di Monica Valendino

C’è stato un periodo in cui molti lavoratori, pensionati, disoccupati, tutti gli ultimi della classe che non è più media hanno pensato seriamente che, dopo che il governo dei migliori ha fagocitato idee e progetti di ogni partito in nome di una presunta e indecifrabile unità nazionale, anche Maurizio Landini si fosse uniformato ai “diktat” di Mario Draghi, ovvero l’unico vero artefice per mano presidenziale di questa fase politica italiana. Specie dopo l’assalto alla Cgil e l’abbraccio tra i due, molti avevano perso le speranze che una stagione di lotte sociali fosse finita nel cassetto in nome del solito bene comune, o meglio del bene dei soliti noti.

Invece l’ex capo della Fiom ha tirato fuori gli artigli, anche se potrebbe essere tardi, perché le trattative vanno bene ma essendo i problemi sociali enormi serviva un atto dimostrativo già prima che la manovra scritta a due mani (quella destra e quella sinistra del premier) fosse stata presentata.

In tempi in cui l’informazione è dedita solo a dividere la società in giusti (i vaccinati) e criminali (i non vaccinati), sarebbe bene rimarcare che i problemi non sono solo il Covid e le sue conseguenze. Anzi, la pandemia ha enfatizzato quello che da decenni si andava disegnando: gli stipendi italiani sono fermi dal Duemila, mentre tutta la Ue ha visto aumentare le retribuzioni adeguandosi al costo della vita.

Almeno un quarto dei pensionati vive con meno di mille euro al mese o poco più, decine di migliaia di invalidi totali hanno una pensione sociale di 600 euro mentre quelli parziali ne vedono la metà; un lavoratore part time tipo non arriva lo stesso ai mille euro, il tutto mentre l’inflazione sale a livello globale e in Italia potrebbe sfiorare le quote degli anni Novanta. Questo perché alla forte domanda che si è creata si è risposto con bonus e senza intervenire sulla strutturalità del sistema in tutti i suoi livelli. Le aziende pagano caro a livello internazionale i beni primari e il costo finale ricade sul consumatore, che viene imbottito di richiami per spendere, spendere e ancora spendere, perché il dopo pandemia (che è ancora durante) deve ritrovare i consumi, mentre un saggio padre di famiglia sa bene che nel mezzo della tempesta serve incentivare il risparmio e non la spesa.

La manovra fatta da Draghi e i suoi apostoli non ha nulla che favorisca davvero i poveri. La riforma Irpef sembra quasi una presa in giro visto che tutte le analisi concordano che a guadagnarci è solo chi ha già redditi più che dignitosi. Poi c’è lo schieramento che vede i poveri quasi come un peso e, invece di allargare il Reddito di Cittadinanza (inasprendo i controlli anti furbi), vorrebbe farsi amico Carlo Bonomi e la sua potente confederazione mettendo tutti nelle sue mani, in nome delle sante imprese che hanno avuto regali e regalini in questi ultimi vent’anni, compresa l’abolizione dell’articolo 18, che ha aumentato precarietà e tolto potere contrattuale ai lavoratori.

Certamente in questi anni i sindacati hanno mostrato i loro limiti, frammentati e intenti a guardare solo il bene dei loro singoli iscritti, piuttosto che unirsi in una lotta comune. Una lotta di classe come si diceva un tempo, quando negli anni Sessanta e Settanta soprattutto si sono costruite le fondamenta di uno stato sociale che si è andato disgregando.

E ora che dalla pandemia, come ha sottolineato qualcuno, si deve uscire migliori e non peggiori, senza un forte richiamo ai ceti più bassi c’è il rischio, anzi la certezza, che ne usciremo peggio: con i ricchi sempre più ricchi e gli altri da considerarsi solo ingranaggi utili al mantenimento dei primi, con le sole illusioni di prodotti da comprare (magari con prestiti) per renderli soddisfatti. Una società quindi senza fondamenta e destinata a frantumarsi. Per questo Landini vada avanti a oltranza e senza fare più patti col diavolo, perché abbiamo visto come andrebbe a finire.

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