Dopo il voto a scrutinio segreto sulla tagliola in Senato che ha affossato il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia, travolto da franchi tiratori e assenze eccellenti – compresa quella di Matteo Renzi, volato in Arabia Saudita dal principe Bin Salman – dal Partito democratico non sono mancati gli attacchi nei confronti di Italia Viva e il suo leader. “Assente in Aula? Non voglio dire nulla, ma noi c’eravamo tutti. Il testo è stato affossato dalla destra che ha proposto la tagliola, con la complicità di chi diceva una cosa e poi nel segreto dell’urna ne ha fatta un’altra. Italia Viva? Sto vedendo una batteria di agenzie, come se volessero giustificarsi di qualcosa…”, ha provocato Simona Malpezzi, capogruppo dem in Senato.
Al contrario, dal fronte renziano è stato il capogruppo Davide Faraone a difendersi: “Renzi? Voi siete ossessionati, lui è un perseguitato“, ha tagliato corto il capogruppo renziano a Palazzo Madama, attaccando a sua volta i dem: “Avevamo avvertito che i numeri erano risicati, non ci hanno ascoltato”, ha aggiunto, negando responsabilità.
Ma se dal Pd attaccano Iv, è l’ex capogruppo dem Andrea Marcucci, vicino allo stesso Renzi, ad attaccare il suo partito per l’atteggiamento in Aula: “La gestione è stata sbagliata, da Letta c’è stata un’apertura opportuna, ma tardiva. E di fronte alle difficoltà a Palazzo Madama non bisognava arrivare oggi al voto. Il Pd ha perso autorevolezza, non possiamo permettercelo in un momento così delicato del Paese”, ha attaccato. Con un avvertimento in vista della futura elezione per il prossimo capo dello Stato: “Non sono vicende collegate, ma certo è un campanello d’allarme”

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Franchi tiratori, scrutini segreti e l’asse Renzi-Salvini: il voto che ha affossato il ddl Zan è la prova generale per l’elezione al Colle

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