di Margherita Cavallaro

Visto che quest’oggi la Disney è di attualità politica dopo le dichiarazioni di Salvini, come Papà Castoro voglio raccontarvi una storia. C’era una volta una bambina cresciuta a pane e Disney che per anni e anni aveva sognato di incontrare un Principe Azzurro e per anni e anni aveva provato a cercarlo e con tutte le sue forze provato a trovarlo nei ragazzi con cui usciva. Quella bambina in realtà, nei più reconditi recessi del suo animo, non voleva un Principe Azzurro. Tutt’al più voleva segretamente essere un Principe Azzuro, ma non ne voleva uno al suo fianco (né per altro ne aveva bisogno). Quella bambina però per anni e anni lo aveva cercato perché quello era l’ideale con cui era cresciuta e quello era tutto ciò che aveva imparato sulle relazioni e l’amore: l’amore, se sei nata femmina, è un Principe Azzurro.

Quella bambina ci mise solo 25 anni per liberarsi da quel lavaggio del cervello che l’aveva resa cieca a qualsiasi altra opzione. Non era necessariamente un problema di non accettazione da parte degli altri, era un problema di non vedere lei stessa l’ovvietà perché, semplicemente, non sapeva ci fosse altro da vedere. E quando lo vide, dopo tutti quegli anni, venne colta dal terrore perché improvvisamente non seppe che fare con quel sentimento che proprio non riusciva a classificare, che era così diverso da quello che credeva fosse l’amore eppure era così tanto più potente. Finì per ferire persone che in realtà amava semplicemente perché non sapeva come comportarsi, cosa fosse giusto, cosa fosse accettabile, cosa fosse vero, cosa fosse l’amore. Quella bambina ero io (se hai indovinato vinci 10 punti e a 30 puoi ricevere un servizio di posate da 12 in porcellana merino).

Qual è la morale di questa storia, mi chiederete adesso voi? Beh, prima di tutto che la Disney non può rendere persone gay (o bi, o trans, o queer, o qualsiasi altra cosa). Al massimo le persone sono gay (o altro) NONOSTANTE la Disney. Secondariamente che le favole e le storie dovrebbero insegnare ai bambini a vivere, ad affrontare le difficoltà in maniera sana, a conoscere se stessi, il mondo e gli esseri umani nel bene e nel male e, ammettiamolo, la Disney non sempre è stata pioniera in questo. Se consideriamo i grandi classici più datati le donne sono tutte accessori per la casa, cosine belline inutili da salvare il cui unico destino è sposarsi e sfornare figli, o streghe malefiche invidiose della altrui beltà. Gli uomini invece sono tutti assatanati di potere o mammocci bellocci che salvano le donne dagli assatanati grazie a power-up magici random.

Le cose si sono poi evolute: vediamo così Aladin, il povero intelligente e di buon cuore, con Jasmine che era una principessa ma che sapeva il fatto suo; Belle, ragazza indipendente, colta e intelligente, che soffre della Sindrome di Stoccolma e riesce a cambiare il suo rapitore (le crocerossine di tutto il mondo ringraziano per la più grande illusione di tutte le relazioni); Tiana e Navid che rappresentano l’inversione dei ruoli classici in fatto di inutilità e intraprendenza; Merida che semplicemente non vuole sposarsi a 16 anni… Voglio sperare che fin qui saremo tutti d’accordo nel dire che i messaggi trasmessi dai film Disney sono qualitativamente migliorati nel tempo, giusto? Bene. Ma è Ribelle l’ultimo passo fatto dalla Disney? No.

In Frozen abbiamo Anna ed Elsa, due sorelle. Anna prende una cotta per un ragazzo (un Principe Azzurro) che si rivela essere un approfittatore meschino per poi capire che l’amore è altro e trovarlo in un ragazzo che tutto è fuorché un classico Principe Azzurro. Elsa, invece, non è minimamente attratta da qualsiasi personaggio maschile nel cartone. Elsa è bellissima, intelligente, sensibile, dotata di straordinari poteri magici e non è minimamente interessata a nessuno che porti un pene, e questo ha fatto esplodere il cervello a Salvini, soprattutto dopo che la sceneggiatrice ha giustamente dichiarato di stare esplorando l’eventuale omosessualità di Elsa. “Ma è così una bella ragazza! Così renderà lesbiche tutte le nostre figlie!”. Ecco Salvini: no. Elsa lesbica non renderà i tuoi figli gay così come Biancaneve (e Cenerentola e Ariel e Jasmine e Aurora e infinite altre) non ha reso me etero. Sai cosa farà però? Farà capire a tante bambine che non esistono solo i Principi Azzurri, insegnerà ai bambini che non tutte le bambine vadano salvate, spiegherà anche ai tuoi figli che l’amore è un’altra cosa che tu evidentemente non hai mai imparato, preparerà i giovani ad affrontare i propri sentimenti in maniera sana senza ferire gli altri per paura di quello che sono. Se Elsa fosse lesbica, forse i nostri figli avrebbero il privilegio di crescere in un mondo dove l’amore osa e non ha paura di dire il suo nome.

P.S. Sono sicura tu abbia visto la Sirenetta. Beh, Ursula è stata dipinta sul modello di Divine, una drag queen americana. Per caso sei cresciuto diventando una drag queen? No? Speravo…