rimane perciò una componete molto importante nella creazione di un’eroina disneyana. Almeno fino ad Encanto, film nel quale vengono stravolte tutte le regole e le convenzioni possibili, regalando al pubblico una storia ricca di intrecci narrativi interessanti e soprattutto una protagonista che è tutto tranne che l’emblema dell’avvenenza e della grazia.

Mirabel Madrigal è una ragazzina dall’aspetto comune, con dei grandi occhiali e un viso tondo, impacciata e lontanissima dall’immaginario della coraggiosa principessa che sfida le avversità. E’ giovanissima, inesperta e insicura, tratti assolutamente comuni alla maggior parte delle ragazzine della sua età. Proprio per questo, Encanto rappresenta un punto di svolta molto importante nella narrazione Disney, una prospettiva del tutto nuova che sposta l’attenzione su personaggi che prima erano relegati sullo sfondo.

Appare chiaro con Encanto, l’intento della Disney di trasmettere un forte messaggio di inclusività, soprattutto alle giovani generazioni, anche attraverso la celebrazione della famiglia e delle sue mille sfaccettature. La famiglia Madrigal è numerosa, rumorosa e piena d’amore. Ma è anche il luogo delle contraddizioni e dei segreti, delle paure e delle speranze. Ecco che Encanto diventa uno splendido spaccato di molte realtà familiari nelle quali siamo immersi e lo fa usando il tipico registro della favola, sfruttando ogni elemento di fantasia per raccontare una realtà che ci riguarda molto più di quanto non crediamo. Il percorso che Mirabel intraprende per scoprire cosa minaccia la magia della sua famiglia, la porterà a conoscere più a fondo ognuno dei membri e a capire meglio ogni sfumatura del loro essere.

Encanto è dunque un film che racconta la scoperta di sé e dell’altro e soprattutto è la celebrazione della realtà piena di imperfezioni e punti oscuri. La famiglia Madrigal vive in Colombia, in una casa magica frutto di- appunto- un incanto avvenuto tempo addietro. Questo incantesimo ha donato ad ognuno dei suoi componenti un potere unico. L’unica a non aver ricevuto nessun particolare dono è proprio Mirabel, che inizialmente sembra vivere la cosa con molta tranquillità, ma a lungo andare si scoprirà che questa “normalità” le genera una grande sofferenza ed una disperata voglia di dimostrare a tutti quanto vale. L’occasione di riscatto si presenterà presto e Mirabel scoprirà di avere dentro molto più che un semplice dono magico e di essere indispensabile per la sua famiglia molto più di quanto non crede.

Ma dato che lo spoiler è antipatico quasi quanto Alfonso Signorini, preferisco invitarvi alla visione di questo piccolo grande capolavoro, di immergervi nei suoi colori pazzeschi e nelle sue musiche coinvolgenti ( menzione speciale per il brano “Non si nomina Bruno”, desinato a diventare un cult) e di lasciarvi trasportare in questo viaggio meraviglioso.

Ho capito, anche quest’anno mi tocca rinnovare l’abbonamento a Disney+!

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