Il rapporto tra governanti e governati costituisce lo snodo fondamentale dello Stato moderno. Un suo corretto funzionamento permette una corretta registrazione delle esigenze e delle istanze sociali, avviando sui sentieri più adeguati l’azione di governo e consentendo di prevenire le problematiche che possono insorgere – comprese quelle più drammatiche e di portata globale come il cambiamento climatico, le pandemie, la povertà – e di dare una risposta adeguata assumendo l’interesse della cittadinanza come criterio fondamentale di riferimento. Occorre riconoscere come, alla base di molte virulente manifestazioni no vax e simili che si sono svolte di recente nella parte più ricca del pianeta, vi sia anche una crisi di fiducia nei confronti dello Stato, sempre più considerato, purtroppo non senza fondamento, alla stregua di un mero strumento al servizio del potere economico e finanziario.

Un’altra manifestazione di questa crisi di fiducia è rappresentata dalla decrescita dell’affluenza alle urne o dall’affermazione di personaggi di cultura antidemocratica e razzista, come Jair Bolsonaro e il cileno José Antonio Kast o come il successo di un altro esemplare del genere, il candidato all’Eliseo Éric Zemmour (per ora solo nei sondaggi).

Per combattere questi fenomeni che portano alla morte del concetto stesso di collettività e quindi alla fine della specie umana, è importante mettere a punto sistemi che consentano la partecipazione effettiva dei cittadini alle scelte di ogni genere che li riguardano. La prima di tali garanzie è il rispetto del voto espresso. Per questo motivo è interessante lo studio delle esperienze elettorali e di quelle di partecipazione popolare.

Ingiustamente vituperato da media internazionali spesso superficiali e a volte apertamente e brutalmente mentitori e manipolatori, il Venezuela costituisce da questo punto di vista un esempio importante, a cominciare dal numero estremamente alto degli appuntamenti elettorali di vario genere che si sono registrati negli ultimi vent’anni nel Paese, ben ventinove. Ne ho avuto conferma durante la mia partecipazione alla missione di osservazione internazionale delle elezioni municipali e regionali venezolane svoltesi domenica 21 novembre 2021.

Un primo elemento da sottolineare al riguardo è il ruolo preminente svolto dal Consiglio nazionale elettorale, organismo imparziale che gode, come ho potuto constatare personalmente durante la missione, della fiducia incondizionata di tutti i partiti in lizza, siano essi di governo o di opposizione. Al Consiglio si sottomettono, durante il periodo delle votazioni, anche le Forze armate, che svolgono i compiti attinenti alla tutela dell’ordine pubblico nell’ambito del Piano “Repubblica”.

Un secondo elemento è il sistema di votazione, che presenta un aspetto informatico e uno manuale e, conseguentemente, una duplice garanzia contro l’effettuazione di brogli di qualsiasi genere.

Un terzo elemento è la combinazione esistente tra svolgimento delle elezioni e dialogo tra governo e opposizione. La paziente e certosina opera di convincimento svolta dal Psuv e dal presidente Nicolás Maduro ha consentito di includere in queste elezioni ulteriori settori, fino ad oggi refrattari a partecipare, lasciando fuori solo i marginali settori oltranzisti guidati dallo screditatissimo Juan Guaidó. Testimonianza di questi ulteriori progressi del dialogo politico nazionale è rappresentata dal clima fortemente tranquillo e rilassato che regna dentro e fuori i seggi elettorali.

La partecipazione è stata pari al 41,8%, tasso simile a quello che abbiamo avuto recentemente in Italia: per essere un appuntamento elettorale di portata analoga, è in netto miglioramento rispetto ai più recenti appuntamenti elettorali venezolani. Ovunque, salvo che negli Stati di Zulia, Nueva Esparta e Cojedes, ha prevalso il Psuv, partito di Hugo Chávez e Maduro. Nel Zulia, importante Stato petrolifero, si è affermato il candidato della Mesa de Unidad democratica, Manuel Rosales, che si delinea come il probabile antagonista di Maduro alle prossime presidenziali.

In conclusione, un vero e proprio miracolo di democrazia, tenendo conto della spaccatura sociale e politica, della pandemia e delle insensate sanzioni applicate da Stati Uniti e Unione Europea. Quanto a queste ultime, è definitivamente il caso di abolirle e l’Unione europea, che ha partecipato con una delegazione di osservatori propri constatando la correttezza delle procedure elettorali, deve decidersi a superare le resistenze della destra oltranzista, uno dei cui leader in Spagna è il padre di quello di uno dei partiti marginali che hanno chiamato all’astensione in Venezuela. Ma anche gli Stati Uniti devono decidersi in tal senso e devono al più presto liberare il diplomatico venezolano Alex Saab, che hanno catturato a Capo Verde e tengono prigioniero con motivazioni per me prive di ogni fondamento.

Per noi italiani questa ennesima vittoria del chavismo rappresenta la prova del fatto che una sinistra di popolo può vincere. Purché esista.

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