È molto difficile parlare pubblicamente di vaccini e soprattutto di vaccinazioni pediatriche per il Covid-19. Lo scontro sul tema è aperto, la situazione estremamente conflittuale. Mentre per gli adulti la maggior parte della popolazione è favorevole al vaccino, la percentuale crolla quando si tratta di under 12. Non aiuta la situazione che stiamo vivendo, la stanchezza che nasce dal trovarci ancora dentro la pandemia dopo due anni, e con una variante assolutamente contagiosissima. Ci tengo a ricordare che sono stata una delle giornaliste che, insieme ad altre colleghe, ha portato avanti una battaglia per la scuola aperta e contro ogni forma di Dad, anche quando non c’erano i vaccini, ritenendo la frequenza a scuola qualcosa di fondamentale e non assolutamente opzionale anche per la sopravvivenza psicologica ed emotiva dei nostri figli, oltre che per l’apprendimento.

È vero, quando eravamo ancora con la variante Delta e si sono aperti i vaccini per i bambini under 12 ho avuto dei dubbi: ho cercato allora di ascoltare quanto dicevano i virologi che più stimo, ho guardato cosa succedeva all’estero, ho cercato di farmi un’idea. Ma i dubbi sono stati fugati quando è arrivata Omicron, con un livello di contagi così alti che rischia tra l’altro di mettere di nuovo ko la scuola. Credo pertanto che oggi sia opportuno vaccinare i bambini per tre motivi fondamentali:

1. Proteggere loro stessi, anzitutto. È vero, si infettano di meno e i sintomi sono meno gravi, ma il rischio di malattia prolungata o più grave esiste. Non solo. Vaccinarli significa consentirgli una vita sociale che, con tutta evidenza, sarà vietata a chi non è vaccinato, basti pensare al divieto di salire sui mezzi pubblici. Non so dicendo che questa misura sia giusta – non lo credo, in realtà – ma volenti o nolenti è così. E l’unica strada è il vaccino. Sentirsi esclusi li danneggerebbe senz’altro a livello emotivo e sociale, di più sarebbe traumatico.

2. Proteggere la scuola, che è la cosa più importante per loro. Con un livello così alto di contagiosità, rischiamo di tornare in classe e trovarci di fronte, di nuovo, alla sequela di quarantene, con conseguenze gravi sull’apprendimento e non solo. Senza contare che se tutta la classe si vaccina, si può togliere la maledetta mascherina. E dunque, io che ho sempre difeso la scuola aperta, non posso non essere a favore di uno strumento, il vaccino appunto, che consente di tenere lontane le chiusure e l’orribile Dad.

3. Vaccinare i bambini significa proteggere tutti gli altri. C’è chi mi ha criticato dicendo che i bambini non sono “cavie” per gli altri. E tuttavia mi pare che la pandemia abbia dimostrato che nessuno è slegato dall’altro, che siamo un corpo unico. E dunque vaccinare i bambini significa anche proteggere i più fragili ma anche – lo dico senza problemi – quelli che non sono vaccinati, e soprattutto i loro figli, che non hanno potuto scegliere, e i loro genitori anziani, magari convinti dalle argomentazioni sbagliate dei figli.

Chi ha figli, tra l’altro, sa benissimo a quante vaccinazioni sono stati sottoposti. nella loro vita. Il certificato vaccinale dei miei è affollato di timbri, ci sono i vaccini obbligatori – sì, perché servono per iscriversi a scuola – e quelli non obbligatori ma importantissimi, come il morbillo. Ci sono quelli per tutti i ceppi del meningococco. Quello per il papilloma. E altri ancora. In che cosa è diverso questo vaccino? Che è stato creato rapidamente. Tuttavia, abbiamo il 90 per cento dei ragazzi tra i 12 e i 17 vaccinati senza controindicazioni. E un undicenne non è forse simile a un dodicenne? Inoltre, in America sono stati vaccinati da più tempo 5 milioni di bambini e lo stesso in Israele. E non ci sono stati effetti avversi.

Se devo dunque mettere sul piatto pro e contro, in questo momento preciso in cui la variante Omicron contagia rapidamente un numero impressionante di persone, non posso che pensare che vaccinare i bambini sia tanto necessario quanto un gesto profondamente civile. La situazione non è facile, il governo ha fatto errori, ma è pur vero che la variante non era prevedibile. Certo, quello che si può dire è che non potremo certo farci vaccini ogni tre mesi per tutta la vita. Ma se non vacciniamo tutti i paesi del mondo, ci saranno sempre nuove varianti.

Questo tuttavia è un altro discorso, rispetto al qui e ora della decisione di un genitore. Il vaccino è gratis, è per tutti, i centri vaccinali sono davvero luoghi accoglienti e festosi, con persone professionali e piene di umanità. Non c’è nulla da temere. Anzi, dopo averlo fatto, si avrà la sensazione di aver protetto i propri figli e al tempo stesso aiutato la comunità. Ripeto: mi pare una situazione dove c’è solo da guadagnarci.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Omicron, un infettivologo Usa: “Virus più contagioso della storia”. Il confronto con il morbillo

next
Articolo Successivo

Flurona, così la concomitanza di influenza e Covid. Primo caso registrato in Israele. “Allo studio un vaccino universale”

next