Il Cnr, maggiore centro di ricerca pubblico d’Italia oggi presieduto dall’ex ministra Maria Chiara Carrozza, è di nuovo occupato dai ricercatori precari. Flc Cgil, Fir Cisl e Uil Scuola Rua spiegano che il direttore generale “ha comunicato alle organizzazioni sindacali che 400 precari non saranno stabilizzati” nonostante ci siano le risorse per assumerli a tempo indeterminato. “Oggi 18 novembre 2021, per il 98° compleanno del CNR”, spiega la nota, il dg Giuseppe Colpani “ha dopo appena mezz’ora chiuso il tavolo di confronto dichiarando che l’Ente utilizzerà solo poco più di 3 milioni (a fronte di una disponibilità di circa 33 milioni) per il processo di stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori precari che attendono ormai da anni e che hanno superato almeno due procedure concorsuali”.

Secondo le sigle “il più grande ente di ricerca pubblico del Paese, negando l’utilizzo per l’assunzione di detto personale dei 22,8 milioni di euro messi a disposizione dal Decreto Rilancio dell’agosto 2020 (che il Consiglio di Amministrazione dell’Ente nella sua riunione odierna riallocherà alle spese per il personale), di fatto lascia senza lavoro quasi 400 lavoratrici e lavoratori che da anni e anni, senza alcuna tutela, contribuiscono al prestigio dell’Ente”. Di qui l’annuncio di un presidio permanente contro una decisione “immorale, assurda, incomprensibile e inaccettabile“. La mobilitazione continuerà “fino a quando l’Ente non procederà all’assunzione di tutti gli aventi diritto”.

Il senatore Francesco Verducci, vicepresidente della commissione cultura del Senato, spiega che l’amministrazione del Cnr “oggi propone di assumere per quest’anno non più di 60 dei 350 tra ricercatori e tecnologi che hanno maturato i requisiti per l’assunzione” e “rimandare al 2022 qualsiasi decisione, sconfessando così le numerose deliberazioni che Governo e Parlamento hanno espresso. La stessa Presidente Carrozza, nel corso di recenti audizioni in Senato, ha affermato la volontà di portare a completamento le procedure di stabilizzazione prima di introdurre i nuovi criteri di reclutamento oggi in discussione”. Proprio oggi la ministra dell’Università e Ricerca, Maria Cristina Messa, ha chiesto all’ente “di fare un piano di rilancio, e di avere un monitoraggio esterno di questo piano. Perché non ci può essere un piano di rilancio senza confrontarsi con il mondo, altrimenti diventa un esercizio autoreferenziale di cui proprio non abbiamo bisogno”.

foto da facebook

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