(Photo Motor City Comic Con)

“Polpettone”. È con questo soprannome, affibbiatogli ai tempi della scuola da un allenatore di football, che Marvin Lee Aday diviene celebre nel mondo della musica, “Meat Loaf” appunto, e con il quale si eleva a icona del rock mondiale, grazie all’album best-seller Bat Out Of Hell, uno dei dischi più venduti di tutti i tempi. E nonostante l’aspetto non proprio aggraziato, riesce a imporsi anche come attore, comparendo in oltre una cinquantina di film – il ruolo più celebre in The Rocky Horror Picture Show, dove recita la parte di un motociclista tossico, Eddie, appassionato di Rock, mentre in Fight Club è Bob Paulsen, un malato di cancro ai testicoli generato dall’abuso di steroidi, arruolato nel Fight Club e poi nel progetto di stampo eco-terrorista Mayhem.

Meat Loaf è morto all’età di 74 anni, con la moglie Deborah Gillespie al suo fianco, anche se non sono state rese note al momento le cause. “Sappiamo quanto ha significato per così tanti di voi e apprezziamo davvero tutto il vostro amore e il supporto che ci state dando in questo momento di dolore per la perdita di un artista così ispirato e di una bella persona”, è il messaggio che la famiglia ha diramato in una dichiarazione. “Dal suo cuore alle vostre anime… non smettete mai di rockeggiare!”.

Marvin Lee Aday nasce a Dallas, nel Texas, il 27 settembre 1947. Sua madre è un’insegnante di scuola e cantante gospel, mentre suo padre è un ex ufficiale di polizia che cade in preda dell’alcolismo di ritorno dall’esercito con cui aveva combattuto durante la Seconda guerra mondiale. Marvin Lee, per tutti “Michael”, è un ragazzo curioso e irrequieto, che deve in qualche modo sfogare quel che ha dentro: si appassiona al mondo della recitazione, attività che coltiva fin dalle scuole superiori, studia al Lubbock Christian College e successivamente alla North Texas State University. Non ha un ottimo rapporto col padre, piuttosto assente nella sua vita, e dopo la morte della madre si trasferisce a Los Angeles ed è qui che fonda la sua prima band. E ci mette un attimo a sceglierle il nome: Meat Loaf Soul, in ricordo del suo allenatore di football che lo aveva bullizzato da ragazzino sovrappeso.

Iniziano a esibirsi dal vivo, spesso come gruppo spalla di band anche importanti, e il primo disco, il dimenticabile Stoney and Meatloaf, nasce in seguito all’incontro con la cantante Shaun Murphy durante le prove del musical Hair. In quel periodo Michael è tutto preso dalla recitazione a teatro. Musicalmente però, qualcuno – l’autore Jim Steinman – ne comprende subito il potenziale: è convinto che quel cantante, che si fa chiamare Michael e che sta per trasformarsi definitivamente in “Meat Loaf”, sia “enorme” e che quindi meriti “canzoni enormi”. E allora con la complicità del produttore-chitarrista Ted Rundgren gli confezionano un album su misura, Bat Out of Hell, che è un dramma fumettistico influenzato dall’immaginario che uno come Bruce Springsteen, sulla cresta dell’onda, aveva contribuito a creare con i suoi primi dischi.

Nessuno, però, aveva previsto che un album simile potesse dare una eloquenza wagneriana al rock made in Usa, e che grazie a esso e alle sue 40 milioni di copie vendute, Meat Loaf entrasse di prepotenza nel pantheon del pop. Ma inutile sarà ogni tentativo di riprodurne di simili, quasi come fosse un film block-buster. Come Bat Out of Hell II: Back Into Hell, che però gli valse un Grammy e un Brit Award. Fra perdita della voce e problemi di droga, economici e personali, Meat Loaf sopravvive agli Ottanta e ai Novanta sempre tuttavia mantenendo un profilo alto, sia dal punto di vista artistico sia professionale, fin quando il 17 novembre 2003, durante un’esibizione alla Wembley Arena, crolla sul palco a causa di quella che venne successivamente diagnosticata come sindrome di Wolff-Parkinson-White.

Dopo un intervento chirurgico, i Meat Loaf proseguono con le tournée arrivando persino a produrre Bat Out of Hell III pubblicato nel 2006 e dieci anni dopo Braver Than We Are, l’ultimo lavoro: in seguito a un concerto in Canada, durante il quale ebbe un nuovo crollo fisico sul palco, il New York Post ne annunciò addirittura la prematura scomparsa. Quando si riprese, Meat Loaf decise una volta per tutte di prendersi cura della sua salute. Nel novembre scorso aveva annunciato che sarebbe tornato in studio nel gennaio 2022 per registrare le canzoni del nuovo album. Ma questa volta nulla ha potuto per sfuggire alla falce del tristo mietitore. Lascia la moglie e le figlie Amanda e Pearl, quest’ultima nata dal suo primo matrimonio.

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