Ora che è passato qualche giorno dalla notizia della morte di Giampiero Galeazzi e si sono esauriti i coccodrilli e le varie testimonianze alla “io lo conoscevo bene”, cerchiamo di aggiunger a quanto è stato detto e scritto con indubbia sincera partecipazione anche qualcosa di diverso e di vero.

Per esempio, il fatto che Galeazzi, nel mondo dell’informazione televisiva, è stato oggetto, oltre che di affetto e ammirazione, anche di amabili prese in giro. Come dimostra quel pezzo di Mai dire gol, che ancora circola in rete, in cui la Gialappa’s fa continuamente rivedere come ogni domenica alla conduzione di Novantesimo minuto Galeazzi si ingarbugli nell’enunciare la lunga sequenza di miliardi, milioni e migliaia di lire che costituisce il favoloso montepremi del Totocalcio.

D’altronde, lo stesso soprannome di “bisteccone” oltre a far riferimento alla sua corporatura imponente di sportivo alludeva alla sua grande passione per il cibo, mai nascosta anzi pubblicamente esibita, come in quella celebre occasione in cui arrivato al Roland Garros digiuno inserì continuamente nella telecronaca dell’incontro di tennis le sue rimostranze per il caro prezzo e la scarsa consistenza dei panini in vendita nel prestigioso circolo tennistico parigino.

Ecco, questo era Galeazzi, autentico ed eccessivo, sempre romano anche a Parigi o Seul. La sua televisione non aveva nulla a che fare con le raffinatezze linguistiche e la creatività visiva di Beppe Viola o con l’originalità tematica e la profondità di analisi di Gianni Minà. Era una tv diretta, spontanea, improvvisata. Per cui se davvero dobbiamo definire il campo in cui è stato un maestro non lo cercherei certamente nelle conduzioni e forse neppure nelle telecronache cosiddette emotive del canottaggio olimpico di Seul o Sidney in questi giorni tanto celebrate.

Il meglio, una vera maestria, Galeazzi lo ha espresso a bordo campo o negli spogliatoi in occasione delle grandi partite di calcio, quando la sua prestanza fisica, la sua sfrontatezza gli consentivano di superare ogni ostacolo concreto o psicologico e di avvicinare telecamera e microfono alle situazioni vive costruendo dei reality assai prima che il genere nascesse.

Soprattutto oggi che i calciatori e gli allenatori, anche al termine di una gara combattutissima, di fronte alla telecamera sembra che partecipino a un consiglio di amministrazione, quelle immagini ingenue e ruspanti sono davvero motivo di rimpianto e modello di buona tv.

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