Ci mancano dieci aule e occupiamo la scuola finché il problema non avrà una soluzione definitiva”. A parlare è Samuele Badalassi, rappresentante della popolazione studentesca del liceo “Dini” di Pisa dove gli alunni non possono più usare i laboratori di informatica e arte oltre all’aula magna, perché sono stati trasformati in sezioni.

In città, il “Dini” non è l’unica realtà che sta soffrendo per la carenza di spazi: al liceo “Buonarotti” sono in carenza di diciassette aule e al “Carducci” di nove. E anche in queste due realtà gli allievi hanno dovuto sacrificare i laboratori e gli spazi comuni.

Una situazione che si trascina da mesi senza alcuna soluzione in vista. Per questo da lunedì sera Badalassi e un gruppo di compagni si sono organizzati e sono entrati nella loro scuola per occuparla. L’occupazione, si legge nel comunicato stampa diffuso dai ragazzi, riguarda anche un’altra battaglia: “È stata negata l’attivazione della carriera Alias ad un ragazzo transessuale (la carriera alias è un progetto che prevede un profilo burocratico alternativo e temporaneo, a sostegno delle studentesse e degli studenti transgender, che permette di sostituire il nome anagrafico con quello adottato) che non si sentiva totalmente accettato e rispettato dai docenti – dicono gli studenti – Quando è stato chiesto il motivo di questa decisione la preside ha risposto che la scuola non è pronta e che il progetto potrebbe ‘turbare la sensibilità di un gruppo di docenti'”. Un fatto grave per i liceali che specificano: “Dopo alcune riflessioni, però, la dirigente si è dichiarata favorevole al provvedimento, promettendo di proporre tale iniziativa nel prossimo CDI – spiegano – Non siamo sicuri se la carriera Alias verrà avviata o meno e anche in caso positivo sicuramente la vicenda andrà molto per le lunghe, assecondando una forte ingiustizia ed evitando di mettere subito fine a questo disagio”.

La protesta martedì mattina ha trovato il sostegno della maggioranza dei ragazzi che hanno smesso di fare lezione in attesa di una risposta concreta da parte delle istituzioni. Con loro anche mamme, papà e insegnanti che non si sono uniti all’occupazione ma che da mesi alzano la voce per tirare la giacca a chi deve fare qualcosa per la mancanza di aule. Pierpaolo Corradini è uno di loro: “Siamo un centinaio tra genitori, docenti e ragazzi. Abbiamo costruito un osservatorio con l’obiettivo di suggerire delle risposte alle istituzioni. Lo scorso anno era stata messa una pezza alla situazione mandando gli studenti nelle aule universitarie dove non c’era nessuno a causa del Covid. Quest’anno i corsi negli atenei sono ricominciati”.

I membri dell’osservatorio nel mese di luglio hanno chiesto chiarimenti alla Provincia senza ottenere alcuna risposta. Il 10 settembre l’istituzione presieduta da Massimiliano Angori ha pubblicato un avviso esplorativo a cui hanno risposto due imprenditori proponendo dei capannoni in un’area industriale da ristrutturare. Una soluzione subito rispedita al mittente dai Consigli d’istituto dei tre licei.

Corradini e gli altri però non si sono arresi. Hanno organizzato manifestazioni in piazza, appeso lenzuola alle loro abitazioni e scritto al Prefetto. Ma anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il Capo dello Stato – spiega il papà – ci ha risposto che avrebbe interessato il ministero dell’Istruzione ma non è accaduto nulla. Noi vogliamo mettere al tavolo dirigenti, ufficio scolastico, prefettura, Comune, Università perché esistono degli spazi che potrebbero essere utilizzati ma serve la collaborazione di tutti”.

In più manifestazioni i rappresentanti dell’Osservatorio hanno presentato attraverso dei manifesti questi luoghi che potrebbero tornare utili: palazzo “Mastiani”; l’ex palazzo Aoup; i vecchi macelli, l’ex Inpdap, le officine “Garibaldi” o l’ex biblioteca comunale.

In queste ore a gridare a gran voce che serve una soluzione sono gli studenti del “Dini”: “Nonostante le numerose richieste della scuola – hanno scritto i ragazzi in un comunicato – la Provincia si è completamente disinteressata tant’è che a settembre non sapevamo come saremmo rientrati”. L’idea, appunto, è stata quella di usare i laboratori e l’aula magna con una modifica dell’orario ordinario. E il rappresentante del “Dini” spiega che in una scuola adiacente, il “Galilei Pacinotti”, ci sarebbero degli spazi ma che, alla richiesta fatta alla preside, nessuno ha mai risposto. “Siamo passati all’occupazione – dice Samuele – per lottare finché non otterremo quello che vogliamo. Non ci siamo fermati nemmeno di fronte agli avvertimenti della dirigenza e non intendiamo scendere a compromessi con nessuno”.

In queste ultime ore la tensione al “Dini” è cresciuta e l’edificio è stato presidiato dalla Polizia: “Ci hanno detto – spiega il giovane – che sono pronti a sgomberarci ma non temiamo nulla. Ci hanno tolto le chiavi di molte aule e anche quelle dei bagni per renderci più difficile la vita ma non ci spaventa nulla”.

A muoversi è stata anche la dirigente Adriana Piccigallo che ha preso carta e penna e ieri ha scritto ai genitori: “Ho ovviamente avvisato le forze dell’ordine e sporto denuncia, com’è mio dovere. Questa azione mina, purtroppo, in modo irreparabile il rapporto di fiducia che avevo cercato di instaurare con gli studenti”.

La numero uno del “Dini” nella missiva avverte che “tra un mese esatto inizieranno gli scrutini del primo trimestre e in pratica si impedisce ai docenti di effettuare le loro valutazioni agli studenti che ne hanno bisogno di recuperare. Chiedo ai genitori degli occupanti che fermino questa azione illegale”.

Martedì mattina, intanto, si è presentato a scuola anche Angori per dialogare con gli studenti. Ma finora non sono arrivate proposte concrete. Al “Dini” mancano dieci aule ma sette sono vuote perché troppo piccole; al “Buonaorotti” c’è una biblioteca dismessa dal 2015 che potrebbe ospitare cinque aule; al “Carducci” c’è una ex scuola dell’infanzia ripetutamente richiesta ma usata dal Comune per altri scopi.

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