La crisi migratoria che si sta consumando sui freddissimi confini tra Bielorussia e Polonia ha un nuovo capitolo. La Turkish Airlines non accetta cittadini siriani, iracheni o afgani sui suoi voli diretti dalla Turchia alla capitale bielorussa Minsk fatta eccezione per chi viaggia con passaporto diplomatico. La conferma all’Ansa arriva da fonti della compagnia di bandiera turca. La decisione è entrata in vigore ieri sera e al momento non è prevista una data per la ripresa del servizio. Anche la compagnia aerea bielorussa Belavia ha fatto sapere che interromperà i collegamenti dalla Turchia a Minsk per cittadini provenienti da Siria e Iraq, ma anche Yemen, affermando in un comunicato che la decisione è stata presa su richiesta delle autorità di Ankara.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva definito “menzogne” le dichiarazioni del premier Mateusz Morawicki secondo cui Ankara si muoverebbe in accordo con Mosca e Minsk per facilitare il traffico di migranti verso la Bielorussia contribuendo a rendere complicata la situazione nella zona di confine con la Polonia.
“Dire che la crisi dei rifugiati ha origine dalla Turchia è vergognoso”, ha affermato ieri Erdogan ricordando che Ankara dà ospitalità da molti anni a quasi 5 milioni di rifugiati in larga parte provenienti da Siria e Afghanistan.

L’agenzia stampa bielorussa BelTa intanto ha confermato che “per decisione delle autorità turche, dal 12 novembre i cittadini iracheni, siriani e yemeniti non potranno imbarcarsi sui voli dalla Turchia alla Bielorussia”, si legge in un comunicato della compagnia Belavia, in cui si precisa che i biglietti verranno rimborsati. La notizia giunge mentre è in corso una grave crisi politica e umanitaria al confine fra Polonia e Bielorussia, dove sono bloccati migliaia di migranti arrivati in aereo a Minsk con la speranza di entrare nell’Ue.

L’Ue accusa il regime bielorusso di alimentare la crisi, fra l’altro con Belavia che organizza appositamente voli per portare i migranti al confine. L’ambasciata irachena a Mosca, che cura anche i rapporti con Minsk, si è offerta intanto di affittare un aereo per riportare in patria i concittadini rimasti bloccati in Bielorussia. Il ritorno sarà volontario e gratuito, con l’erogazione di passaporti provvisori per chi ne è sprovvisto. Un portavoce del ministero degli Esteri, Ahmed al Sahaf, ha riferito che 600 iracheni hanno chiesto un permesso di residenza in Polonia e che il governo di Baghdad seguirà la questione da vicino per tutelarne i diritti.

Intanto la Commissione europea “sta lavorando fianco a fianco” con le compagnie aree e le associazioni di trasporto aereo come la Iata. Tutte le compagnie contattate “hanno condannato lo sfruttamento dei migranti e hanno assicurato il loro impegno. La Iraqi Airways ha annunciato che non volerà a Minsk” ha annunciato Dana Spinant, portavoce della commissione Ue, nel briefing quotidiano. “Stiamo valutando sanzioni per le compagnie che non cooperano, incluso l’inserimento nelle black list”. “Ribadiamo la nostra posizione in modo chiaro, non ci lasceremo intimidire da nessun ricatto o minaccia, il gas è una merce e non può essere usato come un mezzo per ricattare” ha detto la portavoce rispondendo ad un giornalista che chiedeva un commento dopo le minacce paventate dal leader bielorusso Aleksandr Lukashenko di bloccare il transito del gas russo verso l’Europa alle prese con il caro energia.

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