Le nuove misure contro il rincaro delle bollette slitteranno di qualche giorno, perché il governo non riuscirà a chiudere il testo già giovedì. “Siamo in alto mare, difficile, se non impossibile, si riesca…”, ha detto all’Adnkronos una fonte del Tesoro. In particolare non si trova la quadra sull’ipotesi – a cui si è detto favorevole anche il premier Mario Draghi – di un contributo dei grandi gruppi energetici che hanno fatto extraprofitti grazie al fatto che producono energia a basso costo da fonti rinnovabili (in particolare l’idroelettrico) e poi la rivendono a prezzi parametrati a quello del gas. Una sorta di nuova Robin tax, temporanea a differenza di quella tremontiana che fu bocciata dalla Consulta nel 2015. Morale: difficile che anche questo dossier si possa chiudere prima del voto per il Colle, al via lunedì 24 gennaio. Giovedì approderà invece sul tavolo del Consiglio dei ministri solo il mini decreto sostegni da poco più di 1 miliardo per ristorare i comparti più toccati dalle ultime misure anti-Covid, in particolare turismo, sport e discoteche. Mentre è in forse il rifinanziamento della cassa Covid. Di un nuovo scostamento di bilancio – invocato da Lega e M5s – non si parla più. Sempre in attesa di sbrogliare la matassa del Quirinale.

Lunedì durante una riunione tra ministeri dello Sviluppo, della Transizione ecologica e dell’Economia con il sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli è emersa l’idea di destinare i proventi delle aste per le emissioni di Co2 a mitigare gli aumenti di luce e gas tagliando di nuovo l’Iva o gli oneri di sistema. Lo scorso anno, complice la fiammata dei prezzi dei “permessi” che i produttori di energia e in parte le industrie inquinanti sono tenuti ad acquistare per ogni tonnellata di Co2 che disperdono nell’ambiente, i proventi hanno superato i 2 miliardi. Occorre però cambiare la legge del governo Monti che destina metà dei proventi al fondo ammortamento titoli di Stato, cioè a ridurre il debito pubblico. E le risorse comunque non basteranno: basti dire che tra settembre e dicembre 2021 il governo ha già stanziato 8 miliardi nonostante i quali gli aumenti delle tariffe di maggior tutela sono stati molto forti.

Oggi poi il ministro Roberto Cingolani in audizione ha detto che si sta “valutando”, per ottenere risorse strutturali, la possibilità di ricavare 3 miliardi di euro dalla cartolarizzazione degli oneri di sistema sulle bollette, 1,5 miliardi dalle aste Ets, 1,5 miliardi dalla riduzione degli incentivi sul fotovoltaico (i cui effetti pesano ancora sulla bolletta), da 1 a 2 miliardi dall’estrazione di rendita dai grandi impianti idroelettrici (non incentivati ma che godono di rendite legate al maggior costo del gas e della Co2 senza sostenere maggiori costi e non hanno contratti a lungo termine), 1,5 dalla negoziazione a lungo termine delle rinnovabili. Oltre all’aumento della produzione nazionale di gas fortemente sponsorizzato da Confindustria: “Si sta verificando come aumentare la quota di produzione nazionale per ridurne l’importazione, ovviamente a parità di fabbisogno, senza che questo comporti un rallentamento del processo di decarbonizzazione, massimizzando ciò che abbiamo già la possibilità di estrarre. L’opzione non è trivellare di più ma almeno cominciare a utilizzare al massimo i giacimenti che già ci sono che sono stati chiusi e che in tempi relativamente brevi possono essere rimessi in funzione”. Il governo sta poi riflettendo su “eventuali tagli dell’Iva, ma questi devono essere affrontati con la Commissione europea. Allo studio anche l’utilizzo dell’extra-gettito delle accise dovuto all’aumento dei prezzi dei carburanti, 1,4 miliardi nel 2021″. Nel lungo periodo bisogna comunque puntare sulle rinnovabili, ha detto, perché “se guardiamo l’aumento della bolletta, l’80% è dovuto al costo delle materie prime, il 20% al costo della CO2, quindi non si può imputare l’aumento dei costi alla transizione ecologica”, che “non è il problema, ma la soluzione di questa criticità”.

Quanto ai ristori alle attività chiuse dal provvedimento prenatalizio del governo, la sottosegretaria all’Economia Alessandra Sartore (Pd) in un’intervista al Messaggero ha annunciato che nel prossimo decreto ci sarà un intervento per i primi tre mesi dell’anno, con aiuti a fondo perduto e a forfait destinati a “sale da ballo, discoteche, ma anche sport e cinema e più in generale il settore spettacolo che hanno avuto una riduzione significativa di entrate”. Sostegni dovrebbero arrivare anche al turismo. Secondo Confesercenti a Roma, ma la situazione è simile in tutte le grandi città turistiche, un albergo su tre è chiuso. A Milano, Venezia, Roma e Firenze il tasso di occupazione è tra il 17 ed il 19% delle camere disponibili. E senza una proroga degli ammortizzatori Covid, sostengono gli esercenti, ci sono “200mila lavoratori a rischio”. I dati a dire il vero sono molto altalenanti: secondo Federalberghi i posti in bilico sono 500mila. Il governo però non ha ancora deciso se rifinanziare lo strumento: “La valutazione è in corso, ma i costi sono alti”. Valutazioni “in corso” anche sull’equiparazione a malattia della quarantena. Il governo è tiepido, considerato che in base alle nuove regole i vaccinati con booster non sono tenuti a restare in casa se hanno avuto contatti con un positivo al Covid.

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