Trentanove misure cautelari in carcere sono state ordinate dal gip di Venezia nei confronti di un gruppo di persone che, secondo quanto ricostruito, tentava di ricostituire la mala del Brenta, l’organizzazione criminale capeggiata da Felice Maniero che negli anni Settanta ha terrorizzato il Nordest. L’operazione è stata eseguita dai carabinieri del Ros e dei comandi provinciali di Treviso, Padova, Venezia e Rovigo. Le accuse sono di associazione per delinquere (e relativo concorso esterno), detenzione e porto di armi da fuoco, spaccio di stupefacenti, estorsione, rapina, usura e altri delitti, alcuni con aggravante mafiosa.

L’indagine “Papillon“, diretta dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Venezia, ha “documentato l’esistenza di gravi e concordanti elementi relativi alla ricostituzione della disgregata organizzazione mafiosa“, un disegno sviluppatosi, a partire dal 2015, anche a seguito della progressiva liberazione dopo lunghi periodi di carcere di esponenti della frangia dei mestrini, articolazione della mala del Brenta. A quanto riporta il Corriere, tra i propositi del nuovo gruppo criminale c’era anche quello di far fuori proprio l’ex boss Felice Maniero per “punirlo” del suo pentimento: a questo scopo la banda aveva preso contatti con alcuni sicari del Bresciano. A salvare Maniero dall’esecuzione è stato il suo arresto nel 2019 – con successiva condanna a quattro anni confermata in appello – per maltrattamenti nei confronti della compagna.

“La giornata si apre bene, con l’ennesima vittoria della legalità sulla criminalità. Complimenti e grazie da tutti i veneti perbene ai Ros dei Carabinieri e alla Procura antimafia, che hanno sgominato una banda composta da vecchi pregiudicati e nuovi malavitosi che agivano per arrivare al controllo del territorio”, scrive in una nota il governatore del Veneto Luca Zaia. “Un mix devastante per la legalità ma anche per la serena convivenza sociale di un vasto territorio, che poteva avere conseguenze sempre più gravi. Averlo stroncato è una delle più importanti operazioni messe a segno dalla forze dell’ordine e dagli inquirenti negli ultimi tempi. Stamattina – conclude – una vasta parte del territorio veneto sa di poter vivere più serenamente; sa che il crimine non si arrende, ma che i tutori dell’ordine non arretrano di un centimetro”.

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