Se voleva sparigliare i giochi, Amadeus ci è riuscito. Così com’è riuscito ad arginare i maxi-spoiler sulla composizione del cast avvenute negli ultimi anni. Ogni sera al suo fianco sul palco ci sarà un artista diverso, un mega mix di personalità che più variegato non si può: più che delle anti-vallette, la figura della valletta per altro è archiviata da tempo sul palco dell’Ariston (ma forse c’è chi ancora non se n’è accorto), delle performer e delle attrici chiamate a portare il loro valore aggiunto e la loro unicità allo show degli show. C’è la quota “veterane” dello spettacolo, ci sono le esordienti di lusso e c’è pure un jolly inaspettato che spiazza e fa già discutere.

Per l’apertura, martedì 1° febbraio, il conduttore e direttore artistico ha scelto Ornella Muti, volto ultra-pop del cinema italiano (e non solo), che aggiunge al suo lungo curriculum di film e fiction anche la conduzione: a 66 anni, per lei arriva un nuovo debutto. Donna volitiva, di grande carattere e grande timidezza, la Muti sarà chiamata a mettersi in gioco con un ruolo per lei più istituzionale e totalmente inedito. Piace in maniera trasversale per il suo essere al tempo stesso diva e antidiva. Il mercoledì toccherà invece a Lorena Cesarini, attrice pronta a uscire dalla nicchia e a fare il grande salto: gli appassionati della serie Netflix Suburra si ricorderanno di lei nel ruolo di Isabel Mbamba (la prostituta di cui s’innamora Aureliano, il protagonista interpretato da Alessandro Borghi). Per quella parte superò cinque provini, per arrivare al Festival il percorso pare sia stato molto meno tortuoso. Laureata in Storia contemporanea, lavorava all’Archivio Centrale dello Stato (e come cameriera per arrotondare), poi l’incontro inaspettato al supermercato con una casting director della Fandango per il film Arance & martello, di Diego “Zoro” Bianchi, le ha cambiato la vita. Nata a Dakar e cresciuta a Roma, è considerata non solo una delle attrici più promettenti del cinema italiano, ma anche un’icona di stile tanto che Pierpaolo Piccioli, il direttore creativo di Valentino, ha voluto collaborare con lei per la prima linea make-up del marchio.

Nel mazzo dei talenti Amadeus ha poi pescato una carta imprevista, quella di Drusilla Foer, alter ego del bravissimo attore fiorentino Gianluca Gori, che la definisce “una vecchia soubrette“. È la prima volta che un personaggio en travesti co-conduce Sanremo. C’è chi è rimasto perplesso, chi ancora non ha imparato a chiamare le persone con il loro nome. Di equivoco o di pruriginoso non c’è proprio nulla: l’en travesti è una granitica presenza nella storia dello spettacolo, affonda nelle radici della teatro, passa anche attraverso l’opera barocca del ‘600, arriva al talento del gigantesco Paolo Poli e va oltre fino ai giorni nostri. Per alcuni Drusilla sarà un “ma chi?”, per molti la riconosceranno per averla vista allo StraFactor o chez Chiambretti a La Repubblica delle donne. Per tutti sarà un piacevolissima scoperta: surreale, ironica, sa stare in scena e canta pure molto bene. “Avverto la responsabilità di quello che rappresento ma sono poco interessata alle aspettative che si hanno su di me”, dice. Sanremo è la grande occasione che si meritava.

Arriva in quota Rai1 invece Maria Chiara Giannetta. La Rai finalmente ha capito come coltivare i suoi talenti e l’attrice lanciata da Don Matteo e consacrata dalla serie Blanca – grazie alla quale il successo le è letteralmente scoppiato tra le mani – è una delle scommesse del presente e del futuro del servizio pubblico. Ma non solo. Discreta, anticonvenzionale, ironica ma anche competitiva, come ha raccontato in una recente intervista a FqMagazine (“giocando a tennis ho scoperto di avere un rovescio importante e un dritto da migliorare. E soprattutto di essere molto competitiva e di non sapere perdere. Cosa tipica dei secchioni come me”, ha detto). Ha cominciato giovanissima in una compagnia teatrale amatoriale, immaginava di diventare una criminologa ma alla fine ha preferito studiare al Centro sperimentale di cinematografia. Ha sempre sognato in grande, persino di vincere un Oscar: “Io poi ho sempre messo l’obiettivo molto in alto perché così sei costretto a fare le scarpinate. E anche se ti fermi a metà cammino, comunque il panorama è migliore che al punto di partenza”. Chissà come sarà il panorama visto dal palco dell’Ariston. Per il gran finale la staffetta passa poi nella mani di Sabrina Ferilli, che al Festival ci torna ventisei anni dopo la chiamata di Pippo Baudo, che la volle in coppia con Valeria Mazza nel 1996, in piena epoca dicotomica bionda-mora. Ne è passata di strada. Lei nel frattempo è diventata iconica, ha costruito una solida carriera cinematografica ma ha saputo sempre “sporcarsi le mani” con la tv pop grazie soprattutto all’amica Maria De Filippi – che più volte ha detto di aver immaginato di rifare Sanremo con lei e la Littizzetto -, che l’ha voluta ad Amici e poi a Tu si que vales. C’è voluto un po’ per convincerla, ma alla fine il pressing di Amadeus e del direttore di Rai1 Stefano Coletta, cui la lega una storica amicizia, ha sortito i risultati sperati. Con lei la quota sarcasmo è assicurato. Ed è quello che ci vuole per uscire dagli schemi della “messa cantata” e puntare sull’effetto imprevedibilità. Non resta che aspettare qualche settimana per vederle in azione.

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