Dà un colpo al cerchio e uno alla botte la Commissione europea che ha pubblicato la proposta di regolamento con cui, per la prima volta, si chiede alle aziende che immettono specifici prodotti e materie prime sul mercato comunitario di tracciarne l’origine e dimostrare che non sono collegati alla distruzione o al degrado delle foreste. Perché se oggi ricorda come la deforestazione sia causata dall’espansione agricola legata alle materie prime “soia, carne di manzo, olio di palma, legno, cacao e caffè e prodotti derivati come cuoio, cioccolato e mobili”, la stessa Commissione non ha fatto abbastanza per cambiare le sorti della Pac (Politica agricola comune) che a giorni verrà approvata in via definitiva e che non contrasta affatto il proliferare degli allevamenti intensivi che un ruolo importante hanno avuto e continuano ad avere nella deforestazione. Un’azione in linea, tra l’altro, con la spesa, tra il 2016 e il 2019, del 32% dell’intero budget del programma di promozione dei prodotti agricoli europei per spingere carne e latticini: 252 milioni di euro in 5 anni, su un totale di 776,7 milioni di euro, a fronte del 19% per promuovere frutta e verdura, stando al rapporto Marketing Meat di Greenpeace. E di fatto “la lista di prodotti e materie prime stilata dalla Commissione non include carne di maiale, carne di pollo, gomma e mais, la cui produzione è legata alla distruzione di foreste ed ecosistemi”, commenta Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE UE – Le nuove regole proposte dalla Commissione Ue garantirebbero “che i prodotti che i cittadini dell’Ue acquistano, usano e consumano sul mercato dell’Ue non contribuiscano alla crescita globale della deforestazione e al degrado forestale”, spiega la Commissione sottolineando che “dal 1990 al 2020 il mondo ha perso 420 milioni di ettari di foresta, un’area più ampia dell’Unione europea”. Attraverso il consumo di prodotti che provengono da terreni bonificati e devastati e grazie al finanziamento di aziende che ne traggono profitto, l’Europa contribuisce alla distruzione delle foreste (ma anche di altri ecosistemi, all’interno e all’esterno dei suoi confini). Secondo Greenpeace, l’Ue è responsabile del 17% della deforestazione tropicale legata a materie prime scambiate a livello internazionale. Il Regolamento stabilisce norme obbligatorie di due diligence per le imprese che intendono collocare le materie prime sul mercato dell’Ue, con l’obiettivo di garantire che solo prodotti legali e dietro i quali non vi siano interventi di deforestazione siano ammessi sul mercato dell’Ue. “La Commissione – si spiega in una nota – utilizzerà un sistema di benchmarking per valutare i Paesi e il loro livello di rischio di deforestazione e degrado forestale”, determinato proprio dalle materie prime nell’ambito di applicazione del regolamento e “intensificherà il dialogo con altri grandi Paesi consumatori”.

I DIRITTI UMANI E LE ALTRE LACUNE – Ma le lacune sono anche altre: “Nella lotta alla deforestazione è fondamentale tenere conto non solo della conservazione della natura, ma anche del rispetto dei diritti umani, in particolare dei diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali” sottolinea l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce di Europa Verde, secondo cui la proposta prevede troppe scappatoie. “Per preservare la biodiversità del nostro pianeta – aggiunge – non basta puntare solo sulle foreste, ma vanno tutelati anche altri ecosistemi, come savane, zone umide e torbiere e in questo senso la proposta della Commissione non si è dimostrata all’altezza”. I negoziati al Parlamento europeo e tra i ministri nazionali dovrebbero iniziare nella prima metà del 2022.

LE CONTRADDIZIONI DELLA COMMISSIONE UE – Proprio in questi giorni la Commissione Ue ha incassato il favore positivo dei ministri dell’Agricoltura europei sulla nuova strategia per le foreste per il 2030, pubblicata il 14 luglio scorso. Sulla carta, in linea con l’adozione del Green Deal europeo (gennaio 2020) e della Biodiversity Strategy e Farm to Fork Strategy (maggio 2020). Eppure, la Commissione Ue guidata da Ursula Von der Leyen, proprio alla luce del cambio di agenda su questi temi, non ha ritenuto necessario a suo tempo presentare una proposta nuova sulla Pac, rispetto a quella presentata a giugno 2018 e già aspramente criticata (e bocciata dalla Corte dei Conti). Così il negoziato è andato avanti e ha visto bloccare i tentativi di tagliare i finanziamenti agli allevamenti intensivi e di limitare densità e numero di animali ammassati nelle aziende (che pure ricevono queste risorse).

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