Netflix non si ferma più. Sembrava una questione di fioretto, ma ora si passa alle cannonate. In una lunga chiacchierata fatta con ScreenDaily, Scott Stuber, il responsabile della produzione mondiale di film di Netflix, ha spiegato che oramai il marchio più famoso al mondo di film e serie in streaming sta producendo e produrrà sia blockbuster che titoli d’autore facendo concorrenza a tutto tondo alla distribuzione dei film in sala. Stuber ricorda che l’azienda ha già avvicinato, prodotto e coprodotti grandi e giovani autori come Martin Scorsese, Alfonso Cuaron, Jane Campion, Paolo Sorrentino, Noah Baumbach; come del resto una robusta quantità di blockbuster, non ultimo quel Red Notice con Gal Gadot, Dwayne Johnson e Ryan Reynolds che non è stato come dire, amatissimo dagli utenti ma visionato come pochi.

Insomma a livello produttivo Netflix si è allargata e si allargherà fin dove le risorse finanziarie permetteranno. E le risorse finanziarie di Netflix sembra permettano davvero sfracelli. A fronte di una settantina di film prodotti nel 2021, Stuber segnala che la cifra sarà in media da quelle parti, anche se nel 2022 sono previsti circa 55 titoli originali a produzione Netflix. “L’idea è quella di realizzare i migliori film per il proprio pubblico per essere percepito come una produzione che offre il meglio in qualunque cosa produci, come fosse un qualsiasi studio cinematografico”, ha spiegato Stuber. E per far capire che i film targati Netflix saranno in futuro sempre più concorrenziali per ogni target commerciale di riferimento ecco l’esempio semplificatore, molto cultura americana spicciola, ma anche dannatamente pragmatico: “Ogni sceneggiatura che produciamo è diversa. Scherziamo sempre nel nostro processo di budgeting, perché qualcuno può scrivere una riga dove è scritto: “L’esercito arriva dalla collina” e questa può essere una riga anche da 2 milioni di dollari di budget. Devi solo capire e individuare quanto è ampio il pubblico a cui si vuole riferire il film. A volte quando leggi una sceneggiatura e ci sono otto scene d’azione magari te ne servono solo cinque”.

Nella lunga intervista Stuber racconta che a breve inizierà anche una produzione in collaborazione con Steven Spielberg, che è molto lieto di avere nel carnet È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino (che con la distribuzione risicata prima nelle sale e poi a metà dicembre su Netflix sta facendo andare in bestia gli esercenti italiani ndr) e che né per il brand 007 – acquisito da Amazon tramite l’archivio MGM – che per i progetti futuri di Christopher Nolan, da Netflix non si sono sbattuti granché. “Chris voleva continuare con ciò che aveva stabilito prima [lunghe finestre cinematografiche esclusive]. In questo momento non è nel nostro modello di business, quindi penso che fosse il posizionamento giusto. Speriamo che lungo la strada saremo in grado di fare qualcosa insieme”. Anche le candidature agli Oscar e la partecipazione ai festival tradizionali come Venezia, non Cannes che ancora pone il veto al servizio di streaming, fa andare giù di testa Stuber, pronto a sperticarsi in elogi per l’ultima edizione di Venezia dove ha partecipato in Concorso un film come The lost daughter di Maggie Gyllenhall tratto dal romanzo di Elena Ferrante. Infine, da poco tempo a questa parte, Netflix ogni martedì pubblica le classifiche dei propri prodotti con un nuovo metodo di calcolo che non si basa più sul numero di abbonati che hanno visto almeno due minuti ma sulle ore viste per titolo. Red Notice svetta infatti con una cifra che oscilla tra i 148milioni di ore della prima settimana di programmazione e i 129 milioni della seconda. Disponibili in Excel anche le classifiche dei singoli paesi. In Italia nell’ultima settimana di rilievo è il sesto posto, prima serie a produzione italiana, intitolata Yara, sull’omicidio di Yara Gambirasio, diretto da Marco Tullio Giordana e prodotto dalla Taodue di Valsecchi, storico produttore di Checco Zalone.

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