Lo chiamano “scivolone”, come se avesse sbagliato un congiuntivo. Quanto abbiamo sentito nell’ultima puntata del Grande Fratello Vip, invece, non è stata una leggerezza: “Noi siamo contrari all’aborto in ogni sua forma, anche quello dei cani non ci piace. Ma anche quello naturale non ci piace, non è una benedizione del cielo un aborto naturale, anche se è quello di un cane”.

Innanzitutto, a chi verrebbe in mente di accostare un tema enorme come quello dell’aborto ai racconti divertiti su una cagnolina incinta? E quando dico “enorme”, bastano veramente due secondi per capire il peso sociale che porta con sé: dalle battaglie storiche delle femministe italiane che condussero alla legge 194/78, passando per la lotta all’obiezione di coscienza, fino alle denunce della corsa a ostacoli che è l’ivg oggi in alcune regioni.

Cosa vuol dire “essere contrari”? Non esiste un mondo in cui l’aborto non c’è o non c’è stato. O si rinchiude ogni persona incinta fino al termine della gravidanza, oppure l’unico modo che abbiamo di controllarlo è garantirvi un accesso sicuro. “Siamo contro l’aborto”, perciò, significa che siamo a favore delle pratiche clandestine e pericolose, dei cocktail di medicinali cui si ricorre persə nel web. Pro-morte, perché è della vita delle donne che non vi interessa niente.

Signorini si difende cinguettando sulla libertà di pensiero, sembra un copione già scritto.

Ma il contesto non è né quello di una manifestazione di piazza, né quello di un salotto politico, in cui ognunə sta dicendo la sua. A quelli siamo abituatə e di uscite infelici sul diritto all’interruzione volontaria di gravidanza ne sentiamo a bizzeffe. Qui Signorini ha uno spazio da conduttore tutto suo, senza contraddittorio e, ignorando il grado di complessità richiesto, tira fuori un plurale concesso solo da un abuso del suo ruolo: “noi siamo contro l’aborto”. Giustamente, la bufera social parte proprio da qui: noi chi? A nome di chi sta sproloquiando? Se il contrattacco mediatico è stato così forte e immediato, un primo merito va a chi stava seguendo il programma in diretta e ha notato l’assurdità, alla faccia di chi categorizza il pubblico dei reality come un branco di lobotomizzatə.

Quindi Signorini non può certo farsi portavoce dell’opinione del suo pubblico e, a giudicare dal comunicato rilasciato da Endemol, nemmeno di quella della società produttrice del GF Vip, che ha preso le distanze da quanto affermato. Chi invece le distanze le accorcia è Giorgia Meloni, che corre a dispensare la sua solidarietà… Che comodità dev’essere per le destre avere uno dei pochi volti gay dichiarati della tv italiana dalla propria parte! Fa comodo perché si possono dire cose bigotte e poi aggiungere “ma ho tanti amici gay!” per fare lə progressistə dell’ultima ora.

D’altra parte, non è la prima volta che Signorini va a braccetto con chi ostacola i diritti delle donne e della comunità lgbtiq+: è passato meno di un anno da quando, sempre al GF, in una sola puntata affermò più e più volte che l’omosessualità è una scelta. Resta, dunque, l’elefante nella stanza: dopo anni di bodyshaming, molestie tra partecipanti nella casa, razzismo e abilismo: cosa sta facendo Mediaset – nel concreto – per fare in modo che al pubblico non arrivino questi messaggi? Rispondo io, visto che ci piace la libertà di opinione senza contraddittorio: nulla. Fa audience sui nostri corpi.

Attenzione, però, al modo in cui scegliamo di partecipare alla polemica; molte persone in queste ore stanno scrivendo in vari modi che non si può parlare di aborto in tv, perché è un tema doloroso e una scelta difficilissima che non va banalizzata. Anche questo è generalizzare, corrisponde al coprire l’aborto di vergogna e peso morale. Ma non è così, non per tuttə.

Come emerge dal prezioso lavoro di reti di supporto come “Ivg, ho abortito e sto benissimo” l’accesso all’aborto è spesso una scelta immediata, una liberazione, un sollievo. Ciò che a volte lo rende un calvario sono le difficoltà pratiche sui territori, lo scontro con obiettorə, la sufficienza con cui dagli ospedali si viene mandatə a casa senza aiuto. Diciamo che l’aborto è un tema complesso, ampio, sfaccettato, ma non usiamo la parola “doloroso” se non ne stiamo parlando in prima persona.

Signorini è contrario all’aborto? E allora non abortisca, di grazia. Invece noi – noi chi? – continuiamo a decidere come vogliamo, perché l’aborto è tante cose per chi lo vive, ma prima di tutto è un diritto!

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